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La terza via

di Matteo Nassif

14 giugno 2013

Dopo l’esame di maturità, gli studenti affrontano una scelta decisiva per il proprio futuro: iscriversi o meno all’Università. Oggi, in realtà, esiste un’altra possibilità: frequentare un Istituto Tecnico Superiore, un anno di studio in più (nella maggior parte dei casi) per arrivare ad essere  «tecnici superiori nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività». Un modo per entrare nel mondo del lavoro con una formazione più alta e direttamente orientata ai settori più promettenti. Immaginati nel 2007, avviati ufficialmente nel 2011, per gli ITS è già il tempo di un primo bilancio, grazie alla fotografia scattata dall’INDIRE nel monitoraggio nazionale delle iniziative realizzate entro la fine del 2012e presentato alla III conferenza dei servizi per l’integrazione degli interventi.

Gli ITS prevedono 4 semestri per un totale di 1800/2000 ore di insegnamento, la maggior parte delle quali in laboratorio; il 50% dei docenti proviene dal mondo del lavoro e delle professioni e per ottenere il diploma di Tecnico Superiore il 30% del monte orario complessivo deve essere costituito da un tirocinio obbligatorio, in Italia o all’estero. Queste “scuole speciali di tecnologia” vengono fondate dalla collaborazione tra un istituto di formazione secondaria superiore, statale o paritario, di ordine tecnico o professionale, una struttura formativa accreditata dalla Regione per l’alta formazione, un’impresa del settore produttivo a cui si riferisce l’ITS, un dipartimento universitario ed un Ente locale (oggi i dati parlano di 127 istituti tecnici e professionali coinvolti, 258 imprese, 76 Enti territoriali tra province e comuni, 68 tra università e centri di ricerca,111 strutture di Alta Formazione e 23 altri soggetti pubblici e privati, comprese le Camere di commercio).

Le aree tecnologiche interessate sono diverse: dall’efficienza energetica alle nuove tecnologie per il Made in Italy, dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione alla mobilità sostenibile.

Al 31 dicembre 2012, gli ITS erano 61 con 116 percorsi per 2421 studenti, di cui l’84% di età inferiore ai 24 anni e il 96% diplomati. Mediamente, per ogni corso, a fronte di una richiesta di 45,4 persone, sono state costituite classi di 25 alunni. L’ambito che ha suscitato più interesse fra gli studenti è quello della mobilità sostenibile, dove si è raggiunto il picco di 77,6 richieste per classe. I docenti sono per la maggior parte espressione del mondo delle imprese (35%) o liberi professionisti. Gli ITS sono finanziati dalle aziende, dagli enti locali, tramite i fondi dell’Unione Europea e in minima parte dagli studenti stessi.

Fai clic qui per visitare la pagina del MIUR dedicata agli ITS.