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Economia. Tre miti giovanili da sfatare

Intervista a Stefano Zamagni di Paolo Magliocco

17 febbraio 2013

Il tema delle differenze tra generazioni non è tipico di questa fase di sviluppo, spiega il professor Zamagni, economista che da molto tempo guarda alle nuove forme di organizzazione dell’attività umana. La differenza è che oggi il fenomeno ha subito un’accelerazione ignota alle epoche precedenti: le transizioni del passato avvenivano a un ritmo talmente lento da consentire all’intera società e alle sue istituzioni di aggiustarsi al cambiamento, mentre oggi i mutamenti sono più rapidi della capacità di adattamento.

«Io ritengo che la crisi economica che stiamo attraversando ha accentuato e ancor più accelerato il processo, ma la trasformazione ha cominciato a produrre i proprio effetti un quarto di secolo fa. In una prospettiva storica, è bene ricordare che questi fenomeni si sono già realizzati, dal Medio Evo all’Evo Moderno e dall’Evo Moderno a quello Contemporaneo. Oggi si tratta della transizione dalla società industriale a quella post industriale».

PROFESSORE, CHE COSA COMPORTA QUESTA TRANSIZIONE?

Per capire le sfide per il presente e il futuro che la generazione dei giovani si trova ad affrontare, bisogna guardare a tre miti che caratterizzano oggi la condizione giovanile. Il primo mito e la prima sfida riguardano la tecnologia. Il mito tecnologico fa credere che tutto ciò che è tecnicamente realizzabile, possa e debba essere davvero fatto. Sappiamo bene, invece, che gli strumenti che le conoscenze mettono a disposizione non necessariamente è bene che si traducano in atti concreti.

Bisogna chiarire ai giovani che il fatto che siano nelle condizioni di avere accesso a una quantità di informazioni senza paragone nel passato, non significa automaticamente che le loro capacità cognitive e riflessive siano aumentate nella stessa proporzione. I ragazzi oggi sono bombardati da informazioni che non costituiscono conoscenza, che non si trasformano in conoscenza perché questo richiede una capacità di assimilazione che ha bisogno di tempi diversi.

Questo spiega le frustrazioni e le nuove sindromi anche psicologiche che si stanno manifestando. Il secondo mito riguarda le capacità dei giovani e lanostri giovani hanno molte più capacità dei giovani delle generazioni passate, ma hanno minore capacitazione. Hanno meno possibilità di tradurre in azione le loro conoscenze e capacità, che restano quindi allo stato potenziale. Bisognerebbe modificare l’impianto del sistema scolastico e universitario. Perché la nostra scuola, soprattutto quella italiana, dà capacità, ma non dà capacitazione. È una sfida che riguarda i giovani, ma che chiaramente coinvolge la classe dirigente e la classe politica. Il problema non è cambiare i programmi scolastici, bensì far fare esperienza lavorativa ai giovani sin dalla scuola superiore.

QUAL È IL TERZO MITO?

La terza sfida è quella che riguarda il mito dell’Homo economicus, ovvero dell’utilitarismo. La cultura individualista di oggi, che ha soppiantato la matrice culturale comunitarista che prevaleva in passato, ha prodotto indubbi risultati positivi, ma ha determinato anche una situazione in cui il giovane oggi è ossessionato dalla preoccupazione di non riuscire a raggiungere le proprie mete. Il messaggio dell’individualismo è che ognuno debba farcela con le proprie forze, ognuno è responsabile del proprio destino.

“I nostri giovani hanno molte più capacità dei giovani delle generazioni passate, ma hanno meno possibilità di tradurre in azione le loro conoscenze e capacità, che restano quindi allo stato potenziale”

Questo costituisce uno stimolo e un incentivo a migliorarsi, a impegnarsi di più, a responsabilizzarsi, ma rischia anche di aumentare la frustrazione e soprattutto il senso di impotenza. Se a un giovane viene detto che ha il proprio destino nelle mani, che deve puntare e contare sulle proprie forze, nel caso in cui non riesca a raggiungere i propri obiettivi c’è il rischio che vada incontro a una sfida consiste nel passaggio dalla capacità alla capacitazione. Nella lingua inglese esistono due termini, capacity e capability, che in italiano possiamo tradurre come capacità e “capacitazione”.

La capacitazione è la capacità che si traduce in azione. Iautodistruzione della sua personalità. Il mito dell’individualismo, dell’uomo individualista, oggi è la minaccia più grave che incombe sui giovani. Dai risultati delle ricerche empiriche emerge che i giovani di oggi sono meno felici dei giovani del passato. E con riferimento alle diverse coorti di età, i giovani sono, a parità di tutte le altre condizioni (ceto, istruzione ecc.) meno felici dei meno giovani. L’indicatore sintetico di felicità è più basso tra i 18 e i 30 anni che non tra i 30 e i 60 anni.

CHE COSA SI POTREBBE O SI DOVREBBE FARE PER MODIFICARE QUESTA SITUAZIONE?

Queste tre sfide devono essere vinte e per farlo servono un’azione sia sociale sia politica. Ci vuole una riforma della scuola. Bisogna organizzare la nostra società in modo da facilitare l’adesione dei giovani a esperienze di tipo comunitario significativo durante gli anni della scuola, dell’università, e anche dopo l’università.

Bisogna spiegare ai giovani che se non mettono in pratica il principio di reciprocità, per esempio attraverso forme di volontariato, il mito dell’individualismo li distruggerà. Hanno molti più beni materiali e molti meno beni relazionali. Hanno tanti contatti e poche relazioni: Internet, Facebook, hanno aumentato i contatti, ma non le relazioni.

La terza implicazione riguarda la famiglia. La famiglia è l’istituzione che per prima e più di tutte sviluppa funzioni non solo di tipo educativo, ma anche relazionale. E bisogna affrontare il grande nodo dell’armonizzazione dei tempi di lavoro e dei tempi di vita familiare. Se spingiamo solo all’aumento della partecipazione anche delle donne al mercato del lavoro, che consente un aumento del PIL e dei redditi delle famiglie, e non prestiamo attenzione al fatto che la famiglia vive di relazioni particolari, e racchiude i primi rapporti tra generazioni, esaspereremo il problema.

Dobbiamo cambiare il modo di produzione. Bisogna che si ricostituisca l’armonia tra le esigenze dell’impresa e quelle della vita familiare.

INFOGRAFICA

Scarica il PDF dell’infografica seguente.

 

Approfondimenti
Per approfondire
  • Per un’economia a misura di persona, di Stefano Zamagni, 2012, Città Nuova, pag 96, 8,50 euro
  • Economia ed etica. La crisi e la sfida dell’economia civile, di Stefano Zamagni, 2009, La Scuola, pag 144, 9,30 euro

 

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