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Psicologia. Là dove appare il nuovo

di Vittorio Rubini, Professore di Psicologia Dinamica, Università di Padova

10 ottobre 2012

Dai rapporti tra conscio e inconscio della teoria freudiana al pensiero divergente e alle tecniche moderne di sviluppo del pensiero creativo. I molti modi per interpretare, e migliorare, la capacità di far nascere quello che ancora non c’è e risolvere gli stessi problemi in modo diverso.

Per lungo tempo il tema della educazione alla Creatività è stato affrontato in modi che riflettevano un equivoco presente in gran parte della nostra letteratura psico-pedagogica e nel contesto culturale che direttamente o indirettamente l’ha influenzata: l’equivoco di far consistere la creatività nella sola produzione artistica o scientifica.

Un altro attributo assegnato ingenuamente alla creatività è stato quello di essere un tratto eccezionale e raro, presente in poche e privilegiate persone. Per questo i suggerimenti educativi, specie se orientati alla scuola, hanno battuto quasi unicamente il tasto del potenziamento delle attività espressive, indicate, anche a livello di lessico corrente, come attività creative.

TUTTI SONO CREATIVI

Il discorso è oggi molto articolato e criticamente avveduto e rifiuta l’interpretazione aristocratica che portava a considerare creative solo le poche ed eccezionali persone che hanno native ed accentuate dotazioni attitudinali per la produzione scientifica, letteraria, pittorica, musicale ecc.

Da un punto di vista psicologico ci si riporta, dunque, al principio di più generale validità, secondo il quale tutti posseggono in qualche grado tutte le abilità, di qualunque genere esse siano. Tra queste, dunque, è compresa la creatività, che, in questa prospettiva, deve essere considerata un tratto comportamentale da vedere a fianco dei tanti altri (autonomia, equilibrio, capacità di giudizio, socialità…) che sostanziano la vita di ogni giorno.

Foto: Photos.com

CREARE NUOVE COMBINAZIONI

La più aggiornata analisi teorica della creatività parte da una definizione di essa come della capacità di produrre il nuovo, di ristrutturare un problema, modificandone il contesto e/o immettendovi elementi di cambiamento. Su questa base teorica si è sviluppato un sistema di sapere e di ricerca scientifica che ne esamina i molteplici aspetti. Tra questi, quello dei suoi elementi costitutivi e delle modalità di un suo sviluppo e potenziamento.

La definizione dei fattori che intervengono nel processo creativo è un argomento ampio e complesso. Alcuni sono fattori psico-dinamici e riguardano la personalità nel suo intero. Altri invece sono fattori cognitivi. Un primo tipo di analisi del processo creativo ha seguito la via psicoanalitica classica, ed ha trovato negli scritti di Freud (1907- 1910) un riferimento di base importante.

Secondo Freud vi è una connessione tra processo creativo e pulsioni inconsce, in quanto il primo è un modo per scaricare tensioni che di per sé potrebbero sfociare in sintomi nevrotici. Quando la pulsione istintuale cresce ed appare imminente lo scarico nevrotico, una particolare dotazione personale conduce alla produzione creativa, con l’effetto di riportare l’emozione a livelli tollerabili.

Un ulteriore e più tecnico tipo di analisi è fornito dagli autori (neopsicanalisti) che valorizzano in misura maggiore gli apparati consci e preconsci dell’Io, titolare delle attività cognitive di base (percezione, memoria, attenzione, ragionamento…). Secondo questa impostazione l’Io è caratterizzato da un nucleo di autonomia funzionale, che in talune condizioni si esprime come possibilità di accesso ai livelli più profondi e inconsci della vita emotiva.

Questa dinamica di “controllata regressione all’inconscio” è particolarmente efficiente nei soggetti creativi. Essa comporta una radicale e flessibile rielaborazione delle energie psichiche più rozze e primitive, che si sviluppano attraverso un loro vantaggioso utilizzo, in connessione con quanto proviene dal preconscio e dalla razionalità del mondo esterno. In proposito, per avere un’idea complessiva delle componenti dinamiche della creatività, torna utile una rappresentazione schematica, che riassume le varie strutture implicate nel processo creativo.

Partendo dall’iniziale spunto freudiano, l’accento dell’interpretazione dinamica della creatività si è così gradualmente modificato nel tempo, sino a rappresentarla come espressione di una piena integrazione delle varie strutture psichiche e della interazione tra i livelli di funzionalità conscia, preconscia e inconscia. Questo punto di vista è ribadito con particolare enfasi dagli studiosi di indirizzo umanistico, che ritengono la creatività una efficiente rottura delle catene autodifensive e la via principale per una autentica realizzazione di sé.

IL PENSIERO DIVERGENTE

Gli aspetti cognitivi della creatività sono stati a lungo ignorati, ovvero sono stati identificati con l’intelligenza tout-court. In questi ultimi decenni, tuttavia, si è approfondito il discorso, con una maggiore attenzione concettuale alle variabili implicate nel processo creativo.

I risultati degli studi hanno accertato che nel comportamento creativo si esprime una struttura di pensiero differenziata dall’intelligenza, definita come pensiero divergente. Se un problema può essere risolto rimanendo all’interno dei suoi confini e convergendo con la riflessione sui suoi elementi strutturali, si può, tuttavia, pervenire ad una valida soluzione anche per via diversa: divergendo dalla situazione di partenza, modificando il contesto stesso dal quale il problema emerge, cambiandone la natura ed inserendovi elementi di novità.

Questa modalità di espressione cognitiva, chiamata pensiero divergente o creativo, ha propri elementi costituivi, che alcune sofisticate procedure di analisi hanno identificato in quattro distinti fattori o capacità, classificate come fluidità, flessibilità, originalità, efficace elaborazione. La fluidità si evidenzia come capacità di produrre tante idee in breve tempo.

La flessibilità come capacità di produrre idee appartenenti a tante e diverse categorie o registri di sapere. L’originalità associativa come capacità di produrre idee infrequenti e di evidenziare legami associativi inconsueti. L’elaborazione come capacità di mettere in relazione gli elementi ideativi nuovi in modi efficaci per la soluzione dei problemi.

Questi fattori cognitivi alimentano in modi diversi la sensibilità ai problemi, vale a dire l’apertura mentale che permette di riconoscere l’esistenza di contesti problematici (problem finding), anche là dove le persone in genere trovano la situazione come accettabilmente equilibrata, se non ottimale, e la possibilità di intervenire in essi per modifiche migliorative (problem solving).

L’intelligenza, tradizionalmente intesa, non è esclusa da questo multiforme processo, ma interviene in esso secondo una modalità che possiamo chiamare effetto soglia. Un certo livello di intelligenza – un livello almeno medio – costituisce un prerequisito per il manifestarsi della creatività, ma una persona molto intelligente non sempre è per questo anche molto creativa e, reciprocamente, una persona molto creativa non sempre è per questo anche molto intelligente. La definizione di procedure e tecniche di sviluppo del processo creativo e delle capacità di problematizzare ciò che appare ovvio, per poi impostare gli interventi cognitivi finalizzati a destrutturare i sedimenti culturali inerti, è oggi un tema di grande attualità.

In molteplici ambiti della ricerca scientifica, ma in particolare in ambito industriale e commerciale, si adottano le tecniche del brain storming (Osborn), della sinettica (Gordon: una forzata connessione di concetti e punti di vista diversi/opposti), della bionica (Gerardin: il problema pensato come un organismo vivente), dell’identificazione con il problema ovvero con la sua frantumazione, del sogno ad occhi aperti ecc., proprio per impostare e sviluppare un’efficace produttività ideativa.

TENERE INSIEME TANTE COMPONENTI

Mentre per molti decenni la ricerca si è rivolta prevalentemente a identificare le componenti psicologiche del processo e del soggetto creativo, oggi il contesto di indagine si è fatto più ampio. Un particolare rilievo hanno assunto le ricerche finalizzate ad individuare le basi cerebrali delle funzioni creative, per verificare le ipotesi di una diversa e specializzata funzionalità dei due emisferi. In questo contesto, tuttavia, quanto più si perfezionano gli strumenti di indagine, tanto più diventano evidenti le molte connessioni tra le diverse aree del cervello.

Molte altre ricerche hanno, invece, spostato l’attenzione sui fattori del contesto culturale, sociale ed economico che intervengono a stimolare e poi ad orientare la produzione creativa. In questo ampio orizzonte di indagine emerge sempre più la necessità euristica di riferirsi a modelli multi-componenziali, per presentare in un unitario ma espressivo quadro questo ridondante insieme di conoscenze teoriche e sperimentali. La rappresentazione grafica della pagina a destra ne è un significativo esempio.

Approfondimenti
Dalla psicologia al business

Il pensiero laterale e il pensiero divergente sono le due forme per l’esercizio della creatività che sono forse divenute oggi più famose e applicate. A coniare l’espressione “pensiero laterale” è stato lo psicologo maltese Edward De Bono, che ha declinato questa intuizione in moltissime maniere in una fortunata serie di libri e ha dato origine a una vera e propria scuola sul pensiero creativo. L’idea di partenza, come indica l’espressione stessa, è che per risolvere un problema l’approccio logico-sequenziale e diretto non sia l’unico né, spesso, il migliore: si può provare a guardare il problema da punti di vista diversi, abbandonando le strade consuete, per ottenere risultati creativi. Su Internet si possono vedere molte sue lezioni o brevi interviste (in inglese) per spiegare il pensiero laterale e la sua applicazione nella tecnica dei “sei cappelli per pensare”. Da anni, infatti, De Bono tiene corsi e seminari per le imprese, che sono sempre più interessate all’uso delle tecniche creative per realizzare nuovi prodotti, rivitalizzare quelli esistenti, risolvere ogni tipo di problema aziendale, compresi quelli di organizzazione interna.

Per approfondire
  • Creatività, Vittorio Rubini In Enciclopedia Filosofica, Vol 3, pp.2397-2399, Bompiani, Milano, 2006
  • International Handbook of Creativity, J.C. Kaufman, J. Stenberg, Cambridge, Cambridge University Press, 2006