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La musica che cambia la vita

di Marina Loffi Randolin

19 marzo 2012

Così le note e gli spartiti sono diventati veicolo di dignità e di riscatto.

La straordinaria avventura delle scuole nate nella periferia di Caracas: l’idea semplice e rivoluzionaria di insegnare  uno strumento a chi non ha niente. 

«L’effetto più tragico e miserabile della povertà non è la mancanza di pane e di un tetto, ancor peggio è il sentimento di non essere  nessuno, e la mancanza della stima degli altri.»

Sono parole del settantatreenne José  Antonio Abreu, l’uomo minuto e tenace  che 38 anni fa iniziò a Caracas l’immensa avventura di El Sistema. Grazie alla sua determinazione, la musica ha dato una identità nobile (e in moltissimi casi un  mestiere) a centinaia di migliaia di bambini dei  barrios venezuelani.

Nel 1975 questo musicista di origine italiana, che è stato docente universitario di economia, deputato e per breve tempo ministro della cultura, riuniva in un garage della capitale 11 ragazzini delle periferie perché imparassero a suonare e a suonare insieme. Lo animava una convinzione che molti ritenevano desolantemente utopica: la musica classica (e recentemente il jazz), ben più che un lusso o un passatempo per le élite, è un patrimonio dell’intera società; ogni bambino povero ha diritto ad  accedervi liberamente e gratuitamente e la sua  vita può esserne trasformata.

Abreu era certo che quell’esperienza, per le sue caratteristiche, sarebbe stata un potente bastione contro il degrado, avrebbe trasmesso  fiducia e speranza, strappando i più giovani e vulnerabili alla strada, alle bande criminali, alla  droga e alla prostituzione.

El Sistema cominciava a muovere i primi passi e il suo inventore a trovare un sostegno divenuto via via crescente,  anche dal punto di vista economico. Nel 1979 l’iniziativa veniva costituita come Fondazione  di stato e da allora fino ad oggi nessuna delle dieci amministrazioni politiche che si sono via via succedute al governo del Venezuela le ha ritirato il suo appoggio. Non si contano i riconoscimenti internazionali collezionati da allora, a partire dal primo nel 1976, al Festival di Aberdeen in Scozia.

José Antonio Abreu, 73 anni, economista, politico e musicista ha fondato El Sistema nel 1979. Foto: Miguel Riopa AFP/Getty Images

José Antonio Abreu, 73 anni, economista, politico e musicista ha fondato El Sistema nel 1979. Foto: Miguel Riopa AFP/Getty Images

INSIEME, LAVORANDO DURO E SOGNANDO IN GRANDE 

Ma perché proprio la musica e perché insieme?  La pratica musicale è energia vitale e ricerca di armonia; rompe i confini del linguaggio, del  ceto e della razza; la sua bellezza suscita una spontanea risonanza nell’essere umano e sviluppa tutte le sue dimensioni: cuore, testa, volontà.

Far parte di un’orchestra o di un coro poi è altra cosa dall’apprendere in solitudine uno strumento o dall’educare la voce. Entri in una comunità non competitiva, interdipendente e solidale, dove si impara ad ascoltarsi reciprocamente, dove ognuno ha il suo ruolo e si ‘accorda’ con gli altri per creare qualcosa di gioioso.

E può essere talmente divertente!  Attorno a questi capisaldi il progetto decolla  e diventa un metodo.  Ad oggi più di due milioni di ragazzi ne sono stati coinvolti. Prima appassionarsi, poi affinarsi: all’insegna di questa parola d’ordine opera  una estesissima rete di scuole, i nuclei, di diversa entità e livello, sparse su tutto il territorio venezuelano. Sono porti sicuri dove si lavora  con rigore e allegria.

La prima alfabetizzazione, spesso prescolare, avviene impegnandosi  sul ritmo e sull’espressività, segue l’approccio  con gli strumenti più facili e con il canto corale, fondamentale nel costruire un senso di comunità; a partire dai sette anni la scelta: violino, clarinetto, tromba…

Ai momenti di insegnamento individuale si somma fin da subito l’esperienza del gruppo musicale e, assai presto, del suonare  in pubblico; ognuno dà il suo apporto per raggiungere una meta comune ed è incoraggiato ad abbracciare nuovi sogni e obiettivi. Gli studenti più grandi aiutano i più piccoli; la maggior parte degli insegnanti sono ex allievi che hanno  sperimentato dal di dentro scopi e procedimenti  del  Sistema.

I migliori musicisti entrano a far parte delle varie orchestre giovanili e professionali (la più nota, affermata a livello mondiale, è  la Simón Bolívar) e ricevono uno stipendio.

CERCHI CONCENTRICI 

Nella sfera personale questo coinvolgimento, insieme affettivo e intellettuale, sviluppa l’autostima e il senso di responsabilità: disciplina,  puntualità, perseveranza, non sono imposizioni esterne e mal digerite, acquistano finalmente un significato e daranno i loro frutti anche in altri ambiti, primo fra tutti la scuola.

Nel mezzo della comunità, quella più piccola  della famiglia e quella più grande del vicinato, nasce uno spazio che crea cultura e orgoglio.  Nei ghetti urbani i ragazzi del Sistema sono rispettati, i genitori vanno fieri dei figli e quasi  sempre prestano loro un incondizionato supporto, facendo anche, nella misura del possibile,  sacrifici per sostenerli; spesso i fratelli minori  seguono le orme dei maggiori.

Una lezione di musica nella scuola di El Sistema: i bambini si esercitano con strumenti di cartone. Foto: Juan Barreto AFP/Getty Images

Una lezione di musica nella scuola di El Sistema: i bambini si esercitano con strumenti di cartone. Foto: Juan Barreto AFP/Getty Images

Quando il bambino povero si scopre importante per la sua famiglia si rinforza e trova energie per porsi nuovi  traguardi. Lentamente e costantemente prende  piede una dinamica positiva, che aiuta a ricomporre il tessuto sociale. Edicson Ruiz, oggi primo contrabbassista dei mitici Berliner, forse la  più prestigiosa orchestra di musica sinfonica al mondo, ricorda con candida baldanza che non  sapeva mai se avrebbe saltato la cena ma che il  nutrimento della sua anima era assicurato.

La musica classica non sta solo sugli irraggiungibili e alieni palcoscenici dei teatri, partecipa della quotidianità della vita, perché ci si esercita  in casa o le prove vengono fatte più giù lungo  la via, ovunque ci sia un locale disponibile: e  la gente intorno ascolta. Si fa insensibilmente largo e si comunica senza artifici o moralistiche  intenzioni un gusto estetico, un piacere di ciò  che è bello che per ognuno, ascoltatori passivi compresi, è una leva al miglioramento della  propria condizione.

NESSUNO È ESCLUSO 

Il 75% degli allievi appartiene agli strati più  bassi e deboli della popolazione, ma c’è posto e accoglienza anche per i meno disagiati. Come  dice una giovanissima violinista che vive in una  baraccopoli: «Qui non c’è differenza di classe… tra chi è bianco e chi è nero, o tra chi ha soldi e  chi non ne ha. Semplicemente, se lo desideri, se  hai volontà, vieni, stai con noi e fai musica.» L’esclusione non ha dunque in alcun caso diritto di  cittadinanza e un’altra delle forme in cui questa  scelta si manifesta sono i cori.

Per adesso ce ne sono dodici con un totale di  700 membri, ciascuno organizzato in due aree.  In quella gestuale bambini con deficit uditivi accompagnano il canto con i movimenti delle mani, usando guanti bianchi o colorati per disegnare figure nello spazio. Nell’altra cantano ragazzi con deficit visivi, cognitivi o motori,  mescolati ad altri senza disabilità.

Un ragazzo si esercita con le scale al violoncello prima di un concerto. Foto: Melanie Stetson Freeman/ The Christian Science Monitor via Getty Images

Un ragazzo si esercita con le scale al violoncello prima di un concerto. Foto: Melanie Stetson Freeman/ The Christian Science Monitor via Getty Images

“LA GRANDE MUSICA  NEL LABIRINTO DELLE PERIFERIE”  

Così si intitolava l’intervento di Claudio Abbado al Convegno di Fiesole, in cui raccontava il miracolo musicale del Venezuela e perorava con calore l’importazione in Italia di quel modello.

Colpisce che personalità tra le più eminenti del  circuito concertistico internazionale dedichino tanto tempo e tanta attenzione a queste orchestre giovanili popolari, facendo lezione,  dirigendole, seguendo personalmente i ragazzi  più dotati.

Il talento di Gustavo Dudamel per esempio, attuale direttore principale della Los Angeles Philarmonic Orchestra, sarebbe rimasto seppellito senza questa opportunità.

E colpiscono le parole con cui tanti artisti eccellenti dicono l’incanto che l’incontro con El Sistema ha portato nella loro esistenza. Non c’è in esse niente di patetico o di fastidiosamente lezioso, piuttosto il perentorio riconoscimento di  essere venuti in contatto con qualcosa di grande e di profondamente giusto, cui corrispondere senza riserve e senza falsi pudori, qualcosa che  li interpella e aumenta il loro gusto di vivere e  di fare musica.

Un’identica percezione di valore, di cosa buona e realistica, ha motivato tutti coloro che, fino ad ora in venticinque paesi, si sono adoperati  perché ciò avvenisse a casa loro. L’esperienza di El Sistema ha visto la luce in condizioni limite e da quella frontiera testimonia con forza che davvero dove fiorisce un apprendimento che pone al centro l’individuo, fioriscono le persone e la società si costruisce.

Da noi non sono poche le situazioni degradate che trarrebbero vantaggio dalla nascita di una  rete di orchestre sul modello di quella fondata da Abreu in Venezuela, ma la miseria, come è  facile capire, non è l’unico alleato del disagio  giovanile. Per usare ancora un’espressione del  Maestro Abbado, dura e però vera, occorre salvaguardare anche «chi abita nel benessere e viene manipolato per diventare un conformista, un  animale compratore, un ebete che si nutre solo  di superficialità.»

Approfondimenti
Dal Venezuela a tutto il mondo, passando per l’Italia

OGGI, IN VENEZUELA

  • 90 orchestre infantili.
  • 150 orchestre giovanili.
  • 30 orchestre sinfoniche professionali che fanno tourné internazionali.
  • 180 nuclei di base nei vari stati federali.
  • 15 000 insegnanti.
  • 350 000 allievi sotto i 18 anni.
  • Scuole nei diversi stati per la fabbricazione e riparazione di strumenti (fiati e archi), ospitate in vecchi garage, prigioni in disuso, ostelli…
  • 12 cori Manos Blancas, formati da 700 ragazzi abili e disabili.
  • 2 ex allievi, ora insegnanti, direttori principali della Los Angeles Philarmonic Orchestra (Gustavo Dudamel) e della Fenice di Venezia (Diego Matheuz).
  • 1 ex allievo, ora insegnante,primo contrabbassista dei Berliner Philarmoniker (Edicson Ruiz).
  • Costo complessivo annuo di gestione:40 milioni di euro, pari al costo di un teatro lirico di media grandezza; il governo venezuelano contribuisce con uno stanziamento di 29 milioni di euro.

NEL MONDO 

  • 2 direttori d’orchestra e 1 tenore di fama mondiale sostenitori appassionati (Claudio Abbado, Simon Rattle, Placido Domingo).
  • Emanazioni in America latina, Cuba, Inghilterra, Scozia, Usa, Canada, Spagna, Austria, India, Corea del Sud…

IN ITALIA

  • 1 disegno di legge bipartisan per combattere il  disagio giovanile attraverso la diffusione del Sistema nel nostro paese (presentato nel 2010, ancora in attesa di esame).
  • 1 convegno a Fiesole (2011) promosso da Claudio Abbado e la contestuale creazione di un comitato composto da istituzioni pubbliche e private (tra cui la Scuola di Musica di Fiesole e Federculture) e da responsabili di teatri per introdurlo in Italia.
  • L’individuazione di referenti regionali  artistici, la costituzione dei primi 16 nuclei (ragazzi dai 4 ai 18 anni) e un programma di seminari di formazione per i maestri (2011).
  • Sempre nel 2011 una prima raccolta i strumenti da offrire gratuitamente lle future orchestre, indetta da Milano Musica e dalla Scala.
  • Progetti pilota in corso in 8 regioni per un totale di 5.000 ragazzi.
  • Nel 2010 il presidente Napolitano ha conferito al Maestro Abreu l’onorificenza di Cavaliere
  • di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Una vita tra musica e insegnamento

José Antonio Abreu, nato nel 1939 a Valera, nelle regioni  interne dell’Ovest del Venezuela, è il carismatico fondatore  del Sistema di Orchestre Giovanili Popolari che da quel Paese si sta diffondendo in tutto il mondo. Abreu si è  laureato in economia all’Università Cattolica Andrés Bello e ha poi proseguito gli studi economici negli Stati Uniti.  Nel 1961 ha ottenuto un Ph.D. in economia del petrolio.

Tre anni dopo si è diplomato come compositore e organista  al Conservatorio nazionale venezuelano, avendo cominciato  a studiare musica fin da giovanissimo. Nel 1967 ha ricevuto  il Symphonic Music National Prize. Due anni dopo  ha iniziato a insegnare economia all’Università. La musica,  l’economia, l’insegnamento, insieme con la politica, sono stati  gli ingredienti fondamentali della sua vita. Prima deputato  al Parlamento, Abreu è stato anche Ministro della cultura nel  1983, quando già aveva avviato l’avventura di El Sistema.

Il suo lavoro a favore della gioventù e della musica  lo ha portato a ricevere molti premi e riconoscimenti  internazionali, compreso l’International Music Prize  dell’Unesco, il Premio Principe delle Asturie per le arti  in Spagna, il premio Erasmo in Olanda.

Il Venezuela tra petrolio e miseria
  • Settimo produttore mondiale di petrolio e nono per esportazioni.
  • Il Pil pro capite era nel 2009 di 11.789 dollari, il più alto dell’America del Sud.
  • La crescita del Pil dal 1996 al 2009 è stata del 378%
  • Meno del 20% della popolazione detiene più del 60% della ricchezza.
  • L’87% degli abitanti è insediato nelle città del nord e il 60 % di loro nei barrios, baraccopoli illegalmente autocostruite e prive di servizi.
  • Il 30% dei venezuelani ha meno di 15 anni.
  • Il 37,9% vive al di sotto della soglia di povertà.
  • Narcotraffico e criminalità sono diffusissimi; Caracas è la seconda città più pericolosa del mondo.
  • È al settantatresimo posto nel mondo nella classifica basata sull’Indice di sviluppo umano (ISU) calcolato dalle Nazioni Unite in base ad aspettativa di vita, reddito, istruzione e altri parametri. L’ISU del Venezuela è classificato “alto”.

 

Per approfondire
  • L’altra voce della musica, a cura di H. Failoni e F. Merini, con dvd, Il Saggiatore 2006
  • Trailer del DVD The Promise of Music di Enrique Sanchez Lansch, 2008
  • Per informazioni sulla presenza del Sistema in Italia: orchestregiovanili@federculture.it; per la Lombardia: info@futurorchestra.org

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