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Il carcere che custodisce l’antico sapere

Opera, Milano

16 febbraio 2013

Opera, Milano

Seghetti, lime, pialle, sgorbie, scalpelli, morsetti, righe e squadre, legni; e poi più di settecento ore di formazione a fianco di maestri liutai di Cremona, dove il violino è nato oltre quattro secoli fa su impulso di famiglie di artigiani che si chiamavano Stradivari, Amati, Guarneri del Gesù. Novelli Mastro Geppetto – come dice uno di loro – sono a oggi otto detenuti del grande Reclusorio di Opera, presso Milano, che dal 2010 animano il Laboratorio di Liuteria della prigione, gestito dalla Cooperativa sociale Opera in Fiore.

Altri dieci hanno avviato l’anno scorso un analogo itinerario. Davvero è una scommessa vinta quella della casa di pena lombarda: mettere in piedi un’attività di altissimo livello nonostante la concorrenza sul mercato di strumenti fabbricati serialmente in Cina; proporre l’apprendimento di un mestiere raffinato e di un impegno duro che richiede pazienza, precisione, perseveranza. Gli esiti sono andati al di là dell’immaginabile; i carcerati ci hanno messo l’anima e ne sono stati ricompensati, per la passione che ne è nata, perché l’iniziativa si sostiene economicamente, perché i violini usciti dalle loro mani hanno risuonato in concerto, anche tra le mura del penitenziario.

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