Pearson

Imparare sempre

Studenti con insegnante, al computer. Foto: Archivio Pearson

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Viaggio al centro dell’istruzione

25 gennaio 2013

I fattori più importanti che influenzano il successo educativo, e il benessere dei Paesi, sono la cultura della formazione e la qualità dell’insegnamento.

Qual è il legame tra il livello di istruzione di un Paese e la sua ricchezza economica? Sono i Paesi più ricchi ad avere un migliore sistema educativo, grazie alla capacità di maggiori investimenti e maggiori spese? O sono piuttosto i Paesi con un sistema educativo più efficiente ad ottenere una performance economica più elevata, grazie alla migliore preparazione dei propri giovani? Che ci sia una correlazione tra il PIL, anzi la crescita economica di un Paese, e il suo sistema scolastico è una realtà messa in evidenza da molte indagini, ma è difficile decidere quale sia il verso in cui agisce la correlazione e dunque scegliere una risposta. Però è chiaro che dalla risposta che si dà discendono due atteggiamenti assai diversi nei confronti della scuola, due idee che possono risultare anche assai lontane e persino opposte di cosa si debba fare per migliorare la situazione di un Paese e del suo sistema scolastico. In assenza di dati precisi, è facile che siano le convinzioni ideologiche a guidare in una direzione o nell’altra.

In realtà è possibile tentare di dire qualcosa di più. Come anticipato nell’editoriale di iS espresso #07, Pearson ha avviato con la Economist Intelligence Unit, agenzia specializzata a livello mondiale nell’analisi dei dati e uno dei centri di ricerca migliori per gli studi economici, una ricerca comparativa tra un ampio numero di Paesi del mondo, dei loro risultati in termini di educazione, ma anche di molti altri indicatori di sistema, capaci di svelare le connessioni del sistema educativo con il resto della società. Il progetto è stato battezzato The Learning Curve e all’inizio di dicembre è stato presentato il suo primo rapporto, di cui qui presentiamo una prima sintesi. «Nell’ultimo decennio il confronto internazionale tra sistemi educativi è divenuto sempre più comune. E cosa ancora più importante è diventato sempre più influente nel plasmare le politiche educative a livello locale, regionale e nazionale». Così scrive Sir Michael Barber, che guida il gruppo di consulenti sull’educazione di Pearson, nella presentazione del lavoro. E aggiunge che, man mano che gli studi come quelli del PISA divengono più approfonditi e sviluppano serie di dati che consentono confronti nel tempo, c’è sempre più da imparare sul modo in cui si presentano i sistemi educativi di successo e su come questo successo possa essere raggiunto.

Bambina orientale con libro in testa. Foto: Archivio Pearson

La sintesi estrema del lavoro avviato è il Global Index of Cognitive Skills and Educational Attainment, ovvero l’Indice Globale sulla Capacità Cognitive e il Raggiungimento del Livello d’Istruzione: un indicatore che è capace di paragonare la performance dei Paesi in termini di risultati globali nel campo educativo. Al top della classifica sono risultate la Finlandia e la Corea del Sud, ovvero due nazioni che hanno sistemi assai lontani tra loro: flessibile e attento alla persona quello finlandese, rigido, basato su test e con un grande impegno in termini di ore di studio quello coreano. Ed è proprio qui che The Learning Curve rivela la propria potenza come strumento di analisi delle diverse realtà. Sotto questi risultati, infatti, esiste un preciso denominatore comune che non dipende in prima battuta dall’organizzazione del sistema scolastico, né da quello politico, né dalla salute economica dei due Paesi. Ad accomunare Finlandia e Corea del Sud è il fatto che tutte e due basano il sistema educativo su insegnanti di alta qualità, sul senso di responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi e sul fatto che l’istruzione non è considerata alla stregua degli altri settori, ma risponde a una vera e propria missione morale da parte della società. Nella classifica, seguono Hong Kong, il Giappone e Singapore, mentre l’Italia si posizione al ventiquattresimo posto tra i quaranta Paesi che offrono indicatori sufficienti per il calcolo dell’indice, subito dopo Repubblica Ceca e Austria e subito prima di Francia e Norvegia.

L’Indice Globale è però solo il dato più evidente e facile da cogliere. Il punto principale del lavoro del progetto è la sua capacità di prendere in considerazione un gran numero di dati per mettere in correlazione i risultati educativi con quelli sociali ed economici, e farlo in modo semplice. Certo, le relazioni e gli intrecci sono complicati e non ci si possono aspettare risposte facili o ricette uniche per tutti. «Il santo Graal dell’educazione non esiste», mettono in chiaro gli autori del rapporto, che spiegano come, per esempio, una correlazione tra due dati non significhi necessariamente un nesso di causalità, in cui un valore dipende in modo diretto dall’altro, e come sia meglio esser sempre cauti nelle interpretazioni. Tuttavia alcune cose, dicono, sono piuttosto chiare. E la prima è proprio che il sistema educativo continua ad essere in gran parte una “scatola nera”, dentro la quale è difficile guardare e in cui è difficile stabilire nessi precisi tra le risorse che vengono impiegate e i risultati che si ottengono, tra quelli che con terminologia più tecnica vengono definiti gli input e gli output del sistema. Più importante della quantità di risorse impiegate sembra essere il modo in cui esse vengono poi davvero utilizzate. La seconda considerazione è che il reddito di un Paese certamente fa differenza, ma non è sufficiente a spiegare il livello dei risultati raggiunti nell’educazione. Quello che davvero conta è l’approccio culturale, la scelta di promuovere l’educazione, che è una strategia di lungo periodo e che spesso precede il raggiungimento di alti livelli di reddito. Un’altro punto fondamentale è il ruolo degli insegnanti. Non c’è niente, o quasi, che possa fare la differenza come buoni docenti, non solo a livello di sistema, ma anche per il destino individuale degli studenti. E anche se misurare le capacità e la bravura di chi insegna resta un problema insoluto, il successo educativo dipende molto dalla capacità di attrarre le persone migliori, di valorizzarle, dal riconoscimento sociale che viene dato al loro ruolo. Importanti, ma non allo stesso livello, sono invece le retribuzioni.

The Learning Curve è solo all’inizio, ma gli obiettivi del progetto sono ambiziosi e a lungo termine. Mai, prima di ora, era stata tentato un esame così approfondito e così ampio, su scala mondiale, dei meccanismi che hanno a che fare con il funzionamento dei sistemi educativi. Con l’intenzione dichiarata di aiutare tanto i politici, quanto gli stessi educatori, ma anche gli studiosi e tutti coloro che sono interessati a questo tema, a identificare le chiavi del successo, quei fattori che sembrano portare risultati migliori dal punto di vista educativo e capire anche la loro influenza, in definitiva, sul livello generale della qualità della vita di un Paese.

Nei prossimi mesi saranno pubblicati nel sito iS approfondimenti, aggiornamenti sulla ricerca e l’intero report tradotto in italiano.

Per approfondire:

COMMENTI / 8

  • Elena Radaelli

    Grazie Pearson per condividere tali preziosissimi dati. È fondamentale per un insegnante, in questo momento di grande rivoluzione e confusione nel sistema scolastico, capire a fondo come può agire per migliorare non solo l’apprendimento ma soprattutto per fare nuovamente innamorare i ragazzi dello studio e della sua straordinaria ricchezza.

  • Luisa Anna Maria Giordani

    Condivido e apprezzo che , parlando di successo formativo ed educativo dello studente , si parta dalla necessità di reclutare e valorizzare coloro che parteciperanno alla costruzione di quel successo, cioè i docenti.
    Oggi come non mai la perdita di prestigio sociale cancella o quantomeno sbiadisce la fatica e la buona volontà di molti che, comunque continuano con tenacia a credere nel loro lavoro, con le poche armi spuntate che hanno a disposizione. A cominciare da una formazione continua e da una rimotivazione indispensabile per fare al meglio la propria professione: creare futuro.

  • curino

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