Pearson

Imparare sempre

vocabolario_DSA

/

DSA: alcune parole chiave importanti

5 novembre 2012

Un piccolo glossario di alcuni termini importanti in materia di DSA.

ANSIA

Spesso presente nello studente dislessico, in quanto generata dalla frustrazione di sentirsi intelligente, ma incapace di svolgere semplici attività come leggere o prendere appunti. L’incomprensione da parte della famiglia o della scuola di tali difficoltà può far nascere dei conflitti con conseguente aggressività o stati di depressione.

AUTOMATISMI

Sono i processi automatici, come la lettura e la scrittura, compromessi nello studente dislessico. Dato che i meccanismi cognitivi volontari sono preservati, il soggetto dislessico – se sta attento – riesce meglio nelle attività assegnate, facendo meno errori. Ma tale controllo consapevole e volontario su un’attività che dovrebbe essere automatica richiede un notevole dispendio di energia mentale, che viene in questo modo distolta dai processi cognitivi superiori. Si determina quindi una incostanza nelle acquisizioni, fonte di conflittualità con l’adulto, che non comprende come aspetti apparentemente già acquisiti vengano in qualche modo rimessi in gioco. Questo elemento complica i rapporti figlio-genitore e studente-insegnante, dato che non si può mai considerare definitivo un miglioramento in un ambito nel quale si è lavorato specificatamente.

AUTOSTIMA

A causa dei ripetuti fallimenti scolastici, il dislessico matura la considerazione di essere inadeguato e di sentirsi colpevole, con conseguente ansia da prestazione, atteggiamenti rinunciatari e perdita di fiducia in se stesso.

CLASSE

Spesso gli insegnanti utilizzano i compagni di scuola del dislessico come “alibi” per giustificare i propri approcci sbagliati al problema che vivono quotidianamente in classe. “È lo studente che non vuole che si dica che è dislessico!” oppure “Come faccio a permettere l’utilizzo del computer solo a lui?” E ancora: “Perché dovrei proporre una verifica diversa dal resto della classe?”

In realtà ciascun docente dovrebbe chiarire alla classe il diverso modo di apprendere del dislessico. Si potrebbero utilizzare i compagni come risorsa, favorendo l’aiuto reciproco e il consolidamento dei rapporti interpersonali.

COMPITI A CASA

È corretto assegnarli in giusta quantità e necessario effettuare una correzione degli stessi con una certa tempestività, per monitorare l’andamento dell’apprendimento. L’insegnante dovrebbe sempre tenere in giusta considerazione l’estrema fatica che compie il dislessico per tenere il passo rispetto all’esecuzione di tutto quanto gli viene assegnato ogni giorno.

Va sottolineato che è consigliabile affiancare allo studente un docente di supporto pomeridiano, che possa lavorare in sinergia con il Consiglio di Classe su obiettivi di apprendimento chiaramente esplicitati.

DIAGNOSI

Viene stilata, non prima della fine del secondo anno di scuola primaria, da specialisti sanitari esperti (neuropsichiatri, psicologi) mediante specifici test che seguono due criteri:
1. di esclusione
2. di discrepanza.

Il criterio di esclusione prevede che vengano esclusi deficit sensoriali (vista o udito), ritardo cognitivo, (il Quoziente Intellettivo deve attestarsi nella norma), disturbi affettivi primari (apparsi prima della scolarizzazione) e che il bambino abbia frequentato regolarmente la scuola.

Il criterio di discrepanza significa che le potenzialità del bambino non corrispondono ai risultati che lo stesso ottiene a scuola.

DIARIO

Le pagine del diario sono spesso intonse, perché il dislessico crede di tenere a memoria i compiti per i giorni successivi. Di fatto se ne dimentica e di conseguenza necessita dell’aiuto telefonico di un altro studente. Si può ovviare chiedendo al compagno di banco di scrivere per lui, oppure di controllare che l’abbia fatto.

DISTRAIBILITÀ

Il dislessico è facile alle distrazioni (talvolta dimentica a casa libri o quaderni, fatica a riconsegnare le verifiche o i tagliandi delle comunicazioni scolastiche) e non riesce ad avere una buona continuità nell’attenzione. Come ha affermato R.D. Lavoie nella videocassetta AID. di presentazione dei DSA., il dislessico non si concentra su nulla ma tutto attira la sua attenzione.

FLESSIBILITÀ

Per aiutare davvero uno studente con Disturbi Specifici di Apprendimento e favorire i suoi progressi, pur lenti e limitati, è necessario modificare la propria ottica ed occorre flessibilità. Per questi studenti infatti non vale il concetto di apprendimento scolastico basato sulla concezione lineare di acquisizione delle abilità: l’obiettivo non può sempre essere quello di eliminare gli esiti del deficit, ma quello di cercare di arrivare alla miglior prestazione possibile.

LAVAGNA INTERATTIVA MULTIMEDIALE (LIM)

Utilissimo strumento che garantisce l’approccio visivo e comunicativo, rende la lezione quotidiana non una maratona a ostacoli ma un momento formativo di cui gli studenti siano resi più consapevoli.

LOGOPEDISTA

È l’operatore sanitario esperto nella fisiopatologia della comunicazione e svolge la propria attività nella prevenzione e nel trattamento riabilitativo delle patologie del linguaggio e della comunicazione in età evolutiva, adulta e geriatrica.

MAPPE MENTALI

Possono rappresentare un ottimo ausilio per i dislessici, perché consentono di afferrare i concetti e di scriverli senza riferimenti alla grammatica o all’ortografia, combinando logica, figure, colore e parole. Come ha scritto Rossella Grenci (Le aquile sono nate per volare. Il genio creativo nei bambini dislessici, ed. La Meridiana, Molfetta), il valore didattico di tale strumento sta nell’essere uno strumento di rappresentazione del pensiero utilizzabile dalla primaria all’università. Ma si tratta di uno strumento personale, che ciascuno creerà a suo modo.

MEMORIA

Nello studente dislessico la memoria a breve termine è compromessa. La scuola richiede spesso un uso intensivo e faticoso della memoria ma, per fortuna, tale richiesta è di gran lunga superiore a quella che servirà nell’occupazione futura dei ragazzi. I dislessici pensano principalmente per immagini. La memoria viene massimizzata se si applica una metodologia multisensoriale di apprendimento che coinvolga udito, vista, tatto e movimento (R. Grenci, 2007).

MISURE DISPENSATIVE

Indicano tutto ciò che i singoli docenti, dopo un’attenta interpretazione della diagnosi, non pretenderanno dallo studente. Qualche esempio: la limitazione o l’eliminazione della lettura ad alta voce e della ricopiatura di testi o presa di appunti in classe, la rinuncia alle tipologie di esercizi inadatti e di sicuro insuccesso.

REFERENTE DISLESSIA DI ISTITUTO

Nominato dal proprio Dirigente Scolastico, è un insegnante che conosce la normativa e ha frequentato corsi di formazione sui DSA per mettere la sua esperienza al servizio dei colleghi. Ricopre un ruolo molto delicato di “cerniera” tra il Consiglio di Classe e la famiglia, i tecnici e il ragazzo stesso.

RIFERIMENTI NORMATIVI

Con l’approvazione in data 8 ottobre 2010 della Legge nazionale n. 170 si può davvero parlare di una svolta epocale, relativamente alla tutela degli studenti con diagnosi di disturbi specifici di apprendimento. Quanto espresso nelle varie circolari emesse dal 2004 al 2010 trova in questa legge tanto attesa autentica applicazione, stante l’assoluta obbligatorietà degli istituti scolastici di aderirvi.

STRUMENTI COMPENSATIVI

Qualche suggerimento per l’utilizzo di strumenti compensativi, o protesici, in classe e a casa:

  • incentivare l’utilizzo del computer durante le lezioni e le verifiche,
  • fornire allo studente la lettura ad alta voce del testo, anche durante le verifiche,
  • utilizzare di routine schemi, riassunti e mappe per semplificare i contenuti,
  • consentire l’uso del registratore o Smart Pen durante le spiegazioni,
  • compensare le prove scritte con interrogazioni orali, valutando gli esiti positivi
  • incentivare durante lo studio l’utilizzo del PC, della sintesi vocale e del dizionario elettronico.

TEMPO

Il ragazzo dislessico necessita di tempi più lunghi, sia nell’elaborazione di concetti, sia durante le verifiche in classe o i compiti a casa.

COMMENTI / 9

  • Claudio Verla

    Articolo molto buono. Essenziale e al tempo stesso completo. Ottima base di partenza per conoscere il problema dei DSA. Grazie.

  • Stefania Liso

    Ottimo glossario, conciso ma molto chiaro. Mi piacerebbe conoscere anche una bibliografia aggiornata su tali temi. Grazie

  • Paola Fantoni

    Ringrazio il Sig. Claudio Verla e la sig.ra Stefania Liso dei post inviati. Approfitto per segnalare che sto mettendo a punto sia una bibliografia che una sitografia sul tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Tale materiale sarà disponibile entro la fine del mese di dicembre. Auguri di Buone Feste!
    Paola Fantoni

  • Luisa Dalla Mora

    Interessante il glossario, importante per chi, come me , è alle prime esperienze di lavoro con ragazzi con DSA.
    Farò tesoro anche del materiale che sarà disponibile .Grazie.

  • Nunzia

    Grazie per avermi inviato il link. Ho tanto bisogno di informarmi e di capire il problema della Dsa. Vorrei più informazioni e vorrei partecipare ai corsi che si terranno. Intanto queste informazioni sono già esaurienti. Grazie

  • Luisella

    E’ una cosa molto interessante che, a mio parere gli insegnanti dovrebbero conoscere meglio. Io sono dislessica e come me ho due figli e ho notato una certa ignoranza in merito. I docenti di mio figlio non distinguevano la sua dislessia, ma gliela scambiavano per pigrizia, mentre quelli di mia figlia continuavano ad opporsi e a dirmi che la dislessia non esiste (avevo la diagnosi in mano), che la dislessia è un insieme di cose, che noi genitori facciamo di tutto pur che dare ragione hai nostri figli. Ora, finalmente hanno entrambi finito le scuole medie e stanno frequentando scuole superiori differenti. Lei ha scelto Scienze Umane mentre lui Meccanico. Scusate le mie parole. Grazie Luisella, mamma di due persone magnifice dislessiche.

  • Paola Fantoni

    Grazie a Luisa e Nunzia: continuate a seguire i prossimi contributi che saranno inseriti!
    Risposta per Luisella – post del 7 febbraio:
    Ho letto con interesse la Sua testimonianza di donna e mamma che ha a che fare quotidianamente con i DSA e le loro implicazioni. Alla secondaria di secondo grado diminuisce sensibilmente la cultura del DSA e paradossalmente i docenti sembrano meno motivati ad affrontare le piccole/grandi sfide offerte durante il loro lavoro quotidiano. Immagino che i suoi ragazzi frequentino la classe prima. Mi riscriva, se ha delle domande.
    Altro consiglio: non bisogna perdersi d’animo. I cinque anni delle superiori sono lo scoglio più impegnativo per un dislessico!

  • vittorina

    Mio figlio l’anno scorso I superiore è stato sospeso 3 giorni perchè aveva raggiunto n.10 note per dimenticanza libretto, o quaderno
    e con 6 in condotta perchè distratto, chiacchierone, pigro, chiedeva di uscire con frequenza e le insufficienze e le verifiche non valutate nel modo giusto è stato bocciato.
    Ho richiesto copia delle verifiche, ma me ne hanno date solo alcune.
    Alcuni professori gli davano le verifiche in fogli A3 “perchè così ci vedeva bene” (non vi dico i commenti dei compagni), altri differenziati ma in modo palese nonostante io li avessi implorati di non dargliele più differenziate e mio figlio restituiva i fogli dopo pochi minuti e si rifiutava di fare le verifiche .
    E’ stato allucinante. quest’anno sta ripetendo, ha cambiato scuola, città…. ma non è cambiato molto.
    Non bisogna perdersi d’animo e come si fa?

  • Paola Fantoni

    Risposta per Vittorina
    Conosco bene le problematiche he Lei cita nel Suo post. Purtroppo, finchè non cambierà in modo importante la mentalità degli insegnanti sui ragazzi con DSA, non sarà possibile aiutarli nel modo corretto. Dal canto suo la scuola dovrebbe riuscire ad inferfacciarsi in maniera più accogliente, pensando non solo alla sanzione, ma impegnandosi anche a realizzare qualcosa di concreto che possa aiutare il DSA nella quotidianità. Se i docenti sapessero che la distrazione, le dimenticanze e la sbadataggine sono in gran parte dovuti al disturbo, non sarebbero così inflessibili nel sanzionare tali comportamenti. Piuttosto dovrebbero tendere alla massima trasparenza, relativamente alle verifiche – scritte ed orali – e pure nella valutazione delle prove. Il formato A3 crea solo imbarazzo, nel DSA e nel resto della classe. Ciò che conta è il reale adattamento delle prove alle esigenze del ragazzo. Per fare ciò è necessaria una formazione mirata e la disponibilità dei docenti a dialogare con lo studente. A questo riguardo la scelta della scuola è fondamentale; un buon referente DSA di istituto o un coordinatore di classe più sensibile possono fare la differenza. Mi riscriva. Paola Fantoni