Pearson

Imparare sempre

bachelor_apertura

magazine # /

Quanto conta la laurea per le ragazze

di Eleonora Brianzoli

18 marzo 2012

I buoni risultati servono, le discriminazioni restano.

Le ragazze si iscrivono di più all’università, ottengono voti migliori e si laureano più in fretta dei loro colleghi maschi. Una volta terminati gli studi, però, fanno più fatica a trovare lavoro e hanno salari mediamente più bassi.

Luoghi comuni, ma che trovano conferma nel rapporto Bachelor 2011 (realizzato dall’osservatorio della società di ricerca di personale Bachelor) condotto su un campione di mille donne che hanno conseguito la laurea nel 2007. Obiettivo della ricerca era verificare, a cinque anni dalla fine dell’università, se e in che modo il titolo di studio aveva influito sulla carriera delle giovani laureate.

La risposta è che per le donne laurearsi è importante: il tasso di occupazione cresce all’aumentare del titolo di studio, a differenza di quanto accade per gli uomini. Inoltre, quelle che riescono a concludere gli studi nei tempi previsti (il 64% del campione) e con voti alti (il 67% delle intervistate ha ottenuto un voto uguale o superiore a 106/110 – di queste, il 43% si è laureata con 110 e lode) trovano lavoro in tempi più brevi: il 61% delle laureate ha firmato il primo contratto entro sei mesi da quando ha discusso la tesi.

La maggioranza – ben il 48% – ha però dovuto accontentarsi di uno stage o di contratti di collaborazione o a progetto e circa il 26% riceveva un salario inferiore a 500 euro al mese. Oltretutto, il 34% non svolgeva mansioni ritenute adeguate per una laureata.

Percezione della presenza di pari opportunità in termini retributivi, per area di residenza (%).

Percezione della presenza di pari opportunità in termini retributivi, per area di residenza (%).

Dati che spiegano perché molte donne dopo il termine degli studi scelgono di trasferirsi all’estero. E i risultati dell’indagine Bachelor dimostrano che fanno bene.

A cinque anni dalla laurea chi lavora fuori dall’Italia ha uno stipendio medio di 1.958 euro. Nel nostro Paese si ferma a 1.263 euro nelle regioni settentrionali, per scendere fino a 879 euro al Sud.

Non solo: le differenze di genere in Italia continuano farsi sentire. Nel 2010 lavorava il 77% delle laureate, a fronte dell’86% dei laureati. Solo il 15% delle donne svolge un lavoro autonomo e le libere professioniste hanno livelli di reddito più bassi rispetto ai colleghi. Ben il 38% delle intervistate ha dichiarato di essere a conoscenza di episodi di discriminazione sessuale avvenuti sul luogo di lavoro.

Interessante notare che queste disparità sono percepite di più dalle laureate che osservano l’ambiente lavorativo italiano da una prospettiva esterna: solo il 12% di coloro che risiedono all’estero pensano che le donne abbiano realmente le stesse opportunità di fare carriera che hanno gli uomini. Una situazione dettata dalla persistenza di stereotipi negativi nei confronti del gentil sesso: il 92% delle intervistate ha indicato la maternità come principale causa di discriminazione nei loro confronti.

Una situazione grave su cui lo Stato, nell’opinione delle ragazze, non incide con efficacia: il 40% del campione ritiene che in Italia non esista un quadro normativo sufficiente a regolare la parità tra uomini e donne in ambito lavorativo.

Tabella 2. Percezione della presenza di pari opportunità in termini retributivi, per area di facoltà di laurea (%).

Percezione della presenza di pari opportunità in termini retributivi, per area di facoltà di laurea (%).

COMMENTI / 56

INVIA IL TUO COMMENTO

 

Prima di pubblicare un commento, assicurati che sia pertinente alla discussione in corso, non abbia contenuto offensivo, calunnioso, diffamante, razzista, sessista e non violi le leggi italiane. La redazione si riserva il diritto di cancellare commenti non consoni con controlli a campione.