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Quanto costa una scuola migliore

di Marika De Acetis

10 ottobre 2012

Sono molte le strade che si possono percorrere per raggiungere l’alfabetizzazione globale. Qui ne raccontiamo una, che ha già un lieto fine: quella delle Omega Schools del Ghana, un progetto di successo che la Pearson ha deciso di finanziare per permetterne l’estensione. 

Iniziò insegnando matematica in un ricco college in Zimbabwe, ma non era quello che aveva desiderato. James Tooley, ora professore alla Newcastle University e cofondatore insieme ai ghanesi Ken e Lisa Donkoh del progetto Omega Schools, era partito dall’Inghilterra con tutt’altra intenzione.

Nell’intervista con il ministro dell’Educazione dello Zimbabwe aveva chiesto di essere assegnato a una scuola rurale, perché per realizzarsi sentiva la necessità di aiutare i più poveri. Ma venne assegnato alla Queen Elizabeth High School, nel centro della capitale, Harare. «Questo governo non ha intenzione di sprecare il tuo talento nelle zone rurali», fu il commento di benvenuto della preside. Due anni più tardi riuscì a farsi trasferire in un villaggio ai piedi nelle Manayau Mountains, nell’Est del Paese.

James Tooley con gli studenti della Omega School. Foto: James Tooley

James Tooley con gli studenti della Omega School. Foto: James Tooley

Per un po’ le cose andarono bene, ma un giorno intraprese un viaggio che cambiò tutto. Era rientrato a Londra per completare il suo dottorato e gli venne offerta un’occasione: quella di studiare le scuole private in una dozzina di Paesi in via di sviluppo. L’idea lo attraeva, soprattutto l’opportunità di visitare posti che gli apparivano così lontani e interessanti, ma, di nuovo, non si trattava di certo di un progetto per le persone meno abbienti. E, infatti, come racconta nel libro The beautiful tree, il suo disagio era fortissimo: «Mi misero su un volo di prima classe in un lussuosissimo Concorde […]. Il pugile Mike Tyson (seduto di fronte con un asciugamano in testa per la maggior parte del tempo) e il cantante George Michael erano sul mio stesso volo. Mi sentivo perso.»

La destinazione finale del viaggio era Mumbai, dove visitò diverse scuole e college privati indubbiamente destinati ai ricchi. Un giorno decise di visitare una delle strutture architettoniche più belle di Hyderabad, il Charminar, situato proprio nel mezzo degli slums. E qui notò una cosa alla quale fece davvero fatica a credere: girando per le strade con il taxi vide numerosi cartelli che segnalavano varie scuole private. Cosa ci facevano delle scuole private in quelle zone così povere? Ne visitò una.

Era veramente una scuola, era privata ed effettivamente frequentata dai ragazzi degli slums. Tornò e ne visitò altre. Esaltato dalla scoperta, volle approfondire: raccontò quanto visto ai suoi referenti per farsi finanziare un’indagine, ma non gli credettero: «le scuole private sono solo per i ricchi», «i poveri non possono permettersi le scuole private» e «in ogni caso, siccome hanno priorità di sopravvivenza quotidiana è già tanto se mandano i figli nelle scuole pubbliche, figuriamoci in quelle a pagamento».

Il cortile di un'Omega School. Foto: Pearson Foundation

Il cortile di un’Omega School. Foto: Pearson Foundation

Questi i pregiudizi più comuni. Con molta fatica, riuscì a farsi finanziare dei piccoli progetti di ricerca, sperando che accumulando evidenze, alla fine avrebbe avuto un più largo appoggio, e continuò il suo viaggio di ricerca. Visitò la Somalia, la Nigeria e di nuovo l’India, il Ghana, il Kenya, la Cina, ritornò anche in Zimbabwe: ovunque vide che negli slums e nelle zone rurali le scuole private erano molto diffuse e frequentate dai ragazzi della popolazione locale, spesso molto più che le scuole pubbliche.

Scoprì che questo era dovuto molte volte a inefficienze di vario tipo delle scuole pubbliche, insufficienti rispetto alle esigenze, o con insegnanti di zone anche lontane, che spesso non si presentavano a lezione e che non comprendevano le esigenze locali. In questo modo si era aperto uno spazio per le scuole private, caratterizzate da rette molto basse, spesso gestite da persone con una sincera passione per l’insegnamento.

E molti genitori, nonostante le poche risorse, facevano sacrifici per mandare alla scuola privata almeno alcuni dei loro figli, convinti che questo avrebbe garantito loro un futuro più promettente. Insomma, volevano una scuola migliore per i loro bambini. Ma quanto poco costavano queste scuole? A Hyderabad nel 2005 il costo mensile medio era tra 78 e 103 rupie, corrispondenti a circa il 4,1 – 5,5% dell’introito medio di una famiglia (considerando 78 rupie per giorno lavorativo secondo i dati del Labour Bureau dell’India).

Una lezione di informatica in una Omega School. Foto: Pearson Foundation

Una lezione di informatica in una Omega School. Foto: Pearson Foundation

Ora esiste un’ampia letteratura su questo argomento, con ricerche condotte da vari enti che dimostrano che quanto osservato da Tooley e dal suo istituto di ricerca è un fenomeno ampiamente diffuso. Per avere un’idea dei numeri, in uno degli studi più recenti sono state rilevate oltre 900 scuole private negli slums di Hyderabad, frequentate dal 65% dei bambini che vanno a scuola, mentre nello stato di Lagos, in Nigeria, il 75% degli studenti frequenta una scuola privata.

Ma la sua storia non finisce qui: non gli bastava aver scoperto una realtà non nota, voleva farne ancora parte, come quando fresco di laurea si era presentato davanti al consolato dello Zimbabwe. Così nel 2009 ha fondato, con due imprenditori locali, Ken e Lisa Donkho, il progetto Omega Schools, una catena di scuole private che attualmente serve il territorio dell’Accra, in Ghana, e circa 6000 studenti.

Computer e strumenti musicali, Omega School. Foto: Pearson Foundation

Computer e strumenti musicali, Omega School. Foto: Pearson Foundation

Uno dei punti forza, oltre alla qualità dell’insegnamento e a un modello facilmente replicabile, è il sistema di pagamento flessibile. Il costo della retta è di 1,20 cedi al giorno (corrispondente a circa 50 centesimi di euro) e viene pagata solo nei giorni di effettiva presenza. Oltre all’accesso alle lezioni, comprende un pranzo caldo, l’uniforme, il materiale didattico e la disinfestazione dai vermi. Inoltre, sono previsti 15 giorni gratuiti l’anno per favorire le famiglie che devono superare problemi economici momentanei e ridurre il rischio di una frequentazione discontinua.

Il programma scolastico è basato sul curriculum nazionale, le lezioni sono tenute in inglese, durano tutto il giorno (dalle 7 alle 16) e le scuole sono dotate di aule computer, aule di musica, due cortili e un’infermeria. L’obiettivo ambizioso è quello di ampliare il numero di scuole in modo da coprire tutto il Paese e raggiungere decine di migliaia di studenti. E, poi, esportare anche altrove il modello.

Molti dei genitori dei bambini che frequentano le Omega School in Ghana appartengono a famiglie di pescatori. Foto: Pearson Foundation

Molti dei genitori dei bambini che frequentano le Omega School in Ghana appartengono a famiglie di pescatori. Foto: Pearson Foundation

Approfondimenti
Il fondo Pearson per l'apprendimento sostenibile

PALF (Pearson Affordable Learning Fund, il fondo Pearson per l’apprendimento sostenibile) è un progetto per incentivare lo sviluppo di scuole private, e servizi correlati, a prezzi sostenibili per le famiglie meno abbienti in Africa e Asia. Nel maggio del 2012 è stato fatto il primo investimento, relativo al progetto Omega in Ghana, di cui parliamo in questo articolo, per favorire l’estensione del numero di scuole dal territorio dell’Accra a tutto il Ghana.

La sfida di unire pubblico e privato

Nonostante negli ultimi 7 anni siano stati erogati 75 miliardi di aiuti economici, oltre 70 milioni di bambini non ricevono alcun tipo di educazione scolastica. Inoltre, secondo l’UNESCO, in alcune zone la situazione è ancora più drammatica: nell’Africa Subsahariana il 40% dei bambini è a rischio di restare analfabeta, e dati analoghi si riscontrano nella maggior parte del Subcontinente indiano. Le evidenze parlano chiaro, dal Pakistan alla Tanzania: i sistemi pubblici da soli, per motivi vari, non sono al momento in grado di risolvere il problema. Ma neanche il settore privato da solo può funzionare. La sfida a cui Pearson ha deciso di partecipare è quella di vedere se un mix di pubblico e privato può contribuire a raggiungere l’ambizioso obbiettivo di azzerare l’analfabetismo, favorendo l’accesso equo ad una formazione di qualità al maggior numero di bambini.

Poter fare la scelta migliore per i propri figli

I dati che incoraggiano questa strada sono molteplici: in primis, la constatazione che anche senza aiuti, le scuole private sono già estremamente diffuse nei Paesi in via di sviluppo, proprio tra gli studenti delle famiglie meno abbienti. Questo grazie a costi di iscrizioni sufficientemente bassi da poter essere sostenuti da famiglie di pescatori e piccoli artigiani. Per esempio, secondo un’indagine Nielsen commissionata da Pearson e pubblicata nel dicembre del 2011, oltre il 67% dei bambini che vivono nelle aree urbane di Punkab, in Pakistan, frequentano scuole private nonostante siano disponibili quelle pubbliche. In pratica, dove i genitori ritengono che le scuole private siano più efficaci di quelle pubbliche, sono disponibili a fare sacrifici per garantire un’istruzione migliore ai propri figli, nella speranza – fondata – che sia un investimento importante per il loro futuro. Il fondo PALF ha le sue radici anche in questa osservazione: le famiglie di questi paesi, anche se poco abbienti, non sono “vittime da aiutare”, ma cittadini che sanno quello che vogliono in tema di formazione e già da soli hanno messo in piedi iniziative private per la cultura che rispondevano alle loro esigenze. Aiutarli a sviluppare queste attività è un’opera che va al di là della carità. È favorire lo sviluppo di economia e cultura della conoscenza in questi Paesi.

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