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Imparare sempre

Fonte: Les and Dave Jacobs/cultura/Corbis

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La lingua SALVATA

di Marina Loffi Randolin

7 ottobre 2013

Così Elias Canetti titolava la prima parte della sua autobiografia, dedicata all’infanzia e all’adolescenza, dove l’amore per la lingua e per la «coscienza delle parole» intesse a ogni passo la narrazione. Veicolo di scambio e di identità diverse, strumento per rappresentare il mondo e per capirlo, gioco, nutrimento, svago, mezzo di espressione ed emancipazione personale. Sono queste -e altre ancora- le potenzialità della lingua, e la loro salvaguardia ci tocca da vicino, nell’Italia di oggi come nella Bulgaria di inizi Novecento. Le lingue sono alfabeti non solo perché composte di lettere, ma perché introducono alla realtà e consentono di metterla in comune. Non conoscerle e padroneggiarle (i contributi che seguono ne esplorano alcuni contorni) significherebbe accettare una mutilazione.

 

 

 

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