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Imparare sempre

Questionario. Foto: Maksym Yemelynov / Photos.com

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Quanto conosci la dislessia?

6 febbraio 2013

Ormai è trascorso del tempo dalla promulgazione della Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 e delle Linee guida del 12 luglio 2011, ma vi sono ancora docenti che non le conoscono nel dettaglio. Alcuni manifestano indifferenza in merito alla questione, altri si attendono dal dirigente scolastico o dal referente dislessia di istituto delle indicazioni univoche, adattabili ad ogni tipo di situazione. Per avvicinare alla tematica DSA i colleghi del consiglio di classe si può proporre il questionario qui scaricabile, costruito nel mondo anglosassone ma facilmente applicabile anche alla nostra realtà italiana. Qui allegate anche le soluzioni, con un commento finale relativo al grado di conoscenza sul tema.

COMMENTI / 2

  • Ludovica

    Trovo che oltre nel campo scolastico, grande passo in avanti, si dovrebbe anche stabilire delle normativa a livello sociale, un esempio pratico si fa ai concorsi pubblici nei quali adulti, come la sottoscritta, trovano spesso non indifferenti difficoltà sia nelle materie di studio, le quali non sono mai ben specificate, piuttosto vaste, sia nella reperibilità di testi idonei, sia nell’impostazione stessa dei vari questionari, senza parlare della difficoltà nell’esporre oralmente certi concetti di diritto e non solo con i termini appropriati a discapito della valutazione stessa;senza menzionare i vari test attitudinali e di logica ai quali si è spesso sottoposti che per un dislessico non fanno certo fede alla capacità stessa del singolo, a causa del”impostazione stessa della domanda, a volte poco chiara e comprensibile per chi ha queste difficoltà. Non trovo neanche corretto che sì, per i bambini/ragazzi, ci può essere anche una certificazione stessa di dislessia da parte dell’asl in seguito a test predisposti, con copertura economica, mentre sono discriminati gli adulti che si trascinano il problema da anni e non ne possono usufruire o peggio tendono a nascondere le varie difficoltà per timore di non essere accettato, ma con la conseguenza inevitabile che spesso rischia di venire scartato ad una selezione o presenta a livello lavorativo meno rapidità di apprendimento senza che lo stesso possa difendersi richiedendo un tempo maggiore rispetto ad altri. Definire questo gruppo categorie protette è certamente esagerato, ma bisognerebbe sensibilizzare tutta la società comprese le organizzazioni e le amministrazioni sia private che pubbliche ad un impostazione ed un trattamento specifico e differente quando venisse certificata la vera natura del soggetto in questione. Non mi sembra altresì giusto, il dover accollarsi spese onerose da parte dell’individuo adulto per dimostrare la sua posizione, la vericitdià del suo stato per poter avere un supporto adeguato di diritto in campo lavorativo sociale che in realtà non c’è. MI sembra che la strada da percorrere sia molto molto lunga e si stia lavorando purtroppo lentamente a causa della poca disponibilità di interesse pubblico alla questione, aggiungendo una buona dose di presunzione ed ignoranza.

  • Paola Fantoni

    Risposta per Ludovica – post del 6 febbraio 2013
    Lei ha ragione a manifestare apertamente quelle che sono talvolta per il dislessico delle difficoltà apparentemente insormontabili. Ci vorrà del tempo per far entrare nella mentalità comune quelle che sono le reali problematiche del dislessico e quali le strategie di accoglienza dello stesso nell’ambito scolastico e in quello lavorativo. Non parlerei però di discriminazione fin dal momento della DIAGNOSI: da molti anni è possibile recarsi all’Arcispedale di REGGIO EMILIA, dove con la carta del medico di famiglia è possibile sottoporsi a screening, rivolto ai dislessici ADULTI. A breve verrà istituito un analogo servizio all’Ospedale Niguarda di Milano. Posso anche aggiungere che l’Associazione Italiana Dislessia si batte da anni per i diritti dei DSA e la Legge n. 170 ne è la tangibile dimostrazione. Ora è necessario però che tutti la osservino e la facciano osservare!
    A dimostrazione che esiste un’altra prospettiva, La informo che negli Stati Uniti essere dislessico non è considerato un “difetto”, ma al contrario una VIRTU’: infatti chi indica di esserlo nel proprio curriculum vitae è preferito a chi non lo è, appunto per le doti di creatività e competenza pragmatica che in genere il dislessico possiede. Mi riscriva a questo indirizzo di posta elettronica: paolafan@libero.it per ulteriori informazioni.