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Così il territorio diventa un grande laboratorio

di Giorgio Zugna

16 marzo 2012

"RicercAzione"

Eccoli lì, in gruppo, mentre scrutano un prato. Con molta attenzione ne disegnano una mappa, si fermano a esaminarne i contorni, le diversità, le stranezze. Finita l’osservazione, tutti insieme si chiuderanno in un laboratorio e continueranno l’esperienza davanti a una zolla erbosa, analizzando le radici, la terra, i piccoli animali che la abitano.

Lo stesso gruppo giocherà poi con l’aria e l’acqua, costruendo semplici paracadute fatti di filo e plastica o facendo fluttuare sulla superficie liquida oggetti diversi in prove di galleggiamento. Se un osservatore esterno volesse capire chi sono e cosa fanno quegli individui impegnati in simili imprese potremmo dirgli, semplicemente, che sono i protagonisti di un cambiamento. Insegnanti, tutti, e primi attori di un progetto che nel nome contiene già i suoi punti di forza. Quel nome è “Laboratorio Didattico Territoriale”.

Per scoprire meglio di cosa si tratta occorre spingersi in Valdera, zona della Toscana che, con Pontedera come centro principale, comprende diversi comuni della provincia di Pisa. E parlare con Vincenzo Terreni. Biologo, una lunga carriera da insegnante alle spalle, assieme a Francesco Biasci, anche lui ex-docente, Terreni è artefice e promotore di questa iniziativa speciale. È lui a raccontarci l’idea che sta alla base del Laboratorio: «Costruire una realtà diversa che sia un punto riferimento per tutti i docenti, offrendo contributi nuovi per la didattica delle scienze.

Un’organizzazione che funzioni come un supporto alla loro formazione, che permetta agli insegnanti di incontrarsi e confrontarsi per crescere insieme. Una sfida, in un certo senso, che, al suo secondo anno di attività, sta già dando risultati molto promettenti».

“Una scienza vista, toccata, vissuta, in cui regole e principi sono il risultato di una esperienza in prima persona. L’impronta data condizionerà l’approccio alle materie scientifiche dei ragazzi in tutto il loro percorso formativo.”

Una scommessa, dunque,ma con un pensiero forte a stabilire l’architettura e la filosofia delle diverse iniziative: è poco utile, se non controproducente, insegnare le scienze come un insieme di nozioni inseguendo un programma da completare entro fine anno, rimanendo lontani dalla realtà, da ciò che i ragazzi possono osservare ed è già loro patrimonio di esperienze. Nella didattica di queste discipline una trasformazione è urgente, e il Laboratorio della Valdera non sta perdendo tempo.

Un momento dell’esercitazione per i docenti “Osserviamo il prato”.

Un momento dell’esercitazione per i docenti “Osserviamo il prato”.

PRIME ESPERIENZE PER UN NUOVO MODELLO

Silvia Caravita, biologa e ricercatrice nel campo dell’educazione scientifica e dei processi di apprendimento, e Paolo Guidoni dell’Università Federico II di Napoli, fisico ed esperto di didattica della fisica, sono i due illustri nomi in campo a far da guida in questa avventura.

Sono stati proprio loro, nel corso del 2011, a portare gli insegnanti in quel prato o a farli giocare con aria e acqua. Spiega Caravita: «Abbiamo creato delle esperienze prototipo, delle simulazioni in cui abbiamo coinvolto i docenti. Non solo per dar loro degli utili strumenti educativi. Ma per fornirgli anche un nuovo modo di rapportarsi alla didattica, in un processo che passa attraverso l’esperienza».

Un approccio all’insegnamento, sottolinea, che è frutto di quel principio che si chiama“ricercAzione”e che nasce da anni di studi teorici e attività sperimentali fatte lavorando nelle classi fianco a fianco con docenti e studenti, al fine di mettere a punto i migliori modelli educativi.

Nella didattica delle scienze, ma non solo, questo significa allontanarsi da quel “giocare a far finta di” che troppo spesso caratterizza l’insegnamento. «Una scienza non più solo ascoltata, non più letta e imparata sfogliando i libri di testo, dunque. Ma vista, toccata, manipolata, discussa. In cui regole e principi sono il risultato formalizzato di un’esperienza vissuta in prima persona» nelle parole di Paolo Guidoni. Esattamente come gli insegnanti hanno fatto nelle attività organizzate fino a oggi dal Laboratorio Didattico Territoriale e che gli stessi stanno applicando in classe nel corso di quest’anno scolastico.

Un lavoro che deve cominciare presto, fin dalla scuola dell’infanzia. «Perché l’azione deve essere per forza lungimirante. L’impronta data nei primi anni di scuola condizionerà l’approccio alle materie scientifiche dei ragazzi in tutto il loro percorso formativo».

Pericle Salvini del BioRobotics Institute del Polo Sant’Anna Valdera alle prese con un robot didattico insieme a un gruppo di docenti della scuola dell’obbligo.

Pericle Salvini del BioRobotics Institute del Polo Sant’Anna Valdera alle prese con un robot didattico insieme a un gruppo di docenti della scuola dell’obbligo.

RIAPPROPRIARSI DELLA REALTÀ SENSIBILE

Il Laboratorio Didattico Territoriale, in questo senso, non ha lasciato nulla al caso. Dopo la prima serie di appuntamenti introduttivi realizzati durante lo scorso anno scolastico, nella stagione 2011-2012 «si è cominciato a fare sul serio» come dichiarano gli organizzatori. Protagonisti, gli insegnanti della scuola per l’infanzia e del biennio delle elementari, impegnati dall’inizio dell’anno scolastico in una serie di laboratori, sperimentazioni in classe e successivi incontri, organizzati per discutere delle esperienze compiute e pianificarne di nuove.

Nel prossimo biennio lo stesso percorso sarà seguito dai colleghi impegnati nei gradi successivi della scuola dell’obbligo, fino al biennio delle superiori. Un passo dopo l’altro in un tragitto già delineato che vuole portare gli insegnanti prima, e gli studenti poi, «a riappropriarsi della realtà sensibile».

E che nella discussione, nello scambio, nell’incontro tra docenti trova il suo valore. «Per giocare un po’ con le parole» riprende Vincenzo Terreni «potremmo dire che la scuola è spesso fatta da un insieme di individui che non lavorano insieme. Iniziative educative interessanti e nuove nascono, si realizzano e si spengono senza che le competenze acquisite vengano in qualche modo capitalizzate e scambiate». E questo vale anche per la formazione. «Molte volte gli insegnanti impiegano il loro tempo libero per crescere professio nalmente.

È una risorsa fondamentale per la scuola ma da sola non basta. È fondamentale creare anche delle occasioni di incontro e confronto tra i docenti». Si tratta di un bisogno forte e sentito nel mondo della scuola. La conferma è arrivata subito. «A settembre, in occasione del primo laboratorio dell’anno, ci aspettavamo una quarantina di partecipanti. Ce ne siamo trovati davanti il triplo» racconta Terreni.

Rosetta Zan, dell’Università di Pisa, durante la conferenza “Il problema dei problemi”

Rosetta Zan, dell’Università di Pisa, durante la conferenza “Il problema dei problemi”

L’INTEGRAZIONE A TUTTI I LIVELLI

Il cambiamento, insomma, non può arrivare dalla buona volontà del singolo insegnante. Ma dall’insieme di individui.

E, anche, dell’impegno delle diverse realtà istituzionali, a fornire l’indispensabile supporto organizzativo, logistico e strutturale. «È una condizione fondamentale perché un’iniziativa come la nostra possa vedere la luce.

In Valdera, per esempio, c’è chi ci ha fortemente creduto sin dagli inizi: nelle amministrazioni locali come nel mondo dell’istruzione» conferma Terreni. Il Laboratorio Didattico Territoriale nasce infatti come progetto condiviso tra l’Unione dei comuni della Valdera, la rete che mette insieme amministrativamente le diverse realtà locali della zona, e “Costellazioni”, l’entità che accorpa tutte le scuole presenti sul territorio: 11 istitutivi compresivi, dalle materne alle medie, e 5 superiori, dallo scientifico al tecnico industriale.

Tutti già coinvolti nelle iniziative del Laboratorio, nessuno escluso. Del resto l’integrazione, declinata in molte maniere diverse, sembra essere uno dei concetti fondanti dell’iniziativa. Intesa anche in termini di laboratori e aule didattiche che saranno condivise tra gli istituti, e di risorse del territorio, siano biblioteche o centri culturali, associazioni o strutture di eccellenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica riccamente rappresentate in Valdera, che si incontreranno sempre di più con il mondo della scuola.

Docenti al lavoro durante l’esercitazione “Osserviamo il prato” all’Osservatorio didattico ambientale di Buti (Pisa).

Docenti al lavoro durante l’esercitazione “Osserviamo il prato” all’Osservatorio didattico ambientale di Buti (Pisa).

OSSERVARE, TEORIZZARE, REALIZZARE

Il sistema territoriale, peraltro, si è già messo in moto, in un percorso che sta coinvolgendo anche i ragazzi più grandi.

Così, se l’Itcg Fermi di Pontedera ha già attivato un laboratorio di matematica, in un altro istituto della stessa città è nato il “Laboratorio didattico territoriale di robotica”. Protagonista l’ITIS-Liceo Scientifico Marconi su proposta del Polo Sant’Anna Valdera, che fa capo alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, centro per le ricerche d’avanguardia nel campo della scienza e della tecnologia.

L’obiettivo? Costruire con le proprie mani un automa in grado di competere in gare di “minisumo” (una versione robotica della celebre lotta giapponese) e implementarlo fornendogli inedite capacità. Un’attività cominciata nell’anno scolastico 2010-2011 e che quest’anno è stata replicata e arricchita con successo. «In questo progetto, i ragazzi lavorano per costruire qualcosa che funzioni davvero, con un obiettivo preciso» spiega il vicepreside dell’Istituto Marconi, Pierluigi D’Amico. «Per gli studenti che frequentano un istituto come il nostro, una mentalità orientata alla realizzazione di un prodotto è fondamentale: per affrontare i problemi nuovi man mano che si presentano e saperli risolvere in maniera efficace, ragionando».

Un’impostazione affascinante, che mette insieme osservazione e teoria, mano e mente, conoscenze acquisite e attività pratiche, perfettamente in linea con la filosofia del Laboratorio. «È l’unica che può permettere alle scienze di riacquisire il loro primo valore, che è quello culturale» aggiunge Erika D’Ambrosio, dottore in fisica, insegnante in una scuola media e coordinatrice tra gli insegnanti della Valdera. «I ragazzi devono acquisire un approccio scientifico alle cose, saper guardare, farsi delle domande, produrre ipotesi e verificarle. Senza contare che le scienze hanno un valore importante e bellissimo: quello dell’internazionalità.

Ogni esperimento fatto nelle stesse condizioni, porta allora stesso risultato in ogni parte del mondo». Nessuna barriera di cultura, di etnia, di provenienza ma, invece, un linguaggio e un metodo comuni che passa attraverso la scienza, tra ragazzi provenienti da ogni luogo. Come quelli che studiano nelle scuole della Valdera e di tutta Italia. Parlando di integrazione, un’altra buona idea da tenere a mente.

Un’altra immagine dell’esercitazione per i docenti “Osserviamo il prato”.

Un’altra immagine dell’esercitazione per i docenti “Osserviamo il prato”.

Approfondimenti
Minisumo alla toscana: alle prese con il robot lottatore

Un gruppo di ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori, i loro insegnanti e una sfida da realizzare: costruire e programmare un robot. È questa l’impresa che da due anni a questa parte sta coinvolgendo gli studenti dell’Itis-Liceo Scientifico Marconi di Pontedera.

L’obiettivo? Partecipare alla “Robofesta”, manifestazione organizzata a Pisa a ogni inizio anno. Nel corso della kermesse, i robot costruiti dagli studenti delle diverse scuole si misurano in gare di “Minisumo” (ogni robot deve cercare di spingere l’avversario fuori dal terreno di gara) in combattimenti all’ultimo chip.

I risultati raccolti sul campo dai ragazzi del Marconi in questi due anni sono stati assai positivi, ma i motivi di interesse di questa esperienza sono molti di più. Nel corso delle attività svolte a scuola, infatti, i ragazzi non solo hanno imparato a montare e far funzionare i piccoli robot acquistati a questo scopo dal loro istituto. Ma si sono impegnati a riprogrammarli per migliorarne le prestazioni e svolgere funzioni più evolute.

I robot che hanno partecipato alla Robofesta di quest’anno, per esempio, sono stati implementati con funzioni nuove come i radar a infrarossi per intercettare gli ostacoli a 360 gradi, rendendoli così più molto efficienti.

Un lavoro, questo, frutto di una collaborazione tra ragazzi provenienti dai diversi indirizzi dell’Itis (quello meccanico, quello elettronico, quello informatico), ognuno dei quali ha portato in quest’esperienza le competenze acquisite nei diversi percorsi di specializzazione, oltre ad uguali dosi di ingegno ed entusiasmo.

Il percorso, cominciato nell’anno scolastico 2010-2011 e proseguita quest’anno, si è arricchito di una nuova iniziativa. Alcune classi dell’Itis Marconi stanno infatti partecipando a un progetto denominato Acariss, acronimo che sta per “Accrescere le Conoscenze sull’Ambiente e i Rischi connessi all’Inquinamento Coinvolgendo le Scuole con la Sperimentazione”, nato dalla collaborazioni di diversi organismi tra cui il Cnr e la Scuola Superiore Sant’Anna.

Nel corso di questa iniziativa i ragazzi progetteranno un robot in grado di rilevare la presenza di gas inquinanti e di raggiungere la fonte in autonomia e il più velocemente possibile. Gli automi prodotti dai diversi gruppi dovranno poi misurarsi in una competizione che metterà alla prova le capacità dei prototipi realizzati dalle diverse scuole.

I ragazzi dell’ITIS Marconi i Pontedera presentano il loro lavoro all’Happy Hour della Tecnica.

I ragazzi dell’ITIS Marconi i Pontedera presentano il loro lavoro all’Happy Hour della Tecnica.

 

I protagonisti
  • Unione dei comuni della Valdera: è l’organismo che riunisce gli enti locali dell’area. Per le politiche educative, ne accorpa 19.
  • Costellazioni: organizzazione che mette in rete 11 istituti tra materne e medie e 5 istituti superiori.
  • Gli esperti: Rosetta Zan, dell’Università di Pisa, Silvia Caravita dell’ISTC-CNR e Paolo Guidoni dell’Università di Napoli sono gli specialisti di didattica delle scienze coinvolti.
  • I docenti: sono i fruitori e, insieme, i primi attori del percorso di formazione basato sullo scambio di esperienze e competenze.
  • Gli studenti: dalla scuola dell’obbligo fino alle superiori, i ragazzi della Valdera hanno l’opportunità di essere coinvolti in nuove attività didattiche basate sull’esperienza.
  • Il territorio: Polo Sant’Anna Valdera, associazioni locali, industrie, strutture pubbliche e centri culturali, sono le realtà coinvolte nel progetto.
Il rio Magno a Buti, dove si trova l'Osservatorio didattico ambientale.

Il rio Magno a Buti, dove si trova l’Osservatorio didattico ambientale.

COMMENTI / 2

  • caterina lapadula

    Mi piace l’iniziativa fin qui prodotta, spero che diventi un’informazione utile per tutti i docenti d’ITALIA.

  • La Redazione

    Grazie mille Prof. Terreni per questo link di aggiornamento.
    La Redazione