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La sede della Banca Centrale Europea a Francoforte. Foto: Ma Ning/Xinhua Press/Corbis

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LA SCOMMESSA ECONOMICA

di Paolo Prati

9 ottobre 2013

Altro che scienza triste. Portata nelle aule scolastiche, messa a contatto con gli studenti di ogni livello, vissuta come l’irruzione del mondo reale tra i muri di scuola, l’economia si libera d’incanto della sua sinistra fama di argomento noioso e per niente allegro, e diventa attraente e piena di risorse. Se si guarda quello che succede nelle scuole sul tema dell’educazione economica, sono due gli aspetti che emergono. Il primo è che il numero di scuole, di classi, di docenti e di ragazzi coinvolti continua a crescere, anno dopo anno, senza sosta. Quaranta scuole su cento dichiarano di aver partecipato durante gli ultimi tre anni a qualche progetto, ancora di più nelle regioni del Nord e nelle scuole secondarie di secondo grado. Certo, siamo ancora al di sotto di un livello che possa far pensare che presto tutti i ragazzi durante il loro percorso scolastico avranno l’occasione di una formazione, seppure solo sporadica, su tali argomenti. E, come tutti dicono, la crisi economica sempre più profonda (arrivata in Italia al quarto anno consecutivo) è stata di sicuro un forte incentivo a parlare di più, durante le ore di lezione, di quello che succede nel mondo della finanza, del lavoro, delle industrie, dei mercati. Il fatto che molti ragazzi sperimentino attraverso le proprie famiglie problemi come  disoccupazione, cassa integrazione, difficoltà a mantenere il proprio tenore di vita ha reso inevitabile discuterne con loro. Però, e questa è la seconda evidenza, nelle scuole il confronto non ha mai preso un’intonazione depressiva, non è mai stato vissuto come la necessità di difendersi da un pericolo, incombente e inesorabile. In qualche modo, parlare di economia ha significato aprire la mente alla possibilità di affrontare i problemi, anziché subirli.

La statua del toro di Bowling Green park, vicino alla Borsa di New York di Wall Street, opera di Arturo Di Modica e simbolo dell'andamento positivo della finanza. Foto: Eightfish/Getty

La statua del toro di Bowling Green park, vicino alla Borsa di New York di Wall Street, opera di Arturo Di Modica e simbolo dell’andamento positivo della finanza.
Foto: Eightfish/Getty

In principio, nessuno saprebbe dire quando, a portare un po’ di scienza economica tra le mura scolastiche furono probabilmente professori con l’occhio particolarmente lungo e attento e genitori con qualche competenza in materia, per esempio perché docenti universitari. Erano incontri dedicati a trasmettere qualche concetto di base o anche solo a spiegare fenomeni un po’  magici, come il valore che tutti attribuiamo a un pezzo di carta chiamato banconota. Poi sono state le banche a proporre alle scuole di cominciare a spiegare concetti come il risparmio, il tasso di interesse, l’accumulo di un capitale. Con un reciproco vantaggio: per i docenti di avere a disposizione qualcuno in grado di parlare di ciò che nei programmi  scolastici e nei libri di testo non c’è, per le banche di avvicinare i ragazzi al proprio mondo. La prima vera svolta, però, è stata nel 2004, quando il consorzio Patti Chiari, nato l’anno prima per aumentare la trasparenza del sistema bancario e la fiducia da parte dei cittadini, ha dato il via al proprio programma per gli studenti. È stato il primo progetto di livello nazionale e potenzialmente rivolto a tutte le scuole. Semplice, immediato, basato sull’incontro di studenti ed esperti per esplorare insieme alcuni argomenti, ha funzionato subito. Così nel giro di poco tempo la sperimentazione è stata estesa  a tutti i livelli scolastici, dalla scuola primaria alla secondaria superiore. «La risposta dei docenti è stata subito ottima, abbiamo portato l’esperienza al MIUR e agli Uffici scolastici regionali e da quel momento le porte sono state sempre più aperte», racconta Alessandro Malinverno, segretario generale di Patti Chiari. Alessandra Franceschi, professoressa di lettere al liceo classico D’Azeglio di Torino, è una dei docenti che hanno cominciato per caso a partecipare al  programma, appassionandosi subito, e oggi è diventata un punto di riferimento per i suoi colleghi: «Non pensavo che i ragazzi avessero così tanta voglia di impegnarsi. E a me ha dato competenze in più, stimoli nuovi».

Dal 2004, il  dibattito sulla necessità di un’educazione finanziaria nelle scuole ha cominciato a prendere piede a tutti i livelli, anche grazie all’intervento dell’OCSE, che nel 2005 ha emanato una direttiva con la quale ha invitato tutti gli Stati a promuoverla. Un passo importante. Grazie all’OCSE per la prima volta è stato ufficialmente detto che cosa si intenda con  educazione finanziaria, che «può essere definita come il processo attraverso il quale consumatori e investitori possono migliorare la loro conoscenza dei prodotti finanziari e, attraverso l’informazione, la formazione e la consulenza  indipendente, sviluppare le competenze e la consapevolezza dei rischi e delle opportunità in materia finanziaria, per formulare scelte consapevoli e intraprendere azioni efficaci per aumentare il proprio livello di benessere finanziario». È stata solo la prima mossa  di un impegno sempre più deciso che ha portato l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico a inserire nel test PISA del 2012 una rilevazione sistematica, estesa alla gran parte dei Paesi che partecipano al test, delle competenze in materia economico finanziaria. Per la prima volta è stato verificato (ma i risultati non sono ancora disponibili) quale sia il livello di preparazione degli studenti di tutto il mondo su questo argomento. Ma anche, o soprattutto, per la prima volta l’educazione finanziaria è stata trattata come una componente fondamentale, al pari delle competenze in ambito umanistico o scientifico-matematico, della preparazione scolastica dei ragazzi. Nel frattempo, parecchie cose sono accadute nel mondo e anche in Italia. Un po’ ovunque i programmi scolastici, e non solo, si sono diffusi. Proprio mentre iniziava la sperimentazione di Patti Chiari anche la Banca d’Italia si stava muovendo per fornire alle scuole il proprio aiuto. La Banca Centrale ha deciso di partire direttamente  rivolgendosi a tutti i livelli scolastici e lo ha fatto puntando alla formazione dei docenti anziché al contatto con gli studenti: nel suo progetto i formatori non entrano nelle classi, ma incontrano gli insegnanti, a loro trasmettono i concetti e presentano il materiale divulgativo, spiegando come usarlo, così danno loro gli strumenti per tornare dai propri  studenti e affrontare argomenti mai toccati prima. Spetta poi a maestri e professori, però, decidere come sfruttare davvero ciò che hanno in mano, quanto tempo dedicare, come presentare gli argomenti. Naturalmente ci sono anche importanti analogie tra i progetti. Per esempio il fatto di prevedere sempre una valutazione prima e una dopo sulle conoscenze dei ragazzi coinvolti, in modo da poter avere una misura, seppure non precisa, dei risultati ottenuti. E poi l’idea di produrre materiale che finisca in mano agli studenti e magari li accompagni anche a casa. Nel caso di Patti Chiari, dalle dispense di carta si è passati anche a cd e dvd.  «Per noi questa è stata una bella sfida, ha voluto dire confrontarci con un modo di raccontare le cose davvero diverso, che fosse adatto a tutti» racconta Maurizio Trifilidis, a capo del gruppo di lavoro della Banca d’Italia, che si è concentrata su quaderni didattici dedicati alla moneta e, per i più grandi, alle diverse forme di pagamento. I ragazzi, e anche i loro genitori, hanno apprezzato molto, come racconta Maria Gentile, maestra di una scuola primaria di Roma, che ha sperimentato quest’anno per la prima volta il progetto messo a punto in via Nazionale. «Per ora ci siamo occupati della parte storica sulla moneta, senza arrivare a toccare concetti più difficili come per esempio l’uso di un assegno, ma certamente porterò avanti il lavoro anche l’anno prossimo».  Per l’Osservatorio Giovani-Editori puntare in modo diretto sui temi economici è stato un passo naturale e inevitabile: chi vuole aiutare i ragazzi a impadronirsi dei giornali deve aiutarli a padroneggiare anche concetti e parole, che ormai sono usciti dalle pagine dedicate all’economia per colonizzare quelle dedicate alle cronache politiche, agli esteri e persino a quella locale. Così all’interno del lavoro dell’Osservatorio è nato il progetto Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere, che nell’ultimo anno si è articolato su dieci temi e ha prodotto anche un quaderno di lavoro. Nel frattempo, molti altri soggetti, dalle assicurazioni alle associazioni dei consumatori a quelle dei promotori finanziari, hanno continuato a proporre alle scuole il proprio aiuto, con iniziative grandi e piccole.

Che cosa potrà succedere da qui in poi non è facile capirlo. Se si dovesse far decidere ai docenti, la stragrande maggioranza farebbe entrare l’educazione economica subito nei programmi scolastici, ma come percorso di insegnamento trasversale a diverse materie, piuttosto che come disciplina autonoma. E riprendendo in mano le redini del discorso con la propria classe. La professoressa Paola Spinelli, alla secondaria di primo grado dell’Istituto Settembrini di Roma, ha scelto di parlare di economia partendo dalla geografia, sia perché era la materia che insegnava a più classi, sia perché la considera davvero quella che può essere più trasversale nel gruppo lettere. Ha aderito a un bando del Comune, ha usato i seminari di Patti Chiari, poi ha invitato genitori, giornalisti, commercialisti o esperti di legalità e in questo modo ha dato vita a un progetto più articolato sulla cittadinanza attiva, che ha entusiasmato lei per prima, ma pure i ragazzi, arrivati a confezionare autonomamente un libretto. Anche lei pensa che l’educazione finanziaria debba entrare subito nel curriculum, ma non come nuova materia.

“Sappiamo che l’educazione economica è importante e che nella scuola funziona. Per compiere il passo decisivo serve uno schema d’insieme”

Le strade da esplorare sono tante. Il consorzio Patti Chiari ha creato un portale in cui sta progressivamente allargando i contenuti e le forme in cui vengono presentati. Adesso economi[a]scuola accoglie anche video realizzati in formati che tentano di essere accattivanti per i giovani ed è stata aperta una sezione dedicata ai genitori (il tema del ruolo delle famiglie è certamente uno di quelli ancora poco esplorati e destinati a prossimi sviluppi). Inoltre, è stato creato uno spazio per un’idea che molti docenti di lettere hanno accarezzato: trovare l’economia nei romanzi, usando la letteratura anche per capire come funziona il mondo della produzione o della finanza (dai Malavoglia ai Buddenbrook, da Balzac a Tolstoj, gli spunti non mancano). Da qui a cercare l’economia anche nei film, il passo è stato breve. Poi ci sono i giochi di ruolo, che restano giochi fino a un certo punto: con il progetto di Patti Chiari i ragazzi sono spinti a realizzare un vero e proprio business plan per far funzionare dal punto di vista imprenditoriale una propria idea originale. Quest’anno ben settanta piani sono approdati alla finale nazionale, mentre qualcuno di quelli presentati negli anni scorsi rischia di diventare un vero progetto industriale grazie alla collaborazione con grandi aziende. Con il gioco si può fare di tutto: il Museo del risparmio di Torino (l’unico del genere in Italia) ha realizzato una app che propone di diventare primo ministro di un’isola e impegnarsi per ridurre il debito pubblico del proprio Stato. I giocatori simulano le decisioni finanziarie e il software restituisce i risultati che si saranno ottenuti anche a distanza di dieci o venti anni con le proprie scelte. «La vera sfida è proprio sul livello della comunicazione, per trovare quella più adeguata per ogni gruppo e per  ogni tipo di messaggio» dice Malinverno. Potranno tutte queste sperimentazioni dare vita a un vero e proprio programma scolastico, perché l’educazione economico-finanziaria entri nel curriculum dei ragazzi italiani? E come trasformare un bagaglio di conoscenze, certamente indispensabili per orientarsi nel mondo, in vere competenze?

«Sappiamo che l’educazione economica è importante e che nelle scuole funziona. Per compiere il passo decisivo serve uno schema d’insieme»  sostiene Francesca Traclò, direttrice della Fondazione Rosselli, che da alcuni anni sta  monitorando quello che succede in Italia e che sta portando avanti l’idea di un vero programma da proporre a tutte le scuole e in tutte le classi, dalla prima elementare al diploma delle superiori. Lo sta facendo rileggendo insieme agli autori le sperimentazioni in corso, grazie a un comitato permanente attivato con l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte, coinvolgendo economisti, psicologi, matematici e altri esperti ancora. Convinta che l’ingresso nel curriculum sia un passo indispensabile e anche abbastanza urgente. I problemi da affrontare sono ancora molti. Da quello più tecnico della messa a punto di un sistema di valutazione fino a quello di realizzare una reale cittadinanza economica, che dalle scuole si propaghi rapidamente a tutta la società. Senza dimenticare il nemico da sempre in agguato quando le innovazioni diventano obblighi istituzionali: che l’entusiasmo dei docenti, ma soprattutto quello che mostrano i ragazzi quando hanno a che fare con qualcosa che non faccia parte del solito programma, tenda a spegnersi, riportando l’economia ad aderire al suo stereotipo di scienza triste.

 INFOGRAFICA

Scarica il PDF dell’infografica seguente.

 

Approfondimenti
Per approfondire
  • Il portale economi[a]scuola del consorzio Patti Chiari, con i programmi scolastici, video, canali tematici per docenti e genitori.
  • Conoscere per decidere, il progetto della Banca d’Italia, con i quaderni da scaricare in formato PDF.
  • Il progetto dell’Osservatorio Giovani-Editori.
  • Le esperienze di educazione alla cittadinanza economica. L’indagine della Fondazione Rosselli sulla realtà italiana e internazionale.
  • Il Museo del risparmio di Torino.
  • Sai cos’è lo spread? Lessico economico non convenzionale, di Andrea Fumagalli, Bruno Mondadori, 2012.
  • L’economia buona, di Emanuele Campiglio, Bruno Mondadori, 2012.

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