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Imparare sempre

I ragazzi della redazione dell'UmberTimes insieme con il professor Carlo Pizzala.

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Quando la scuola fa notizia

Testi e foto di Davide Coero Borga ed Eleonora Viganò

10 ottobre 2012

L’avventura di inventare e realizzare un giornale scolastico.

La soddisfazione dei premi, la scoperta del lavoro in presa diretta, l’apertura al grande pubblico, lo spirito di gruppo. E alla fine ciò che più conta: capire e amare la scrittura ancora di più.

All’inizio voleva essere solo un sito web: la versione online è più facile da gestire rispetto a quella cartacea, che richiede logiche completamente diverse» racconta il professor Carlo Pizzala. «Ma poi sono stati gli stessi studenti a chiedermi di progettare anche un giornalino cartaceo, per avere qualcosa di tangibile tra le mani». Nell’epoca in cui si preconizza la scomparsa persino di testate storiche come il New York Times può sembrare strano che dei ragazzi che dovrebbero essere nativi digitali facciano una scelta simile. Però è andata proprio così.

L’UmberTimes, esperimento di giornalismo scolastico del Liceo Umberto I di Torino, è nato in questo modo quattro anni fa, all’inizio dell’anno scolastico 2008-2009. Il professor Pizzala, l’idea già chiara in testa, la espose ai suoi studenti del secondo anno, subito incuriositi, ma forse anche perplessi e stupiti. Appena tre anni dopo, nel 2011, il giornale ha vinto l’ultima edizione del Concorso nazionale indetto dall’Ordine dei Giornalisti.

Federica Baradella, caporedattrice, una lunga esperienza alle spalle chiusa con il suo esame di maturità a giugno, ha l’aria sicura e consapevole del suo ruolo. «Si può dire che l’ho fondato io, faccio parte dei veterani» dice, quasi pronta a lasciare il testimone nelle mani di quelli più piccoli, non senza qualche preoccupazione tipica di chi ha visto nascere e crescere qualcosa. I primi mesi, racconta, vennero dedicati alla progettazione, costruzione, messa a punto di un prodotto di cui ancora nessuno sapeva nulla.

I ragazzi della redazione dell'UmberTimes insieme con il professor Carlo Pizzala.

C’erano la voglia e l’entusiasmo di tre insegnanti e di qualche studente: chi si occupava del sito e della sua struttura, la stessa che c’è ancora oggi, e chi invece pensava e studiava la parte in carta con impaginazione e grafica. In tre mesi era tutto pronto e a dicembre, sotto l’albero di Natale, gli studenti trovarono il primo numero del giornalino (pubblicato con cadenza bimestrale, quattro numeri l’anno) contemporaneamente alla sua prima edizione on line. Da quel giorno sono passate centinaia di riunioni di redazione, una alla settimana, prima il martedì e ora il venerdì, per aggiornare il sito, organizzare il lavoro, stabilire la programmazione, correggere le bozze e fissare incontri.

I contributi non sono mai stati monopolio dei redattori, il cui nucleo oggi si attesta sui 15-20 alunni. Tutta la scuola è sempre stata chiamata a scrivere, ogni studente e docente invitato a portare i propri lavori, seppur seguendo le direttive del nucleo centrale. «Noi vogliamo anche valorizzare testi prodotti all’interno del contesto scolastico», spiega Federica. «Per esempio gli studenti del liceo linguistico spesso hanno testi in lingua molto buoni ai quali noi possiamo dare una luce nuova e una visibilità che va oltre la scuola».

Nel tempo la struttura della redazione si è evoluta, anche a seguito del normale turnover di studenti. I docenti si sono fatti da parte per lasciare tutto nelle mani del gruppo dei ragazzi, ai quali pian piano ogni anno si aggiungeva – e si toglieva – qualcuno. Dei prof è rimasto solo Pizzala, che si definisce il supporter morale, la colla che tiene insieme il gruppo, una sorta di motivatore che coordina e organizza il lavoro, offre aiuto nei periodi scolastici più impegnativi, ma lascia agli studenti l’autonomia che si sono conquistati in questi quattro anni di attività intensa e piena di soddisfazioni.

Salti di qualità «Il primo anno» ricorda il professore «la situazione era molto artigianale, ci si armava di buona volontà, ma soprattutto di una fotocopiatrice e di una pinzatrice, e si producevano le copie cartacee internamente, alla buona». Poi alla dirigenza scolastica il progetto è piaciuto e per il secondo anno “quelli dell’UmberTimes” si sono visti assegnare un finanziamento che ne ha permesso la stampa in tipografia: oggi ne vengono tirate circa 1000 copie di quella che ormai è soprattutto una sorta di antologia di ciò che è già stato pubblicato sul web. Un altro salto di qualità la redazione l’ha vissuto grazie alle Convittiadi.

Il Liceo classico europeo e lo scientifico internazionale Umberto I sono infatti annessi a un convitto nazionale che ogni anno organizza questa manifestazione di sport e cultura, rivolta a tutti i convitti d’Italia. La sede ospitante è stata Torino sia nel 2011, per il 150° dell’Unità di Italia, sia l’anno precedente, accogliendo ogni volta 1800 studenti, coinvolti in gare e manifestazioni.

Quale occasione migliore per cimentarsi nel lavoro in presa diretta? I redattori sono stati in grado di aggiornare il sito in tempo reale, è stato messo in piedi un ufficio stampa e a Bardonecchia (la località di montagna più frequentata dai torinesi che era il teatro delle gare) gli studenti seguivano le Convittiadi, poi tornavano in redazione per scrivere, sistemare e pubblicare subito il pezzo. «È stato il trampolino verso l’autonomia degli studenti» commenta Pizzala.

I ragazzi della redazione dell'UmberTimes insieme con il professor Carlo Pizzala.

I ragazzi della redazione dell’UmberTimes insieme con il professor Carlo Pizzala.

Federica però è rimasta affascinata soprattutto dal riscontro all’esterno: «Questa volta non scrivevamo solo per noi stessi, ma da tutta Italia abbiamo ricevuto apprezzamenti per il nostro lavoro, eravamo utili per gli altri, ci leggevano». E dai 2.000-3.000 accessi l’anno, il sito è schizzato fino a quota 160.000. «Inizialmente volevo creare solo una redazione che funzionasse e sopravvivesse, poi i veri risultati li abbiamo raggiunti facendo, mettendo le mani in pasta, lavorando. Abbiamo vinto concorsi e premi, come quello dell’Ordine dei Giornalisti o il concorso Prima Pagina di Mode na» racconta Pizzala.

Il concorso dell’Ordine è stata certamente la soddisfazione più grande. Nata a Benevento nel 2002, la competizione ha già vissuto cinque edizioni, che ogni volta hanno premiato una ventina di prodotti di tutta Italia, offrendo una vetrina e stimolando studenti e insegnanti a dare il massimo. Ma non è l’unica occasione per i giornali scolastici e i loro redattori per mettersi in mostra. C’è l’iniziativa organizzata dal quotidiano

La Repubblica, battezzata Repubblic@scuola, che invita gli studenti a contribuire alla realizzazione di un prodotto condiviso attraverso il sito del giornale. C’è il concorso indetto dal mensile di divulgazione scientifica Focus per selezionare i quattro migliori giornali scientifici prodotti dagli studenti delle Superiori e che invita i ragazzi a prepararsi studiando le copie del mensile. D’altra parte, la realtà del giornalismo scolastico è in continuo movimento. Come dimostrano le testate premiate dal concorso dell’Ordine c’è chi si muove ancora solo stampando il proprio magazine e chi è arrivato a creare una vera web-tv, chi sceglie la strada del blog e chi quella della collaborazione tra i diversi ordini o indirizzi di scuole diverse all’interno di uno stesso istituto.

Sapere quante siano le testate pubblicate in Italia è praticamente impossibile. Ma l’Associazione Nazionale del Giornalismo Scolastico ha censito oltre mille testate prodotte da istituti di ogni ordine (vedi il box). Si impara facendo Federica, come il suo prof, sa bene che non ci si improvvisa giornalisti. Però è un mestiere che si può imparare con curiosità, una buona osservazione, studio della realtà editoriale esistente, insegnanti capaci, ma anche tantissima pratica.

Nel tempo la sua scuola ha anche approfondito le riflessioni sul giornalismo, invitando esperti del settore, per contestualizzare e rendere concreta questa esperienza. «Abbiamo invitato giornalisti e giornalisti-scrittori, come il direttore de La Stampa, Mario Calabresi. Da questi incontri sono nati articoli, spunti, commenti». E ora che Federica è giunta al termine della sua “carriera”, un bilancio non è semplice. «Nel corso degli anni si è creato un impegno, da mantenere con costanza. Adesso che il prodotto è conosciuto e ha un suo pubblico, poi, ci si aspetta qualcosa da noi. E in quinta, con un gruppo ristretto, a volte questo lavoro pesa. Non è facile avere voglia di provarci sempre. Per fortuna si è creata anche amicizia e complicità e questo ha portato ad aiutarci a vicenda».

Ma per Federica i risultati veri si spostano soprattutto dai concorsi vinti a ciò che ha ottenuto in competenze e capacità. «Ho visto ciò che scrivevo corretto da persone della mia età, e ho imparato a leggere i loro lavori con l’intenzione di migliorarli, senza eccedere. È stato un aiuto per capire e amare la scrittura». «Ora confidiamo nel ricambio, ci auguriamo che i nuovi possano funzionare come gruppo». Ma c’è qualcuno, tra i più grandi, ormai ex, che ha già deciso di iscriversi a Lettere. Per proseguire questa strada oltre l’UmberTimes.

Nell’articolo Il giornalino scolastico: storia, progetti, esempi abbiamo raccolto altri esempi e link a giornalini scolastici.

Approfondimenti
Un aggregatore on line

L’appoggio alla versione on line del giornalino in classe arriva dall’Associazione Nazionale del Giornalismo Scolastico. Sul sito www.alboscuole.it si possono trovare appuntamenti, premi, meeting e il progetto educativo Un giornale per tutti, attivo dal 2003 grazie alla collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione. Ci si può iscrivere gratuitamente, o contribuendo con un sostegno economico, per utilizzare la piattaforma Alboscuola come contenitore del proprio magazine.

I vantaggi sono chiari e si sono evoluti nel tempo: se nel 2003 la priorità era quella di permettere agli studenti di impadronirsi delle logiche di Internet e degli strumenti informatici, la realtà attuale dei nativi digitali permette invece di focalizzarsi sul lavoro di squadra e sul concetto di redazione. In più gli studenti possono approfondire l’attualità, spesso dimenticata tra i banchi di scuola.

La vetrina Alboscuole garantisce una buona panoramica dei prodotti esistenti, e un confronto tra giornalini diversi rispetto al semplice prodotto fresco di stampa. Per verificare il successo della piattaforma, l’Associazione nell’agosto 2010 ha censito i prodotti registrati, rilevando 1.021 giornalini scolastici suddivisi in 238 per le scuole elementari, 346 per le medie e 437 per per scuole superiori.

Nel 2010 erano coinvolti 516 comuni di 78 province. I redattori erano circa 18.205, ovviamente tutti studenti, mentre gli insegnanti che li guidavano erano 1.418. Il numero di articoli totali si attestava a 77.795. Tra Nord, Centro e Sud il primato nel numero di redazioni spettava al Sud con le sue 487, al Centro ve ne erano 341 e infine al Nord 193. Questi dati, ai quali mancano gli aggiornamenti degli ultimi due anni, non tengono conto dei prodotti che non aderiscono all’iniziativa e della fioritura di giornalini esclusivamente cartacei o di quelli consolidati negli anni, con una propria autonomia.

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