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I DSA: cosa sono, come si riconoscono, come si possono affrontare

di Paola Eleonora Fantoni

9 maggio 2012

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi di origine neurobiologica e possono essere, nei vari soggetti, variamente articolati:  ciò costituisce sicuramente un primo problema per il docente, che a fronte di una diagnosi deve saper costruire il PDP (Piano Didattico Personalizzato). Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia rendono difficoltoso il percorso scolastico dell’alunno, pur in presenza di un Quoziente Intellettivo pari o superiore alla norma. Per affrontare i DSA è necessario un lavoro sinergico fra specialisti, docenti, famiglie.

Il docente è tenuto a conoscere la normativa (la Legge 170 dell’8 ottobre 2010 e le Linee Guida del 12 luglio 2011) e a  identificare gli alunni nel gruppo classe; deve intervenire in modo corretto, suggerendo – per ogni studente provvisto di diagnosi – le misure dispensative e gli strumenti compensativi più adatti. Ai primi livelli scolastici spetta un lavoro di prevenzione: la scuola dell’infanzia studierà i disturbi del linguaggio; la scuola primaria, oltre a questo, potrà attuare il riconoscimento, segnalare il caso, indirizzare al diagnosta il bambino con sospetto  DSA, accompagnandolo durante il suo cammino formativo; la scuola secondaria di primo e secondo grado prenderà atto di quanto svolto precedentemente o a propria volta si adopererà per l’invio ai Servizi Sanitari dei casi sospetti di dislessia, per l’eventuale ottenimento di una diagnosi.

Nonostante siano dotati di creatività e di intuito, i dislessici appaiono in classe lenti, svagati e poco concentrati. Non scrivono i compiti sul diario, dimenticano facilmente libri e quaderni, affrontano generalmente con meno ansia, ma senza garanzie di successo, le prove orali rispetto ai compiti scritti. Non espongono la teoria delle regole grammaticali e non amano la lettura. Il dislessico non prende appunti, perché, essendo questo un compito cognitivo e non automatizzato, il DSA preferisce ascoltare, e spesso meglio degli altri alunni è capace di cogliere il contenuto nel suo complesso, anche in Lingua Straniera.

Per quanto riguarda gli appunti, è consigliabile che si affidi ad un compagno o ad un particolare registratore, tipo SmartPen. È di basilare importanza l’atteggiamento del docente.

Questi riconoscerà i segnali prodotti da un DSA, non lo abbandonerà, non eviterà di comunicare con lui nonostante la difficoltà, ne identificherà i punti di forza e di debolezza, lo sosterrà costruttivamente, in collaborazione con i colleghi, senza mai delegare i propri compiti.Una difficoltà del docente deriva dal fatto che il ragazzo dislessico non vuole che si sappia del suo disturbo all’interno della classe di appartenenza, rifiutando così di farsi aiutare.

Bisogna prestare particolare attenzione a come presentare il problema nel gruppo classe, in modo che venga confermato, nell’ambito delle relazioni all’interno della classe, il valore dell’alunno DSA come persona.

Letta la diagnosi, il consiglio di classe stende entro la fine del mese di novembre il Piano Didattico Personalizzato, estrapolando da essa i seguenti 4 punti fondamentali: lettura – scrittura – calcolo – conclusioni.

La metodologia seguita per il DSA è dichiarata nel PDP. Ha così ha inizio il dialogo empatico con lo studente DSA. Il PDP registra i dati dello studente, le notizie relative alla scolarità pregressa, le indicazioni della diagnosi, la metodologia didattica individuata per ciascuna materia, unitamente ai suggerimenti relativi alle misure dispensative e gli strumenti compensativi tecnologici e non tecnologici ritenuti più adeguati; descrive l’ambiente educativo di supporto pomeridiano e definisce l’impegno famiglia-scuola.

Ad esso vengono allegate le programmazioni della classe nelle varie discipline e infine viene sottoscritto da tutte le parti interessate. Le lingue non presentano tutte le stesse difficoltà. Infatti si differenziano significativamente  nell’ortografia e nella struttura sillabica.

L’inglese è una lingua “opaca”, caratterizzata dalla discrepanza tra la dimensione fonetica e grafica. Questo è un problema per il dislessico, che scrive le parole esattamente come le sente. Non esiste alcun deficit cognitivo che impedisca al DSA lo studio delle lingue straniere. Quanto esposto nello schema in relazione all’inglese può adattarsi a qualsiasi lingua straniera. Il quadro Comune europeo di Riferimento considera quattro abilità, di fronte alle quali il DSA reagisce con modalità variegate e in modo più o meno positivo:

  • comprensione: “listening” e “reading”;
  • produzione: “speaking” e “writing”.

L’abilità più complessa per un DSA è la produzione scritta.

Dato che il dislessico impara dal modello e dall’esempio, il metodo più adatto è il T.P.R., Total Physical Response.

Per esempion, nel caso dell’insegnamento della L2, alcune “strategie vincenti” nella didattica per i DSA, possono essere le seguenti:

  • entrare in empatia con lo studente e conoscerne il vissuto personale per aiutarlo a superare;
  • le sue frustrazioni;
  • in classe usare la L2 e seguire una routine;
  • chiarire le procedure e ripeterle;
  • utilizzare insieme l’approccio visivo e uditivo;
  • controllare il lavoro domestico, da assegnarsi regolarmente ed equamente;
  • non dare per scontate le acquisizioni precedenti;
  • programmare frequenti e cicliche ripetizioni in itinere;
  • usare la stessa terminologia in maniera sistematica;
  • introdurre un elemento nuovo alla volta;
  • attenersi al testo e predisporre verifiche con il lessico proposto;
  • cercare di far apprendere le “phrases”, non solo il singolo vocabolo;
  • non pretendere l’esposizione ragionata delle regole grammaticali
  • simulare preventivamente la verifica, strutturata sulla base degli esercizi svolti in classe;
  • curare l’accessibilità grafica dei materiali (font Arial o Verdana, dimensione 12 o 14 punti);
  • usare colori, forme, il grassetto, le evidenziazioni nei testi da proporre;
  • spiegare come si costruiscono le mappe mentali per: a. aiutare la comprensione, b. fissare i concetti e le parole chiave;
  • garantire una esposizione orale e produzione scritta guidata;
  • ricorrere di volta in volta al pair-work, algroup-work, al chain-work, al cooperative learning e alla didattica laboratoriale;
  • riepilogare i punti salienti della lezione;
  • non dare per scontate le acquisizioni precedenti;
  • collaborare con la famiglia, che dovrà aiutare lo studente DSA nell’organizzazione del tempo di studio;
  • monitorare costantemente il percorso d’apprendimento, anche tramite contatti con i docenti di supporto pomeridiano, allo scopo di definire obiettivi e strategie comuni, finalizzati al miglioramento del metodo di studio dello studente.

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