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Uno sguardo di sintesi sulla certificazione delle competenze

di Giulio M. Salerno

23 settembre 2013

Il Seminario Europa, organizzato dal CIOF/FP e svoltosi quest’anno a Genova, ha affrontato il tema del riconoscimento e della certificazione delle competenze professionali. Si tratta di una questione cruciale che si pone come una sorta di “crocevia” tra la persona, le istituzioni e la libertà individuale. Infatti, certificare le competenze formative e professionali che ciascun individuo è riuscito ad acquisire, in qualunque modo, significa considerare ogni persona come capace di aprirsi alla libera prospettiva dell’apprendimento per tutto l’arco della vita e in una molteplice e variegata pluralità di contesti, siano questi strettamente formativi oppure più latamente educativi, riconducibili alle esperienze professionali e lavorative oppure collocati anche nei momenti di svago e nel tempo libero.

Pertanto, la certificazione delle competenze presuppone che le competenze – intese come capacità di utilizzare conoscenze e abilità in contesti reali – possano scaturire dai sempre più numerosi e diversi percorsi di apprendimento che ciascuno intraprende attraverso le libere scelte individuali sia nell’ambito dell’istruzione e della formazione, sia nel campo professionale, sia, più in generale, nelle relazioni sociali.

Così, non vi sono soltanto i percorsi di apprendimento formali, ovvero i percorsi strutturati del Sistema nazionale dell’Istruzione e Formazione (SIF) ove trova concretizzazione il diritto-dovere all’istruzione e formazione sanzionato dalla legge (in estrema sintesi, il SIF si compone del sottosistema scolastico e del sottosistema dell’Istruzione e Formazione Professionale). Infatti, ai percorsi formali si aggiungono, da un lato, i percorsi di apprendimento “non formali” che si svolgono negli organismi educativi esterni al SIF, e dunque nel privato sociale, nelle imprese, nel volontariato; e, dall’altro lato, i percorsi di apprendimento “informali”, ovvero tutte le altre libere modalità di apprendimento di competenze che possono determinarsi in ogni contesto di esperienza, pure nel tempo libero.

L’obiettivo generale della procedura di riconoscimento, validazione e certificazione delle competenze, allora, è quello di consentire a ogni persona di rendere note con un’attestazione “ufficiale” -di rilievo pubblico, e dunque da tutti riconosciuta- le proprie competenze, comunque acquisite. E ciò avviene essenzialmente attraverso la validazione delle competenze acquisite al di fuori dei percorsi di apprendimento formali, e la certificazione delle competenze comunque acquisite, sia nei percorsi formali, che in quelli non formali e informali. Tutto questo implica che la certificazione delle competenze sia un procedimento necessariamente collegato a parametri (di competenze, di risultati di apprendimento, di metodologie di valutazione, e così via) oggettivi, cioè a standard omogenei ufficialmente accettati e unitariamente applicati da tutti i soggetti competenti.

Come è stato riconosciuto nei numerosi interventi svoltisi nel Seminario Europa, molteplici sono i benefici sociali attesi dalla certificazione delle competenze, sia per la stessa persona che chiede ed ottiene la certificazione, sia per il Sistema nazionale dell’Istruzione e della Formazione, sia per le imprese. In particolare, la certificazione consente di conoscere se e in quale misura siano effettivamente presenti e disponibili le competenze e qualificazioni professionali che, anche rispetto alle specifiche realtà territoriali, sono richieste dalle mutevoli esigenze produttive e aziendali. In tal modo, la certificazione delle competenze consente di avvicinare la domanda e l’offerta di lavoro, essendo utilizzabile sia al momento dell’accesso al mondo del lavoro, che nei momenti di transizione o di debolezza del lavoratore, ovvero nelle fasi di passaggio da un lavoro all’altro, di aggiornamento o riconversione professionale o di perdita del posto di lavoro.

D’altro canto, nel corso del Seminario si è evidenziato che la certificazione delle competenze richiede oggettività e trasparenza, in ragione dell’affidamento sociale e del rilievo pubblico che gli esiti finali di tale attività necessariamente comportano. Nello stesso tempo, la certificazione delle competenze, proprio per quanto già detto in ordine al principio di libertà che lo guida, non deve presentarsi come un onere o un appesantimento burocratico, ma ben diversamente come l’offerta di un servizio su richiesta individuale, e in relazione alla quale dovranno essere considerati anche i costi necessari per l’erogazione di un servizio efficace e di qualità. Inoltre, è un’attività che richiede una particolare esperienza e che dunque deve essere svolta da operatori qualificati sia nelle tecniche di valutazione che nelle specifiche materie delle singole competenze. Questo significa da un lato che nei procedimenti di certificazione vanno rispettati rigorosi criteri di qualità, e dall’altro lato che la certificazione delle competenze esige un collegamento “trasversale” sia con il mondo dell’istruzione e formazione professionale –che per sua natura è dotato di specifica esperienza in tema di valutazione delle competenze in termini di risultati standardizzati di apprendimento– che con il mondo delle imprese e del lavoro.

L’attuazione di un Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze (SNCC) è lo scopo del decreto legislativo n. 13 del 2013 che ha dato attuazione alla delega prevista dalla cd. Legge Fornero (n. 92 del 2012).  Il d.lgs. 13/2013 attribuisce la funzione di erogare servizi di validazione e di certificazione delle competenze ai cd. enti “titolati”, cioè quegli enti che saranno “accreditati o autorizzati” dalle amministrazioni pubbliche competenti per ciascun ambito dell’istruzione e formazione. Queste ultime svolgeranno importanti compiti di regolazione e di vigilanza sui servizi di validazione e di certificazione al fine di assicurare il rispetto di standard minimi e di livelli essenziali delle prestazioni (LEP) nell’erogazione dei servizi in questione. Tra gli enti titolati potranno esservi anche quelli provenienti dal mondo dell’Istruzione e formazione professionale, che già hanno una larga esperienza di particolare qualità nel settore della valutazione delle competenze in termini di risultati di apprendimento.

Nel decreto si attribuisce a successive Linee-guida -che saranno definite sulla base delle proposte formulate da un apposito Comitato tecnico ove sono coinvolte tutte le istituzioni pubbliche competenti (nazionali e territoriali)-, la specifica definizione degli standard minimi nazionali sulla cui base dovranno poi essere disciplinate e conseguentemente erogate le attività di certificazione. In via generale, si prevede che i criteri di regolazione delle procedure di validazione e certificazione dovranno ispirarsi ai principi di semplicità, trasparenza, e garanzia della qualità, e dovranno tendere alla “valorizzazione del patrimonio culturale e professionale” della persona. Va aggiunto che la certificazione delle competenze sarà collegata a un Repertorio Nazionale dei Titoli di istruzione e formazione e delle Qualificazioni professionali (RNTQ). Fino alla completa implementazione del RNTQ, e comunque per un periodo “di norma” non superiore a 18 mesi (cioè sino a giugno 2014) gli enti titolati continueranno a operare “nell’ambito delle disposizioni del proprio ordinamento”. Infine, va segnalato che i servizi di certificazione opereranno in raccordo tra di loro, secondo canoni di mutualità, e sulla base delle documentazioni che saranno complessivamente e unitariamente raccolte per il tramite della “dorsale unica informativa” mediante la progressiva interoperabilità delle banche dati centrali e territoriali esistenti e l’istituzione del RNTQ.

Nel decreto legislativo n. 13 del 2013 vi è un ampio spettro di previsioni di carattere programmatico e generale che troveranno specifica concretizzazione nelle future Linee-guida. E’ necessario vigilare perché queste ultime garantiscano un effettivo equilibrio tra il principio di sussidiarietà, che è ormai intrinseco al Sistema nazionale di Istruzione e Formazione, e l’unitarietà dei meccanismi di validazione e certificazione. Si è dato avvio a un processo senz’altro utile e necessario; occorre adesso seguirne con attenzione l’attuazione, per evitare rischi di “deriva” delle singole parti del sistema di istruzione e formazione, e per dare piena efficienza alle procedure così articolate e complesse che si stanno mettendo in opera.

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