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La difficile arte di valutare l’istruzione

di Roberto Ricci

9 ottobre 2013

“Già a partire dal 2014, sarà possibile valutare gli esiti degli apprendimenti degli studenti non soltanto ogni anno separatamente, ma anche potendo cogliere linee evolutive e di sviluppo”

Negli ultimi decenni e in particolare negli ultimi anni si sono susseguiti profondi cambiamenti sociali ed economici, molti dei quali sono ancora in corso e hanno esiti molto difficili da prevedere e da interpretare. La crisi finanziaria degli ultimi anni ha considerevolmente modificato le prospettive di crescita e di sviluppo delle società avanzate, ponendo al centro dell’attenzione la qualità del capitale sociale di ciascun Paese. È ormai evidente ai più che l’aggravamento della crisi economico-sociale degli ultimi anni richieda paradigmi nuovi per trovare possibili soluzioni, salvaguardando i traguardi fondamentali che le moderne economie avanzate hanno raggiunto nel secolo appena concluso. Valutare la qualità dell’istruzione è un tema molto complesso e richiede la considerazione di aspetti diversi e di natura differente.

Tuttavia, è opinione diffusa, specie a livello internazionale, che qualsiasi valutazione non possa prescindere da una solida misurazione degli esiti di apprendimento degli studenti, siano essi giovani studenti o adulti in formazione, di qualsiasi tipo essa sia. Tale istanza è divenuta ancora più rilevante nel momento in cui l’Italia, come molti altri Paesi, ha adottato provvedimenti normativi volti alla riorganizzazione del sistema scolastico nazionale basandolo sull’autonomia delle singole istituzioni scolastiche. In questo contesto, già a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso si sono affermate ricerche comparative internazionali. Le più importanti e le più conosciute sono quelle promosse dalla IEA (International Association for the Evaluation of Educational Achievement) e dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), finalizzate alla misurazione dei livelli di competenza degli studenti della scuola primaria e secondaria in alcuni ambiti disciplinari, ossia le cosiddette competenze di base fondamentali per l’esercizio dei diritti di cittadinanza attiva, principalmente riconducibili alla comprensione della lettura della lingua scritta, alla matematica e, talvolta, alle scienze naturali.

La partecipazione dell’Italia a queste ricerche è sempre stata assidua, anche se le effettive ricadute sul sistema sono state modeste, se non addirittura irrilevanti. Negli ultimi anni si è assistito a un’inversione di tendenza con la pubblicazione di rapporti periodici e l’organizzazione di attività di  formazione sui contenuti specifici delle ricerche stesse. Nelle rilevazioni internazionali spesso l’Italia si colloca sotto le medie internazionali e tali divari paiono aumentare quando si passa dalla scuola primaria a quella secondaria. Gli esiti delle rilevazioni della IEA e dell’OCSE mettono in luce un quadro con molte ombre e poche luci, specie negli ambiti scientifici, ma non solo. Emerge con tutta evidenza che in un contesto comparativo internazionale il sistema scolastico italiano fatica a produrre buoni livelli di competenza, dimostrando quindi la necessità di disporre di misurazioni comparativamente solide per comprendere gli esiti effettivamente prodotti dalla scuola italiana. A partire dagli ultimi anni del decennio appena trascorso l’Italia si è dotata di un servizio nazionale per la rilevazione degli apprendimenti di base mediante prove standardizzate. Esso mette a disposizione di ogni scuola, oltre che dell’intero sistema scolastico nazionale, anche nelle sue articolazioni regionali, dati comparativamente solidi e dettagliati. Inoltre, a partire dall’anno scolastico 2012-13, l’INVALSI restituisce a ciascuna scuola gli esiti delle prove nazionali anche in una prospettiva di valore aggiunto, ossia al netto dell’effetto del contesto socio-economico-culturale in cui opera ogni istituzione scolastica.

In questo modo le scuole possono valutare in modo più appropriato l’esito del proprio operato, focalizzando la propria attenzione prevalentemente su fattori sui quali esse possono agire e che non costituiscono, invece, variabili esogene e pertanto praticamente immodificabili. La realizzazione di un sistema nazionale per la rilevazione degli apprendimenti ha rappresentato nel panorama italiano un elemento di forte innovazione, certamente ancora incompleto e con alcuni aspetti che hanno bisogno di ulteriori aggiustamenti, in grado di fornire al Paese un’infrastruttura immateriale per promuovere l’innalzamento dei livelli  di competenza degli studenti italiani. La costruzione del sistema nazionale di valutazione ha rappresentato e rappresenta una sfida sotto diversi punti di vista, non da ultimo quello metodologico-statistico. Per la prima volta su scala nazionale sono state costruite prove secondo standard tecnico-scientifici adottati in ambito internazionale, basati su rigorose metodologie psicometriche e statistiche. Esse sono costruite all’interno della cornice definita da quadri di riferimenti pubblici e oggetto di continue riflessioni e revisioni. Tali documenti sono fondamentali per la comprensione del portato informativo delle prove proposte dall’INVALSI, valutandone potenzialità e limiti, anche in confronto con quanto previsto dalle Indicazioni nazionali. Nonostante le rilevazioni realizzate dall’INVALSI siano oggetto di un acceso dibattito all’interno del sistema scolastico, raramente esso arriva a toccare realmente il contenuto delle prove e i criteri secondo i quali esse sono costruite. La costruzione di prove oggettive standardizzate è il frutto di un lungo e delicato processo, sovente non completamente conosciuto anche da molti degli utilizzatori delle prove stesse e dai diversi soggetti che operano nel mondo della scuola e della formazione in generale.

Pochi realmente sanno che la formulazione di una prova standardizzata rivolta potenzialmente a centinaia di migliaia di studenti è l’esito di un lavoro profondamente e realmente interdisciplinare che coinvolge esperti con formazione ed esperienze specifiche e molto differenti tra di loro. Non sempre è noto che la costruzione di una prova  standardizzata richiede grandi sforzi e tempi piuttosto lunghi, mai inferiori ai 15-18 mesi, e il rispetto di una procedura molto articolata. Per favorire l’allargamento del dibattito a tutti gli aspetti connessi alle prove e al loro utilizzo l’INVALSI ha iniziato a promuovere eventi, trasmessi anche via web, per ampliare l’accesso alla discussione, anche critica, su temi così importanti e cruciali per lo sviluppo del sistema scolastico nazionale. I sistemi nazionali di valutazione sono, per definizione, strutture molto complesse e di non facile gestione. Essi richiedono continui aggiustamenti e potenziamenti per fornire al sistema scolastico, in tutte le sue articolazioni, informazioni solide e utili e, soprattutto, in grado di rispondere a istanze che cambiano rapidamente lungo diverse direttrici. Come qualsiasi sistema di misurazione, anche il sistema nazionale di  valutazione deve essere costantemente monitorato per verificare che esso non produca delle distorsioni ed eventualmente correggerle. L’approvazione del regolamento istitutivo del Sistema Nazionale di Valutazione, finalizzato alla valutazione complessiva delle scuole e non solo degli apprendimenti, rappresenta un  notevole impulso per l’intero processo di valutazione delle scuole, al quale l’INVALSI dovrà fornire adeguate e convincenti risposte.

Per limitare l’attenzione alla rilevazione degli apprendimenti, l’INVALSI sta realizzando, anche con la collaborazione del mondo accademico, l’ancoraggio diacronico delle prove nazionali e l’ancoraggio tra le prove nazionali e quelle internazionali. Ciò renderà possibile nel giro di un paio d’anni, e già a partire dal 2014, di valutare gli esiti degli apprendimenti degli studenti non soltanto in una prospettiva sezionale, ogni anno separatamente, ma anche longitudinale, potendo quindi cogliere linee evolutive e di sviluppo. In questo modo sarà pienamente a disposizione del Paese una vera infrastruttura sulla quale basare, anche se ovviamente non in via esclusiva, linee d’intervento, fondate su un solido riscontro empirico, volte all’innalzamento dei livelli di competenza dei giovani italiani, favorendo quindi la crescita economica e sociale collettiva. Già da tempo l’istituto sta inoltre sperimentando la costruzione di nuove prove per la misurazione entro breve degli apprendimenti nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado e di altri  ambiti disciplinari (ad esempio l’inglese e le scienze naturali) rispetto a quelli rilevati finora, ossia la comprensione della lingua scritta e della matematica.

 

 

 

 

 

Approfondimenti
Per approfondire
  • Leggi online il testo integrale di Roberto Ricci.
  • Un primo esperimento sullo studio diacronico dei risultati della prova nazionale INVALSI al termine del primo ciclo di istruzione in Italia, di Patrizia Falzetti e Roberto Ricci, Induzioni, 21-34, 43, 2011.
  • La misurazione del valore aggiunto nella scuola, di Roberto Ricci, Collana Workingpaper della Fondazione G. Agnelli, 2008.
  • Il senso delle prove, di Roberto Ricci, Paolo Sestito, La voce.info.
  • Le prove standardizzate, di Roberto Ricci, L’Indice della scuola, 12, III, 21-23, 2011.
  • The global achievement gap, di Tony Wagner, Basic Books, 2008.

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