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Imparare sempre

Un'immagine dei ragazzi dell'Istituto De Amicis di Milano. Foto: Davide Coero Borga

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E tablet sia!

di Davide Coero Borga

9 ottobre 2013

«Tablet vuol dire un’applicazione che ti consente di leggere in pdf un libro di testo, un registro personale e di classe, non più di carta, ma anche gestione di parti del programma didattico all’interno di un’applicazione divisa in testi, video, immagini, audio, schemi. Tablet è condivisione di file attraverso piattaforme dedicate… È un ambiente completamente nuovo. Io tento di spingerlo al massimo delle sue potenzialità, compatibilmente con la collaborazione degli alunni», racconta Andrea Maricelli, docente di italiano e latino all’Istituto De Amicis di Milano.

GLI ISTITUTI DE AMICIS sono un’isola felice, dove l’85% delle classi può fare affidamento su una bella LIM, la lavagna interattiva multimediale che a macchia di leopardo ha sostituito le vecchie lastre di ardesia appese alle pareti delle classi d’Italia. Qui il 60% dei cinquecento studenti è armata di tablet, come gli ottanta insegnanti del corpo docente. L’inserimento di questi nuovi strumenti a scuola è frutto di un progetto voluto dalla direzione dell’istituto che, nella sede distaccata di Gorgonzola ha già rifornito di tavolette elettroniche quasi tutti i duecento ragazzi e i trenta docenti. Una scelta fatta per avvicinarsi al modo di comunicare degli studenti, ma anche per concretizzare un desiderio d’innovazione nel percorso scolastico e declinare i contenuti dei programmi in modo alternativo, nuovo, garantendo a chi è seduto dietro un banco che la scuola è comunque ancorata a un mondo che cambia. L’obiettivo finale è avere studenti che imparano meglio. «È falso pensare che i ragazzi studino meno attraverso un supporto come il tablet e le nuove tecnologie in generale» sostiene Angelo Dalessandri, coordinatore del progetto. «Chi vuole raccogliere la sfida dello studio continua a farlo con lo stesso impegno di sempre». Il punto è che probabilmente sta cambiando il modo in cui si studia, con un moltiplicarsi delle fonti di informazione e la possibilità di affrontare i temi complessi in maniera trasversale. Lo studente impara a gestire la complessità, una expertise sempre più richiesta, anche nel mondo del lavoro. Il progetto, battezzato Lemmings, come un celebre videogioco, nasce due anni fa e coinvolge inizialmente un gruppo di venti docenti, suddivisi in maniera equa tra gli istituti di Milano e Gorgonzola e di tutte le discipline: linguistiche, umanistiche e scientifiche. La sperimentazione si è posta come obiettivo quello di capire quali sono le potenzialità nell’utilizzo del tablet all’interno di una didattica realmente innovativa, tentando di motivare gli insegnanti (ed è un punto che probabilmente distingue questa esperienza da molte altre) a inventare e sperimentare le potenzialità dello strumento tablet a livello disciplinare, utilizzando le classi come laboratorio e tenendo fermi una serie di obiettivi minimi che i partecipanti al progetto devono raggiungere.

L’IDEA È che nessuno al di fuori degli insegnanti può davvero capire quali prospettive apra l’inserimento di uno strumento così sofisticato all’interno di un sistema scolastico che certo è in evoluzione, ma conserva meccanismi consolidati e riconosciuti. La prima fase del progetto è stata interamente dedicata a individuare una serie di app, di programmi applicativi, fondamentali, grazie alle quali aprire un canale di interazione con gli studenti, in classe durante le lezioni e a casa durante le esercitazioni e le sessioni di studio. La ricerca ha privilegiato l’immediatezza, la facilità di uso e la gratuità, per non gravare ulteriormente sulle tasche di studenti e insegnanti. La scelta è caduta su app specifiche, dedicate a singoli aspetti e materie, come le scienze o la storia, e altre decisamente trasversali come gli elaboratori di testo, o i programmi per creare mappe concettuali. Ma è con l’utilizzo creativo del tablet che i docenti hanno raggiunto i risultati più significativi. Le app a disposizione, utili in ambito formativo, solleticano la fantasia dell’insegnante. Immaginate una simulazione virtuale dove, come in un gioco di ruolo, la classe può partecipare a un evento storico, come la crisi dei missili di Cuba, nei panni dell’entourage del presidente Kennedy e “vivere” le difficoltà, i rischi, gli azzardi di una decisione epocale. Esiste la possibilità concreta di cambiare i registri narrativi di una materia scolastica. È necessario però un grosso investimento da parte del professore, che deve cercare gli strumenti in rete, imparare a conoscerli, testarli in autonomia per poi poterli riproporre in classe in maniera efficace. Un vantaggio c’è, e sta nella replicabilità di questi moduli. La app si può utilizzare più volte e in diversi contesti, senza parlare della possibilità intrigante di creare prodotti didattici ex novo, proprio partendo da uno schema di gioco che si è visto funzionare bene. Dalessandri definisce Lemmings come un progetto di successo, «perché oltre a regalare nuovi e potenti strumenti a quegli insegnanti già inclini a sfruttare la tecnologia, l’utilizzo del tablet a scuola ha saputo coinvolgere ed entusiasmare anche quella popolazione insegnante meno esperta. Questi docenti, pur partendo da zero hanno raggiunto un buon livello, tanto che alcuni oggi utilizzano il tablet in classe quotidianamente». Ciò dimostra che non è tanto importante quanto le nuove tecnologie siano conosciute dagli insegnanti, ma la motivazione che li spinge a utilizzarle, il desiderio di mettersi in gioco e la possibilità di rivoluzionare la vita della classe.

“Da quando anche i ragazzi hanno il tablet in classe, il cambiamento è stato consistente perché si possono utilizzare delle risorse internet, si possono assegnare compiti prima impensabili, le ricerche possono diventare piccoli cortometraggi”

IL TABLET OFFRE VANTAGGI piuttosto evidenti. Anzitutto il peso dell’oggetto, che elimina l’annosa questione della pila di libri che i ragazzi devono trascinarsi dentro zaini da sherpa: un’unica tavoletta elettronica contiene in un centimetro di spessore le migliaia di pagine dei volumi che accompagnano gli studenti nell’arco della loro carriera scolastica. Una libreria imponente, sempre a disposizione, consultabile in ogni momento. C’è la possibilità di utilizzare liberamente immagini e video senza bisogno di un’aula multimediale. E dopo un iniziale senso di smarrimento, privati del supporto fisico dei libri, i ragazzi hanno saputo adattarsi velocemente alla scuola 2.0. «Io direi che l’utilizzo di una tecnologia che appartiene più ai ragazzi che agli insegnanti non ci mette in svantaggio, ma in discussione» riflette Fabrizio Di Pietro, docente di storia e filosofia al De Amicis. «E questo, se vogliamo, è l’aspetto più bello del lavoro che facciamo. È una fonte di stimolo e rinnovamento, essenziale per chi deve rivoluzionare quotidianamente la relazione con la propria materia e i ragazzi che gli stanno seduti davanti».  Le possibilità offerte dall’impiego delle nuove tecnologie, già nella scuola di oggi, sono notevoli. Certo, in realtà pubbliche debilitate dalla cronica mancanza di risorse, il prezzo per l’acquisto di un tablet a ogni studente rappresenta un ostacolo serio. C’è bisogno di tecnologia a basso costo. Ci hanno pensato in India, dove un tablet da 30 dollari è nato precisamente come strumento didattico.

L’UTILIZZO DEL TABLET a scuola sembra la naturale evoluzione di una didattica che, per molti, già da qualche anno andava in quella direzione, con pc e proiettore spesso portati in aula. Certo, da quando anche i ragazzi hanno il tablet in classe, il cambiamento è stato consistente perché si è capito che la didattica multimediale non è semplicemente passare dalla carta al pdf o aggiungere qualche video, bensì qualcosa di sostanziale: si possono utilizzare delle risorse Internet che aumentano le competenze degli studenti nelle singole discipline, si possono assegnare compiti prima impensabili, le ricerche possono diventare piccoli cortometraggi girati nel luogo dove i ragazzi vengono spediti virtualmente (uno scavo archeologico, la galleria di un pittore). C’è chi, fra gli insegnanti, sa trasformare le sue competenze e con questi nuovi strumenti ottiene una maggiore potenza di fuoco fra le trincee dei banchi di formica. Altri non ne vogliono sapere, ancorati a una narrazione della materia più tradizionale. Come vuole la più classica delle definizioni, la tecnologia spacca insomma i docenti tra apocalittici e integrati. Anche se, molto spesso, la vera sfida diventa poi l’accesso garantito a una banda larga di qualità per studenti e professori, in classe come a casa. Altrimenti si rischia di passare la lezione nell’attesa che il video si carichi.

 

 

 

 

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