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A scuola d’immaginazione

30 aprile 2012

Chi temesse, dinanzi alla parola “competenza”, di venire immediatamente precipitato in qualche arida classificazione tassonomica, sarà forse sorpreso di leggere, nell’articolo di Aldo Bonomi contenuto nel dossier Immaginare, che «la creatività è una competenza cognitiva ed affettiva che ognuno di noi deve imparare ad esercitare su se stesso». Un buon punto di partenza per ragionare sul fatto che immaginazione, creatività e fantasia, in apparenza le facoltà umane più lontane da metodo, regole e istituzioni, sono in realtà centrali in qualsiasi processo di apprendimento, cioè di modifica consapevole della dotazione di conoscenze, attitudini e comportamenti che ogni individuo possiede e si costruisce. Un percorso che è individuale e sociale al tempo stesso, e che spesso muove proprio da un’operazione di decostruzione di quelle “immagini-ostacolo” che impediscono una relazione corretta con l’Altro.

Il dossier occupa davvero il cuore di questo secondo numero di iS perché è una sorta di crocevia in cui si intrecciano i fili rossi che attraversano la rivista. Li ritroviamo, per esempio, nel contributo dell’etologo Danilo Mainardi sull’essere umano come “animale culturale”; nel confronto fra due testimoni che più diversi in apparenza non potrebbero essere – una musicista e uno scalatore – e che invece trovano nel binomio passione-esercizio il loro punto di convergenza; nelle esperienze di utilizzo didattico delle nuove tecnologie digitali che le sottraggono a ogni visione miracolistica e “modaiola” per restituirle al loro ruolo di strumenti al servizio di un’idea e di un progetto culturale, quale sempre nella vera formazione si realizza. E nella “vera” scuola, potremmo dire, che racconta in queste pagine molte sue significative esperienze, a volte anche inaspettate e insospettabili.

Ci eravamo impegnati, presentando il primo numero di iS, a sviluppare un’idea “larga” di apprendimento, legata a diverse fasi ed esperienze della vita ma al tempo stesso ancorata a ragioni di metodo, serietà, impegno istituzionale, fuori da ogni “spontaneismo”. I nostri lettori ci diranno se anche in questo numero, come nelle periodiche newsletter iS espresso, abbiamo mantenuto l’impegno.

L’editore