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La didattica “capovolta”

di Fabio Serenelli

17 febbraio 2013

Esiste una ricetta per una scuola più coinvolgente per gli studenti e meno frustrante per gli insegnanti? Un modo di fare lezione che sia più efficace per il raggiungimento degli obiettivi didattici e più efficiente nella gestione del carico cognitivo e delle energie di tutti? Una proposta arriva dagli Stati Uniti, patria del movimento per una scuola attiva e oggi culla di una nuova corrente che coinvolge migliaia di insegnanti di ogni ordine e grado e che mette in discussione la sacralità della lezione tradizionale come pilastro della didattica contemporanea.

È in atto una discussione che coinvolge sempre più docenti e che si sta allargando dagli Stati Uniti agli altri Paesi, compresa l’Italia. Ma è ancora in fase embrionale in termini di riflessione pedagogica, al punto che non esiste neppure un nome definitivo per il movimento stesso: flip-teaching (capovolgi l’insegnamento), flip-learning (capovolgi l’apprendimento) o più semplicemente flip your classroom!, ovvero “capovolgi la classe!”.

TRA CHIMICA E MULTIMEDIALE

Tutto è cominciato quando due insegnanti di chimica della scuola secondaria, Jonathan Bergmaan e Aaron Sams, si sono accorti che entrambi percepivano la propria attività come troppo meccanica e arida.

Giorno dopo giorno, i cicli continui di lezione e test di verifica limitavano il tempo necessario per conoscere in profondità i propri studenti e capire i loro bisogni, in termini sia di apprendimento sia di relazioni. Nel 2007 hanno pensato di trovare questo tempo mancante spostando il momento dell’acquisizione dei saperi di base, cioè della lezione tradizionale, oltre l’aula e hanno scelto di responsabilizzare gli studenti proponendo come “compito a casa” l’utilizzo di materiali digitali in autoistruzione.

In questo modo hanno liberato la loro didattica dall’incombenza delle lezioni, che hanno convertito in screencast, ovvero brevi video digitali composti da audio e sequenze di immagini. Il tempo in aula è diventato disponibile per laboratori in piccoli gruppi e per seguire direttamente i singoli studenti attraverso un tutoraggio uno-a-uno. I due chimici hanno poi condiviso sul web i video prodotti e hanno comnciato a raccontare la loro esperienza. I social network hanno fatto il resto diffondendo a macchia d’olio il modello e dando il via al movimento flip your classroom.

Bergmaan e Sams pongono in evidenza come “ribaltare la didattica” possa fornire un quadro operativo per allineare le conoscenze e le competenze degli studenti e migliorare la relazione educativa attraverso la tecnologia e un’attenta ottimizzazione del tempo. Potrebbe sembrare un approccio eccessivamente pragmatico. In realtà si basa sul consolidato modello pedagogico del Mastery Learning, l’apprendimento per la padronanza nato negli anni Settanta che, tra le altre cose, si scaglia contro l’idea che esistano studenti di serie A e di serie B, in grado o meno di raggiungere accettabili livelli di prestazione.

Il Mastery Learning punta a far ottenere il massimo livello di padronanza al maggior numero di studenti (se possibile alla loro totalità), nel rispetto dei ritmi e degli stili di apprendimento dei soggetti. Il flipped learning in fondo ne rappresenta un’applicazione aggiornata ai tempi delle tecnologie digitali e dei social network. Il ribaltamento del tempo consiste semplicemente nello spostare a casa i momenti di istruzione che richiedono un’interattività limitata, attraverso lo studio in autonomia.

In aula vengono invece valorizzati i compiti caratterizzati da una maggiore complessità e apertura problematica, che vanno affrontati attraverso il confronto critico con gli altri studenti e con il docente. sui contenuti di base, che saranno usati come elementi chiave per realizzare attività più stimolanti, di problem solving oppure produzioni originali individuali o in piccoli gruppi. Per esempio i ragazzi potranno impegnarsi nella creazione di poster, presentazioni digitali, filmati, composizioni artistiche o altro. Insomma, lo studente non svolge più i “compiti” a casa e in solitudine, invece, applica in modo attivo (in classe) i concetti appresi (a casa) e questo ne favorisce un “ancoraggio” più profondo, grazie al supporto diretto del proprio insegnante e del gruppo classe. Una flippedclass si basa dunque sullo spostamento del momento di acquisizione dei contenuti didattici. Ma ribaltare la didattica in aula significa sconvolgere anche ruoli e status consolidati dal punto di vista fisico.

TUTTI DIVENTANO PIÙ ATTIVI

In una flipped-class, l’insegnante non sta in cattedra, cambia la propria posizione e gira continuamente tra i banchi, monitorando le attività e regolando l’interazione tra gli studenti. Per i sostenitori della flipped-school, questo significa che assume il ruolo di regista della classe, più vicino alla figura del coach o del tutor che a quella del docente tradizionale.

Un ruolo impegnativo, che in realtà prevede molte attività, tra le quali compare anche la classica spiegazione. Che però diventa parte di un lavoro fatto per lo più insieme ai ragazzi. Lo studente, da parte sua, è invece obbligato a essere attivo, perché in aula tutti si aspettano da lui che applichi e produca conoscenza, non che assorba informazioni. L’obiettivo è che l’aula diventi un luogo dove gli studenti siano incoraggiati a concentrarsi sulla sperimentazione diretta, ad apprendere criticamente e a collegare concetti potenzialmente astratti con l’esperienza concreta e quotidiana.

Nel metodo flipped classroom, il tempo in classe è utilizzato per esercitazioni e attività di gruppo. Foto: The Boston Globe/ Getty Images

Nel metodo flipped classroom, il tempo in classe è utilizzato per esercitazioni e attività di gruppo. Foto: The Boston Globe/ Getty Images

COME CAMBIANO I RUOLI

Da un punto di vista pratico, con il flipped learning il ciclo dell’apprendimento inizia a casa e non a scuola, dove lo studente utilizza brevi ed efficaci videolezioni (o altro materiale didattico appropriato) trovando da solo il ritmo di studio con il proprio computer, tablet, lettore mp3 o cellulare.

La mattina seguente il ragazzo si presenta a scuola già “informato” sui contenuti di base, che saranno usati come elementi chiave per realizzare attività più stimolanti, di problem solving oppure produzioni originali individuali o in piccoli gruppi. Per esempio i ragazzi potranno impegnarsi nella creazione di poster, presentazioni digitali, filmati, composizioni artistiche o altro. Insomma, lo studente non svolge più i “compiti” a casa e in solitudine, invece, applica in modo attivo (in classe) i concetti appresi (a casa) e questo ne favorisce un “ancoraggio” più profondo, grazie al supporto diretto del proprio insegnante e del gruppo classe.

Una flipped-class si basa dunque sullo spostamento del momento di acquisizione dei contenuti didattici. Ma ribaltare la didattica in aula significa sconvolgere anche ruoli e status consolidati dal punto di vista fisico.

TUTTI DIVENTANO PIÙ ATTIVI

In una flipped-class, l’insegnante non sta in cattedra, cambia la propria posizione e gira continuamente tra i banchi, monitorando le attività e regolando l’interazione tra gli studenti. Per i sostenitori della flipped-school, questo significa che assume il ruolo di regista della classe, più vicino alla figura del coach o del tutor che a quella del docente tradizionale.

Un ruolo impegnativo, che in realtà prevede molte attività, tra le quali compare anche la classica spiegazione. Che però diventa parte di un lavoro fatto per lo più insieme ai ragazzi. Lo studente, da parte sua, è invece obbligato a essere attivo, perché in aula tutti si aspettano da lui che applichi e produca conoscenza, non che assorba informazioni.

“Con il flipped learning il ciclo dell’apprendimento inizia a casa e non a scuola, dove lo studente può trovare da solo il proprio ritmo di studio”

L’obiettivo è che l’aula diventi un luogo dove gli studenti siano incoraggiati a concentrarsi sulla sperimentazione diretta, ad apprendere criticamente e a collegare concetti potenzialmente astratti con l’esperienza concreta e quotidiana. L’idea è che anche la percezione che gli studenti hanno del valore del tempo speso a scuola debba cambiare: le ore passate con il tutor e i compagni non si limitano più all’ascolto passivo, ma diventano lo stimolo per relazioni cooperative e competitive finalizzate a una progressione dell’autonomia e alla pubblica dimostrazione di padronanza delle materie.

Anche la scuola nel suo complesso, attraverso l’adozione di questo modello potrebbe modificare la propria immagine, passando da luogo spesso vissuto come oppressivo perché caratterizzato da una didattica rigida e non centrata sulla persona, a uno spazio in cui il consumo degli stimoli informativi non sia mai superficiale e inconsapevole.

 

Approfondimenti
Che cosa fa l’insegnate di una flipped class
  • Appena arrivato in classe comunica il programma della giornata ed esplicita gli obiettivi da raggiungere
  • Verifica il livello di comprensione dei contenuti studiati in autonomia (pre-requisiti)
  • Adotta – se serve – un momento di istruzione frontale, per esempio per sintetizzare o riprendere elementi poco chiari
  • Sostiene gli studenti in attività collaborative e cooperative in qualità di esperto della materia e coordinatore dei gruppi
  • Guida la classe nella creazione di prodotti originali, anche digitali, che sianonapplicazione delle teorie
  • Individualizza il feedback e predisporre piani personali per attività di recupero o approfondimento
  • Promuove la dimostrazione pubblica della padronanza di fronte alla classe e incoraggia la diffusione online di ciò che i ragazzi producono

 

Vantaggi del modello Flip Your Classroom

PER LO STUDENTE

Assume il controllo del proprio apprendimento. Guadagna tempo: segue le lezioni dove vuole e quando vuole, quante volte vuole e al proprio ritmo. Nell’applicazione dei contenuti è sostenuto dal docente e dai compagni. Aumentano gli scambi con il docente e i compagni.

PER L’INSEGNANTE / TUTOR

Aumenta il controllo della didattica. Guadagna tempo: registrando le videolezioni può riutilizzarle di anno in anno e in ogni classe. Evita la monotonia. Può verificare in tempo reale i progressi dei singoli. Conosce meglio i bisogni dei singoli studenti

 

Il prof più famoso ha cominciato per caso

Il modello di blended learning, cioè di un mix bilanciato di istruzione in presenza e a distanza, ha iniziato a diffondersi anche grazie alla spinta propulsiva offerta dalla ormai celebre Khan Academy, un sito che offre gratuitamente una sterminata libreria di video didattici – dalle scienze sociali alla fisica quantistica – che possono essere usati per “capovolgere” l’insegnamento.

Il fondatore di questa accademia digitale è Salman Khan, un plurilaureato del MIT (Massachusetts Institute of Technology) che ha cominciato mettendo su Internet poche videolezioni di matematica per le sue nipotine e ha visto i suoi video diffondersi in modo virale tra gli studenti degli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. Khan ha allora deciso di applicare su grande scala l’invito di Bloom, Block e Anderson – i teorici del Mastery Learning – a definire in modo esplicito gli obiettivi didattici per le proprie videolezioni e a dividere i contenuti in minicorsi o unità di insegnamento-apprendimento autonome.

Ormai diventato un vero guru di YouTube, oggi ricopre anche il ruolo di involontario innovatore pedagogico, ma viene bersagliato da critiche taglienti che lo considerano responsabile della diffusione di uno stile di istruzione piatto, acritico e alienante. Ecco la sua risposta: «Più gli insegnanti ribaltano il loro metodo di insegnamento – con gli studenti che guardano le videolezioni a casa al proprio ritmo – più tempo verrà liberato a scuola per attività creative come il gioco, l’arte o il brainstorming collettivo».

Per approfondire

 

COMMENTI / 5

  • fabio biscaro

    Non posso che considerarmi d’accordo!

    Abbiamo scritto un libro sull’argomento dando consigli pratici su come fare e con l’appoggio di Tullio De Mauro.

    http://amzn.to/19V1yDZ

  • antonia di canto

    Non vedo l’ora di sperimentare la flipped classroom, poi condividero’ volentieri le mie riflessioni con i colleghi che usano quesa strategia abitualmente!

  • Daniele Mitrangolo

    Potrebbe essere interessante provarlo, ma ha un difetto, che a mio avviso non fuziona nelle classi dove molti ragazzi non studiano. E’ improponibile ad un professionale e in classi con ragazzi con certe patologie.

  • carmela cassa

    Da circa tre anni sperimento la didattica capovolta e posso garantirvi che funziona.
    Apportando quei necessari adattamenti, indispensabili per renderla “adeguata” al gruppo classe con cui lavoro e agli strumenti e/o ausili di cui la scuola dispone, ho ottenuto risultati di apprendimento – e non solo – insperati.

  • marisa

    ottimi risulatati

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