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La (nuova) via italiana all’inclusione

19 marzo 2013

Il 6 dicembre 2012 si è tenuto presso il MIUR il seminario nazionale “La via italiana all’inclusione scolastica. Valori, problemi, prospettive“, alla presenza del Ministro Profumo e del Sottosegretario di Stato Rossi Doria. Nel corso dell’incontro sono state illustrate le nuove iniziative del MIUR in tema di inclusione scolastica e le prospettive di azione nell’immediato futuro.

Sulla base di queste premesse il MIUR ha emanato il 27 Dicembre 2012 la direttiva “Strumenti di intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica“, un documento importante poiché delinea e precisa la strategia inclusiva della scuola italiana. Secondo questa direttiva l’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit.

E’ sempre più evidente come nelle classi sia in costante aumento il numero di alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione. Questo documento conclude, completandolo il discorso che era iniziato nel 1992 con la legge quadro n.104 e continuato con la L. 53/2003 sulla personalizzazione, la L. 170/2010 e successive integrazioni, per gli alunni con DSA. Nell’affrontare il discorso sul disagio e sulla difficoltà la Direttiva sposta il “focus” dalle procedure di certificazione all’analisi dei bisogni di ogni studente ed estende in modo definitivo a tutti quelli in difficoltà il diritto – e quindi il dovere per tutti i docenti – alla personalizzazione del loro progetto educativo.

L’area dei DSA viene ampliata a differenti problematiche quali: i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, dell’attenzione e dell’iperattività, il funzionamento intellettivo al limite e lo svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale.

L’attenzione ai DSA ed ai BES ha lo scopo di rimuovere quanto ostacola i percorsi di apprendimento: ciò è possibile attraverso l’ osservazione e la “lettura” attenta dei segni di disagio, il dialogo con la famiglia e l’offerta di risposte idonee e personalizzate , nell’intento di favorire pienamente l’inclusione di tutti gli alunni e il loro successo formativo.

Il paragrafo 1.3 della Direttiva riguarda gli alunni che presentano il deficit da disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD). Se a questi alunni viene rilasciata la certificazione di disabilità, hanno diritto al sostegno; se, invece, manca essi hanno comunque diritto ad avere le garanzie previste della legge n.170 /2010.

Il paragrafo recita, anche per gli altri casi di alunni BES: «Le scuole con determinazioni assunte dai Consigli di classe, risultanti dall’esame della documentazione clinica presentata dalle famiglie e sulla base di considerazioni di carattere psicopedagogico e didattico possono avvalersi per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali degli strumenti compensativi e delle misure dispensative previste dalle disposizioni attuative della Legge 170/2010 (DM 5669/2011), meglio descritte nelle allegate Linee guida».

E’ molto delicato e, nel contempo, complesso il momento in cui i docenti adottano la decisione di comunicare ai genitori che il loro figlio presenta difficoltà di apprendimento tali da suggerire una valutazione sistematica delle abilità scolastiche. Delicatezza e complessità che derivano sia dal rischio di far nascere nei genitori il sospetto che il loro figlio si trovi in una condizione psicopatologica che già in qualche modo è presente nei loro pensieri; sia dall’opportunità o meno di tale decisione al fine di non creare allarmismo.

Queste considerazioni derivano anche dal ritenere che per “disturbi evolutivi” si intendono i DSA e (considerazione nuova) i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD). Anche gli alunni con potenziali intellettivi ridotti, indicati generalmente con le espressioni di funzionamento cognitivo (intellettivo) limite (o borderline), oppure con “disturbo evolutivo specifico misto”, richiedono particolare considerazione.

Anche se queste problematiche particolari non sono contemplate dalla legge 104, quella n.170/2010 sui DSA rappresenta in tal senso una svolta poiché dà al concetto di “cura educativa” un’interpretazione diversa, proponendo i principi di personalizzazione dei percorsi di studio enunciati nella L. 53/03, nella prospettiva della presa in carico dell’alunno BES da parte dei docenti curricolari.

Occorre, di conseguenza, individuare i soggetti a rischio di difficoltà con strumenti e metodologie adatte all’ordine di scuola specifico; occorrono il potenziamento e l’incremento dei loro livelli di funzionamento dei requisiti specifici dell’apprendimento o delle abilità scolastiche non rapportate con le attese per età e classe frequentata. «Sciogliamo i lacciuoli burocratici che bloccavano i professori», afferma Raffaele Ciambrone, dirigente Ufficio per alunni disabili del Miur. «Si esce dalla logica del “timbro”: davanti all’evidenza pedagogica, il consiglio di classe potrà avviare percorsi personalizzati. Potrebbe trattarsi di una difficoltà, non di un disturbo. In ogni caso il baricentro si sposta sul piano educativo e il processo di inclusione diventa qualcosa che riguarda davvero tutta la comunità educante».

Quest’ultima direttiva vede sotto una luce nuova il modello di inclusione poiché è rivolta non solo agli alunni con disabilità “codificate”, ma anche a quelli con disturbi del comportamento o dell’attenzione, con ritardi linguistici o con un quoziente intellettivo appena sopra il limite. Per rispondere in modo adeguato alle nuove esigenze educative il MIUR ha sottoscritto un accordo-quadro con le Università italiane presso le quali sono attivati corsi di perfezionamento professionale e/o master rivolti ai docenti.

L’istituzione che deve svolgere attività di collegamento tra i GLIR (Gruppi di lavoro per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità regionali), con i GLIP (gruppi a livello provinciale) ed i GLH d’Istituto, sono i Centri territoriali di supporto (CTS già previsti dal D. 5669/11), istituiti presso scuole polo, con funzione informativa e formativa, di gestione e consulenza, di ricerca e sperimentazione. Essi devono informare docenti, alunni e genitori sulle risorse tecnologiche disponibili, prevedere iniziative di formazione sull’inclusione e sui BES e proporre software freeware.