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In volo verso il futuro

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In volo verso il futuro

di Donato Ramani

16 marzo 2012

Lo spazio web diventa il centro della nuova esperienza scolastica.

Quella che vi stiamo per narrare è una storia diversa. Del resto, come vi accorgerete tra poco, gli accadimenti che la costellano non si possono che definire singolari. L’ambientazione? Una classe piena di ragazzi, in una scuola pubblica italiana. È lì, tra quelle quattro mura in cui spesso nulla sembra cambiare mai, che questo racconto si svolge.

Ed è lì che, all’improvviso, le cose prendono una piega davvero imprevedibile. Pareti che svaniscono. Lo spazio fisico che si trasforma. Il tempo delle lezioni che sembra dilatarsi. Gli studenti? In un’aula diventata improvvisamente nuova e stimolante inventano, progettano, condividono, si mettono alla prova. E, soprattutto, imparano, grazie a una didattica tutta diversa, che sulle potenzialità delle nuove tecnologie fonda le sue radici.

Fantasia? Tutt’altro. Perché questa non è una storia inventata. E la classe in cui vi abbiamo portato non appartiene a una scuola immaginaria. Invece, fa parte di una realtà che già esiste nel nostro Paese, nata grazie a un’iniziativa che sta già raggiungendo importanti traguardi.

Cl@ssi 2.0 è il nome del progetto del Miur partito nell’anno scolastico 2009-2010 che ha coinvolto oltre 150 classi secondarie di primo grado sparse in giro per l’Italia. A partire dal 2010 l’iniziativa si è poi estesa alle elementari e alle superiori. Una vera avventura, la potremmo definire, dagli obiettivi veramente ambiziosi: testare un nuovo modo di insegnare, ripensare i percorsi didattici, innovare l’ambiente di apprendimento.

E tutto grazie a computer, telecamere, macchine fotografiche, LIM, stampanti e le altre attrezzature che hanno riempito le classi 2.0, acquistate con i finanziamenti forniti dal Ministero. «È importante sottolineare, però, che non è la tecnologia fine a se stessa la protagonista di questa iniziativa» racconta il professor Pierpaolo Limone, dell’Università di Foggia, referente scientifico per le classi pugliesi inserite nel progetto e coinvolto nelle attività di formazione dei docenti a livello nazionale. «I ragazzi di oggi saranno i protagonisti futuri di una società digitale. Per questo devono saper leggere criticamente e produrre messaggi multimediali.

Ma in questa iniziativa c’è un secondo e più importante livello di lettura. Le nuove tecnologie offrono grandi possibilità per ripensare i percorsi didattici e i modelli organizzativi della scuola, allontanandosi così sempre di più dal concetto di classe, orario, lezioni solo da ascoltare. E fare entrare in campo parole nuove come partecipazione, collaborazione, scambio».

Per capire la portata del cambiamento possibile basta fare un giro dell’Italia e raccogliere le esperienze dei diversi istituti. È a questo punto che la nostra storia si divide in molti racconti, uno diverso dall’altro, un tuffo in una scuola fatta con ingegno, grande passione, progetti nuovi e divertenti.

Quella, insomma, che non ci si aspetta. Ma che esiste e brilla per vitalità. “Da nativi digitali a studenti digitali”, per esempio, è il nome coniato dalla scuola secondaria di primo grado Don Milani dell’IC San Giorgio di Mantova per il progetto Cl@ssi 2.0. «Abbiamo sviluppato una piattaforma di e-learning» racconta la professoressa Barbara Papazzoni, referente per la scuola «che è diventata da subito uno strumento utilissimo. Per gli insegnanti, per organizzare lavori di gruppo, per inserire i materiali didattici o per mettere a punto percorsi personalizzati.

E per i ragazzi che hanno così modo di consultare quotidianamente ciò che è stato preparato dai docenti, seguire l’intero percorso didattico e collaborare, scambiarsi informazioni, svolgere compiti o allenarsi prima di una prova verificando gli eventuali errori commessi». Che il progetto abbia colpito nel segno lo testimoniano l’altissimo numero di accessi quotidiani alla piattaforma, utilizzata ora da diverse classi, e, nelle parole degli insegnanti coinvolti, la maggior puntualità e accuratezza nei compiti da svolgere, la maggiore autonomia e coinvolgimento dimostrati dai ragazzi.

Una classe senza più pareti è, fin dal nome, l’obiettivo dell’iniziativa messa a punto all’altro capo dello Stivale da un altro istituto, il Maria Immacolata di San Giovanni Rotondo. “Open space”, si chiama così il progetto che vede protagonisti i ragazzi di una seconda liceo scientifico, la II D. Obiettivo dichiarato «aprire lo spazio chiuso dell’aula grazie a tecnologie innovative che incentivino l’interazione continua tra allievi e docenti, permettendo di proseguire l’apprendimento anche a casa».

Al centro dell’esperienza, uno spazio web, fatto per creare, consultare e modificare contenuti digitali, ma anche per videochiamarsi o per chattare. All’occorrenza anche con i professori, se l’orario delle lezioni è già finito. Del resto tutti i ragazzi hanno in dotazione un netbook da portare con sé. Mentre penna e quaderno, per il momento, finiscono nel cassetto.

Il fatto che ogni scuola, in base alle esperienze già fatte, al background degli insegnanti, alle specificità locali, porti avanti un progetto diverso per modalità e caratteristiche, è solo uno dei punti importanti di Cl@ssi 2.0. Niente imposizioni dall’alto, questa è stata la filosofia applicata, ma un’innovazione che invece possa arrivare dal basso, da chi ogni giorno si confronta con la didattica, i suoi bisogni e i suoi problemi, ha delle buone idee per rinnovarla e una gran voglia di realizzarle. Del resto questo vuole essere un laboratorio, dinamico, indipendente, creativo.

Fatto apposta per sperimentare, per vedere cosa funziona e cosa non va, per saggiare le incredibili potenzialità del mezzo. E gettare il seme di un vero cambiamento. Così i ragazzi delle elementari di Uggiano La Chiesa, in provincia di Lecce, sotto la guida della professoressa Barbara Metrangolo, «tra fiaba, leggenda, racconto storico e cronaca» stanno lavorando a “Il giornale dell’Homo sapiens sapiens” in cui, come piccoli reporter, racconteranno le vicende dei nostri antenati, la loro vita quotidiana, le loro vicissitudini, la loro cultura.

Videonotizie, news online e un edizione del giornale scaricabile in pdf saranno i prodotti che nasceranno da questa iniziativa. All’IC Antonino Rall di Favignana, invece, gli studenti della classe 2.0 utilizzano gli iPad per imparare le lingue, per leggere, per costruire insieme mappe concettuali valutate poi dagli insegnanti, impegnandosi in attività apparentemente ludiche ma impegnative e complesse.

Mentre all’istituto secondario di primo grado Nicholas Green dell’IC di Argelato, Bologna, gli studenti della classe 2.0, si sono messi alla prova con le nuove tecnologie nei corsi di italiano, storia e geografia. Racconta la professoressa Daniel Benfenati: «Da quando siamo partiti, nel 2009, le attività sono state diverse. Abbiamo incentivato l’attività in gruppi, ciascuno dei quali, ad esempio, con l’aiuto dei supporti informatici ha dovuto sviluppare un particolare tema di letteratura.

Alla fine, i lavori sono stati presentati ai compagni e talvolta anche in altre classi». “Ricerca/ ricerco” è il titolo che è stato trovato per questo percorso «perché gli studenti in questo modo diventano davvero protagonisti del loro lavoro, devono cercare le informazioni in rete, trovarle, sceglierle, creando, ciascuno secondo le proprie attitudini, gusto e potenzialità, un nuovo prodotto didatticamente interessante». Come progetto comune, quest’anno gli alunni si stanno concentrando su un’impresa non da poco: “Romeo e Giulietta 2.0”, rivisitazione della famosa tragedia, di cui i ragazzi hanno riscritto il testo e che reciteranno riprendendo il tutto con la videocamera, con la produzione finale di un DVD.

Che poi questo fermento abbia prodotto delle eccellenze riconosciute in campo europeo, è solo la prova che la strada, e le idee, sono quelle giuste. L’esperienza della classe 2.0 della scuola media Brofferio di Asti, in questo senso, segna il cammino. Due progetti ideati dalla professoressa Cinzia Chelo, infatti, hanno brillato nel prestigioso contesto dei “Medea awards 2011”, premio internazionale destinato a riconoscere e incentivare le buone pratiche nell’uso dei media in campo educativo.

«“Podcast in libertà” ha ricevuto una menzione speciale, mentre il secondo progetto, intitolato “Imprinting”, è risultato nella rosa dei nove finalisti assoluti» racconta, giustamente orgogliosa, la professoressa. Che spiega: «”Podcast in libertà” raccoglie contributi di varia natura, prodotti sviluppati dai ragazzi e con i ragazzi. Dalle Broffavole, ovvero le storie di Fedro lette e interpretate dai ragazzi, alle lezioni di geometria alla LIM filmate dagli studenti, fino a PodcASTIng, una serie di audio e video guide che raccontano la storia, la cultura, la natura di Asti e i suoi dintorni.

“Imprinting” nasce invece da due filmati. Il primo è fatto da un insegnante, il professor Marco Serra, e rappresenta uno spaccato di attività collaborativa svolta in classe dagli studenti. Il secondo è un reportage di un incontro tra le classi 2.0 del Piemonte, prodotto dai ragazzi in completa autonomia. Loro hanno fatto le riprese e rielaborato il materiale, seguendo lo stile e le tecniche utilizzate dal docente nel primo video.

Il titolo, “Imprinting”, nasce proprio da questo». Dietro a tutte queste attività, ci tiene a sottolineare la professoressa, «c’è un backstage didattico potente e importante, perché i contenuti ci sono tutti, si parli di matematica, di scienze o di una delle altre materie che vengono affrontate con questo approccio. Quello che cambia è il modo di trasmetterli. D’altra parte le cose si evolvono in fretta.

Questi ragazzi sono dei nativi digitali, e questi strumenti fanno già parte integrante del loro mondo. La scuola deve reggere il passo. Altrimenti, entrando in classe, sembrerà loro di varcare la soglia di un museo di antichità!». Nel cassetto della professoressa Chelo ci sono molti altri progetti «perché servono inventiva e creatività, e apertura alle novità. Solo così si riesce a mantenere vivo l’entusiasmo.

Del resto, quando il progetto Cl@ssi 2.0 prese il via, la raccomandazione diretta a noi insegnanti fu “volate altissimo, perché qui bisogna cambiare la scuola”».

Molti di loro, la professoressa Chelo in testa, non se lo sono fatto ripetere due volte.

Approfondimenti
I tutor arrivano dall’università

Che cos’è il progetto, quante classi partecipano, quanti soldi possono spendere.

Il progetto Cl@ssi 2.0 è partito nell’anno scolastico 2009-2010, con la selezione, attraverso bando del Miur, di 156 classi secondarie di primo grado sparse su tutto il territorio nazionale. Il finanziamento concesso dal Ministero è stato di 30.000 euro per classe, da utilizzare in un triennio di attività per l’acquisto di tutta la dotazione tecnologica necessaria ad attuare il proprio progetto.

Nell’anno scolastico 2010-2011 sono partite invece le scuole elementari (124 classi), con un finanziamento di 15.000 euro su tre anni e le secondarie di secondo grado (134 classi), con lo stesso finanziamento per due anni di lavoro. Per ciascuna regione coinvolta, riferimento per gli insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo grado sono stati dei tutor interni alle università del territorio, che in questi anni hanno avuto il compito di offrire supporto scientifico e assistenza alla progettazione e all’attuazione delle iniziative. Per le scuole superiori, invece, si è optato per una struttura orizzontale.

Sono infatti insegnanti di provata esperienza nel campo delle nuove tecnologie applicate alla didattica a lavorare come coach per i docenti delle diverse scuole direttamente impegnati nelle attività delle classi 2.0.