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Dalla scuola al lavoro e ritorno

di Donato Ramani

3 ottobre 2012

L’esperienza dei ragazzi delle superiori che affrontano un periodo di formazione lontano dalle aule, secondo il metodo dell’alternanza scuola lavoro. Per scoprire quanto è diverso il mondo reale dai libri. E capire quanto conta studiare e prepararsi.

La scuola? Ti dà le basi, certamente. Ma quando sei lì, al lavoro, ogni volta è tutto diverso» racconta Francesca, studentessa della quinta. «Senza contare la pressione, quella la senti proprio. E non importa se è l’istituto che ti ha mandato lì e, in fondo, ci starai per poche settimane. Il tuo compito lo devi svolgere al meglio. Anche dissimulando l’emozione, ostentando sicurezza, soprattutto quando sbagli.

Questo è fondamentale » aggiunge Arianna, allieva della quarta. Il risultato di tanto sforzo non è banale. Perché «lavorare aumenta l’autostima, ti fa diventare più sicuro di te e ti fa capire dove puoi arrivare» affermano le due studentesse, assieme a Giulio, Ario e Gabriele, gli altri protagonisti di questo incontro.

Sono, tutti, allievi dell’Istituto Tecnico e Professionale Sandro Pertini di Monfalcone e Grado, in provincia di Gorizia, sezione Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera. Proprio a Grado, nota località turistica non lontana da Trieste, in un edificio che nei corridoi profuma di ottima cucina e gustose prelibatezze, questi ragazzi si preparano a diventare rinomati chef, raffinati maître, abili barman, fini pasticceri.

Studenti della sezione per l'Enogastronomia e l'Ospitalità Alberghiera dell'ISIS Sandro Pertini di Monfalcone e Grado impegnati a scuola in alcune delle attività su cui saranno poi messi alla prova durante gli stage. Foto: ISIS Pertini di Monfalcone.

«Mestieri a volte sottovalutati ma che invece richiedono una grandissima professionalità, soprattutto quando lavori in locali di alto livello» dicono sicuri i cinque, che le loro arti ancora acerbe le hanno già messe alla prova in esperienze lavorative che hanno il sapore della lezione dal vero. “Alternanza scuola lavoro”, si chiama così.

Una metodologia didattica fatta apposta per consentire agli studenti che hanno superato il quindicesimo anno di età di avvicendare periodi di studio ad altri di lavoro, preparati e strutturati, all’interno dell’anno scolastico. «Delocalizzazione dell’apprendimento» è l’interpretazione che ne offre il loro preside Salvatore Simoncini. Che spiega: «Tutti gli studenti dalla terza alla quinta del nostro istituto frequentano dalle 4 alle 6 settimane di stage in realtà locali convenzionate. Il Sandro Pertini ne conta 280, che coprono tutti gli indirizzi attivati preso il nostro istituto.

“…che all’inizio è bello e divertente. Ma a un certo punto subentra la fatica.”

Sono esperienze utilissime, per far capire ai ragazzi come ci si muove nel mondo del lavoro, diverso, per molte ragioni, dalla scuola». Quando cattedra e banchi lasciano il posto al mondo reale, insomma. Un’avventura in cui si è cimentato Gabriele, che studia per diventare cuoco, lavorando per un noto ristorante della zona. O Giulio e Ario, che si sono messi alla prova in rinomati locali del centro di Trieste.

Studenti della sezione per l'Enogastronomia e l'Ospitalità Alberghiera dell'ISIS Sandro Pertini di Monfalcone e Grado impegnati a scuola in alcune delle attività su cui saranno poi messi alla prova durante gli stage. Foto: ISIS Pertini di Monfalcone.

Così come Francesca e Arianna, che i loro tirocini li hanno passati in alcuni dei migliori ristoranti del Friuli («con tanto di stelle Michelin» aggiungono) lavorando come cameriere, o per meglio dire, come commis de rang. «Perché nel servizio di sala la gerarchia è importantissima. I nomi per i diversi professionisti sono tutti in francese, si usa così. Ognuno corrisponde a un ruolo. Da svolgere al meglio. E non si scherza. Del resto, alla fine del periodo ci viene dato un giudizio, che ha un peso importante sulla valutazione scolastica finale».

Insomma, chi, guardando dall’esterno, pensa che lo stage sia un periodo di vacanza in più, ottima scappatoia da compiti e interrogazioni, ascoltando questi ragazzi deve ricredersi. A sentire i loro racconti, infatti, si capisce che queste esperienze servono davvero: ancor di più per studenti come loro, che a scuola si costruiscono una professione da spendere subito dopo la maturità. Lo si intuisce quando raccontano dell’impatto con un mondo diverso, «che all’inizio è bello e divertente.

Ma a un certo punto subentra la fatica. E poi quando hai a che fare con il pubblico, diventa tutto più complicato. I clienti sono esigenti e, sì, qualche volta maleducati. Ma devi essere sempre impeccabile, anche questo fa parte del mestiere» afferma Francesca. Mestiere che è fatto di risultati: «A volte sei trattato benissimo, impari un sacco di cose e quando ti dicono “bravo”, è proprio una soddisfazione» racconta Ario. Ma anche di difficoltà: «Capita di essere presi un po’ di mira, ti fanno gli scherzi, ti fanno fare i lavori meno interessanti.

Studenti della sezione per l'Enogastronomia e l'Ospitalità Alberghiera dell'ISIS Sandro Pertini di Monfalcone e Grado impegnati a scuola in alcune delle attività su cui saranno poi messi alla prova durante gli stage. Foto: ISIS Pertini di Monfalcone.

Gli ambienti non sono sempre facili. E comunque sei l’ultimo arrivato e se qualcosa va storto è sempre colpa tua. Le lavate di capo? Sì, arrivano anche quelle. E ti senti piccolo piccolo, ti feriscono nell’orgoglio, soffri moltissimo. Però ti regolano, ti registrano sul metodo di lavoro in quel determinato posto» raccontano Gabriele e Giulio. Queste immersioni, brevi e protette (perché due tutor, uno presso la struttura lavorativa e l’altro interno alla scuola, seguono e vigilano su ciascuno dei ragazzi in stage) hanno però altre importantissime valenze, che vanno oltre la singola esperienza.

Quella, per esempio, di formare una mentalità che si potrebbe definire job-oriented, fatta di consapevolezza del proprio ruolo – «Devi essere sempre professionale in ciò che fai» dicono sicuri – ma anche di capacità di tessere una rete di contatti da sfruttare una volta smessi i panni dello studente: «Le relazioni che instauri sono importantissime. Se fai bene lo stage spesso ti richiamano per lavorare. In ogni caso, devi darti da fare. Telefonare, proporti, farti vedere e cercare di fare bella figura.

Solo così hai la possibilità di finire in un buon posto una volta terminata la scuola ». Magari fuori dai confini nazionali. Ario e Giulio, per esempio, hanno già lavorato d’estate tra il personale di sala presso uno degli hotel più famosi di Sankt Moritz, «Un cinque stelle, un posto raffinatissimo, molto esclusivo. Vivere e lavorare fuori? È interessante e spiazzante insieme. Fai nuove amicizie ma, in realtà, sgobbi come un matto.

E dimagrisci. Perché non fai altro che correre». Guardare al lato concreto delle cose, toccarne con mano l’importanza, mettere in pratica ciò che si è imparato, saggiarne l’utilità e le inevitabili differenze con il mondo reale, è, senza dubbio, la miglior strada per l’apprendimento. Ed è ciò che l’esperienza di questi ragazzi ci dimostra, lanciando una luce nuova e positiva sugli sforzi che l’istruzione, tra le tante difficoltà, sta compiendo per costruire percorsi formativi che servano sul serio.

Un esempio? Eccolo servito, ancora, dai nostri cinque protagonisti. A quanti si affannano sui banchi per ficcarsi in testa una lingua straniera di cui è difficile percepire l’importanza, loro, con naturalezza, contrappongono i bisogni di una professione per cui differenti idiomi da possedere e maneggiare con scioltezza sono un indispensabile strumento di lavoro. Un fondamentale cambio di prospettiva, frutto dell’esperienza acquisita sul campo. «Per questo avrei proprio bisogno di trascorrere un periodo a Londra, devo imparare bene l’inglese» afferma Ario.

Mentre Arianna, che l’inglese già lo padroneggia, sogna di imparare altre lingue proseguendo i suoi studi, per utilizzarle poi nell’ambito lavorativo che questa scuola le ha fatto apprezzare. Nel frattempo si sta portando avanti. Per esempio, sa parlare il turco. «Per ragioni familiari ho passato parecchio tempo in Turchia. L’ho imparato così». E all’intervistatore stupito, prima di tornare alle sue lezioni, scrive rapida su un foglio nasılsın, “come va?”.

Approfondimenti
Una possibilità aperta anche ai licei

Introdotta con l’articolo 4 della legge delega n. 35/03, l’Alternanza scuola lavoro è disciplinata dal Decreto Legislativo n. 77 del 15 aprile del 2005 «come metodologia didattica del Sistema dell’Istruzione atta a consentire agli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età di realizzare gli studi del secondo ciclo anche alternando periodi di studio e di lavoro». Lo scopo di questa iniziativa è quello di motivare e orientare i ragazzi, facendone emergere le attitudini e acquisire competenze spendibili nel mondo del lavoro in un intreccio tra scelte educative della scuola, fabbisogni professionali delle imprese presenti sul territorio ed esigenze formative individuali. L’alternanza scuola lavoro coinvolge gli istituti tecnici, quelli professionali, e anche i licei.

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