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Così crescono i tablet negli Usa tra gli studenti

di Alex Saragosa

6 maggio 2012

I tablet, il cui modello più noto è l’iPad della Apple, iniziano a diffondersi anche per lo studio. Un tablet è in grado di fare molte delle cose che può fare un computer da scrivania o portatile, pesa poche centinaia di grammi e funziona con comandi intuitivi, attivabili toccando con le dita lo schermo.

Sono particolarmente adatti per operazioni come leggere e collegarsi a Internet. E, dunque, appaiono assai promettenti per un uso scolastico.

Per valutare penetrazione e uso di questi nuovi strumenti nelle scuole americane, già nel 2011 la Pearson Foundation ha fatto un primo sondaggio fra 1210 studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori e dell’università.

A un anno dal lancio del primo iPad, solo il 7% degli studenti possedeva un tablet, anche se già il 20% lo desiderava. Il 69% degli intervistati riteneva che avrebbe cambiato l’apprendimento, ma più della metà del campione continuava a ritenere preferibile leggere libri su carta che in formato elettronico.

Una percentuale di scettici che, però, significativamente, crollava fra quelli che già studiavano su testi digitali. Un anno dopo, la Pearson Foundation ha ripetuto il sondaggio, intervistando nel gennaio 2012 1400 studenti di superiori e università. E ha scoperto che in 12 mesi le cose sono cambiate in modo straordinario.

Un quarto degli intervistati, infatti, possiede un tablet, e, fra loro, il 94% lo ritiene utile o indispensabile per lo studio: più di quelli che lo ritengono importante per l’intrattenimento. Ciò che colpisce è che il 70% di intervistati, che abbiano o meno il dispositivo, è convinto che entro cinque anni i libri di testo stampati saranno sostituiti dai tablet che, per 8 studenti su 10, renderanno lo studio molto più efficace e coinvolgente. In queste università, già il 60% degli studenti preferisce leggere libri su uno schermo elettronico piuttosto che su carta.

Ecco dunque avvicinarsi una rivoluzione nel mondo dell’educazione, che porterà qualche problema (come la difficoltà di controllare l’uso di questi dispositivi, collegati alla rete, durante esami e verifiche), ma anche straordinarie opportunità per arricchire lo studio, e, non ultimo, adeguare il linguaggio dell’insegnamento al mondo mediatico degli studenti. E in Italia? Le reazioni degli studenti italiani a questa innovazione sono spesso un po’ freddine, lamentando le spese per i tablet o lo spreco dei vecchi libri, come si può leggere su siti come studenti.it (vedi anche qui).

Una freddezza che, per certi versi, ricorda molto quelle dei loro “colleghi” americani nel 2011. Ma è presto per trarre conclusioni.

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