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Olafur Eliasson, The Weather Project, 2003, lampade e specchi, dimensioni variabili, installata alla Tate Modern di Londra.

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Arte. E l’arte prende vita

di Enrico De Pascale, Critico e storico dell’arte, docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea

17 marzo 2012

È nel clima sperimentale delle neoavanguardie degli anni Sessanta (Land art, Happening, Body art, Arte povera, ecc.) che prende progressivamente corpo l’utopia modernista di un’arte che va incontro alla vita, nel senso che non si limita più a rispecchiarla ma tende piuttosto a coincidere e a dialogare direttamente con essa.

La crisi del modello “rappresentativo”, cioè delle immagini (dipinte, disegnate, scolpite), che con la realtà hanno una relazione solo mediata, spinge un numero crescente di artisti a ricercare nuove modalità espressive in grado di “liberare” l’opera d’arte – “la bella addormentata” – dalla sua classica, atemporale fissità, trasformandola in un qualcosa di dinamico, di vivo, capace di stabilire col fruitore e con l’ambiente un differente tipo di rapporto.

Uno dei temi-chiave di tali ricerche, e più in generale del dibattito di matrice ambientalista, è rappresentato dall’energia in quanto forza capace di muovere, trasformare la materia e di animare le forme stimolando nuovi modi di produzione e di fruizione dell’opera d’arte.

In questo particolare ambito spicca la figura dell’americano Walter De Maria che nel 1977, su un altopiano del New Mexico, ha creato la sua opera più famosa Lightning Fields, costituita da 400 pali appuntiti di acciaio inossidabile alti circa 6 metri e distanti tra loro circa 70, in un’area di 1600 m2.

In occasione di eventi temporaleschi, particolarmente frequenti nella zona, l’energia sprigionata dai fulmini è catturata e convogliata nell’altipiano dall’opera con esiti altamente spet- tacolari che rinnovano il concetto di “sublime” applicato alla natura e al paesaggio dall’estetica romantica.

A partire dagli anni Ottanta l’artista olandese Theo Jansen realizza sorprendenti sculture cinetiche denominate Strandbeesten (animali da spiaggia), sorta di creature zoomorfe dall’aspetto di giganteschi animali costruiti con tubi gialli di PVC, bottiglie di plastica riciclate, pezzi di legno, in grado di muoversi autonomamente sulle spiagge sfruttando l’energia eolica, immagazzinata tramite particolari dispositivi.

Coniugando la propria creatività artistica con le competenze in campo ingegneristico e fisico, Jansen rilancia e rinnova l’antico dialogo tra scienza e arte, le cui radici si possono individuare assai lontano nel tempo.

Più di recente il danese Olafur Eliasson con The Weather Project (2003) ha creato per la Tate Modern di Londra uno stupefacente esperimento atmosferico, una spettacolare installazione, costituita da 200 potenti lampade, da una moltitudine di specchi e da una macchina per creare vapore acqueo, in grado di simulare la luce e il calore del sole mediterraneo e, a seconda delle correnti d’aria, una sottile nebbia o nuvole dalle forme imprevedibili.

Il successo dell’opera, attiva dall’autunno del 2003 alla primavera del 2004, è testimoniato dalle migliaia di visitatori che per mesi hanno affollato la sala espositiva lasciandosi illuminare, scaldare, avvolgere dalla radiosa installazione, spesso in posizione seduta o addirittura sdraiata, come in riva al mare o in un prato assolato.

Il grande specchio affisso al soffitto, infatti, non soltanto duplicava la potenza luminosa e l’energia termica dell’opera ma invitava gli spettatori a osservare e contemplare se stessi in quello stato di (sia pur temporanea) beatitudine. Il caldo disco solare, miraggio di ogni londinese nei bui mesi invernali, trasformato in questa opera in un emblema del tempo, sia meteorologico che esistenziale.

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