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Storia economica. La chiave del nostro progresso

di Giulio Sapelli, Docente di Storia economica all'Università degli Studi di Milano, ricercatore emerito della Fondazione Eni - Enrico Mattei

16 marzo 2012

L’energia è stata ed è fondamentale per lo sviluppo umano: ecco perché è al centro di ogni cosa, dalla politica alla tecnologia.

L’energia è sopravvivenza e lavoro dell’uomo: per secoli e secoli essa ha significato il progredire nella riproducibilità della specie nel lavoro e per il lavoro. Dal fuoco con le pietre focaie al fuoco alimentato dalla legna dei forni per le terme e per la costruzione delle piramidi, sino a giungere ai vapori insufflati nei chiusi spazi della modernità per riscaldare. L’energia per il lavoro è giunta tardi nella storia umana: prima della rivoluzione industriale inglese l’energia era diretta a garantire la sopravvivenza della specie, salvo quella che si derivava, cineticamente, dalle acque sorgenti che scorrevano per discese e cascate e che i mulini trasformavano in movimento.

Poi siamo diventati, tra Ottocento e Novecento, una specie “carbonide”: ossia che ricava energia da materia prima di origine fossile ad alto contenuto di carbonio. La storia moderna dell’energia si è in qualche modo sempre intrecciata con la storia delle rivoluzioni economiche e tecnologiche. Oltre che ricavarla dai muscoli degli uomini e degli animali, da che nei millenni s’è riusciti ad addomesticarle s’imbrigliarono forze e risorse della natura. La legna, vento e acqua. Potere calorifico trasformato in lavoro.

Perché l’unità di misura dell’energia è il lavoro; e non c’è unità di lavoro senza energia. Circa trecento anni fa producemmo “macchine per produrre lavoro”, per sostituire le pale dei mulini, il corpo dell’uomo e gli animali. Poi nuove fonti e nuove macchine. Carbone, petrolio e gas. Nacque l’elettricità. Un trattore per il lavoro di schiere di contadini con buoi e cavalli e in pochi anni in Occidente, nel Novecento, si passò dal 70% al 2% di popolazione impiegata in agricoltura.

L’ERA DEL PETROLIO
Nascono le automobili e i camion e gli aerei e la mobilità diviene tratto comune di popolazioni immobili per secoli.

Il petrolio è alla base di tutto ciò: energia cinetica ben diversa ormai da quella dei mulini! Carbone, gas e petrolio: con la petrolchimica e i fertilizzanti per l’agricoltura, le fonti fossili e le macchine hanno creato la modernità e la contemporaneità.

La storia, a partire dall’Ottocento, è stata sempre costruita su una base strutturale fatta da una combinazione di fonti fossili e di tecnologie: hanno sempre progredito in parallelo.

Esiste quindi un nesso inscindibile tra energia derivata dalle fonti fossili e la crescita economica. Sino a oggi: nel futuro tutto è incerto e non possiamo affrontare qui questo tema.

I CICLI SECOLARI
Ciò che occorre sempre ricordare, anche per il futuro che verrà, è il fatto che i cicli energetici sono secolari. Nell’Ottocento la fonte primaria era il carbone, la forma di utilizzazione la macchina a vapore. Nel Novecento le fonti energetiche divennero tre: il petrolio, il gas naturale, l’energia nucleare e la forma di utilizzazione furono la dinamo e quindi l’elettricità.

Val la pena di ricordarlo. Soprattutto oggi che si discute e si opera per creare energie alternative. L’idrogeno, per esempio, non è una nuova fonte energetica, è un vettore di energia che per esistere ha bisogno di altre fonti primarie: gas naturale, carbone, nucleare, acqua. È ancora incerto se il suo uso ridurrà in proporzione l’uso delle fonti primarie a parità di potenza erogata e di costi di produzione. In ogni caso si deve sempre ricorrere ad altre fonti primarie oppure a dei vettori, come l’elettricità, con la quale è possibile ricavarlo dall’acqua per elettrolisi.

ELETTRICITA’!

L’energia elettrica ha il grande vantaggio della flessibilità dell’uso e del trasporto ed è insostituibile, così come le centrali che la producono, a differenza dell’idrogeno. È una situazione molto precaria, se si considera che i consumi di energia elettrica sono destinati ad aumentare esponenzialmente, come quelli di gas naturale.

Occorre scegliere, ma con la consapevolezza che per produrre con energie cosiddette alternative, per esempio, 1.000 megawatt, come si fa con una normale centrale, sono necessari 50 chilometri quadrati di pannelli solari, che non potrebbero essere installati che nell’Africa sahariana o nei deserti nord americani. Se si guardano i trend pluridecennali si osserva che senza dubbio è aumentato l’uso delle energie alternative, anche se i danni acustici e paesaggistici si fanno già gravi per quanto riguarda l’eolico.

Minatori in Pennsylvania nel 1946: gli Stati Uniti hanno tuttora le maggiori riserve stimate di carbone. Foto: Bettmann/CORBIS

Minatori in Pennsylvania nel 1946: gli Stati Uniti hanno tuttora le maggiori riserve stimate di carbone. Foto: Bettmann/CORBIS

E IL NUCLEARE?
Ma se si osservano con attenzione tali trend senza pregiudizi ideologici si osserva che l’unica energia che a livello mondiale ha compensato la riduzione del peso relativo del petrolio e dell’energia idraulica è il nucleare, che supera di gran lunga il gas naturale nell’opera di compensazione.

Un trend che non potrà non aumentare in futuro dinnanzi all’emersione dell’Asia come baricentro della politica economica mondiale.

Per rimanere all’Europa e agli Usa, la produzione di energia tramite il nucleare ha avuto sempre, sin dal 1951, quando venne costruita negli Stati Uniti la prima centrale nucleare, ritmi elevatissimi di crescita, arrestatisi solo per l’avvento, nel ventennio Settanta-Ottanta del Novecento, di un regime di bassi prezzi del petrolio e del gas naturale e per le preoccupazioni politiche che insorsero quando iniziò la proliferazione nucleare per usi militari.

Del resto, anche Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell’Europa e il costruttore della Comunità Europea dell’Energia Atomica – fatto che è completamente dimenticato dalla retorica europeista – se ne rese conto allorquando affermò che l’energia atomica è l’essenza della politica di potenza nazionale: ora il nucleare è un segmento della politica di potenza internazionale.

Nella storia umana tutto è mutato allorché emerse, nella seconda metà del Novecento, l’opportunità di trasformare i giacimenti fossili di gas naturale in fonti energetiche. Tutto mutava. Anche per le professioni, le competenze, la ricerca scientifica.

Francobollo del periodo fascista: nei primi decenni del secolo scorso apparvero in Italia i primi trattori agricoli. Foto: Bettmann/CORBIS

Francobollo del periodo fascista: nei primi decenni del secolo scorso apparvero in Italia i primi trattori agricoli. Foto: Bettmann/CORBIS

MONDI ENERGETICI DIVERSI: INDUSTRIE DIVERSE
I mondi del gas e dell’energia elettrica sono profondamente diversi perché profondamente eterogenee sono queste fonti energetiche. Il gas è, come è noto agli specialisti, un idrocarburo fossile e non si fabbrica con procedimenti industriali.

Un tempo, invece, lo si fabbricava “estraendolo”, con complicatissime operazioni, dal carbone coke in qualsivoglia parte dei territori antropizzati, grazie a tecnologie e a capacità e competenze di operai e tecnici su cui la storiografia ha scritto pagine memorabili.

Poi lo si trasse, dopo il secondo dopoguerra, dalle viscere della terra e lo si portò e lo si porta alla superficie partendo da dove esso si trova e non da dove si vuole. Il mercato del gas, quindi, non esiste in natura, a determinarne l’allocazione fisica è una condizione data: i giacimenti lì sono e non si possono spostare a piacimento.

È lo sforzo dell’uomo che può, con pratiche raffinatissime per garantire sicurezza e continuità di rifornimento, trasportarlo laddove di esso vi è bisogno, come accadde in Italia dopo gli anni Cinquanta del Novecento, garantendo la crescita industriale di tutta la nazione. Così come accadeva in tutto il mondo.

Il petroliere trasporta e il gasista riscalda e fa marciare le fabbriche, si diceva nel tempo della saggezza. Lo fa costruendo gasdotti ad alta sicurezza e da qualche tempo navi e strumenti che da gassoso rendono liquido il gas per poi rigassificarlo allorché è giunto a destinazione.

MERCATO E NON MERCATO
Ma la sostanza non cambia: sei costretto a progettare sul lunghissimo periodo il tuo comportamento economico.

L’elettricità è cosa tutta diversa. Un tempo la si produceva laddove vi erano cadute d’acqua e quindi si era anche in questo caso condizionati dalla natura. Poi si costruirono e si costruiscono le centrali ovunque vi siano siti disponibili. L’ondata liberista che si è affermata nel mondo negli ultimi trent’anni ha sviluppato, invece, un’antropologia negativa nei confronti di qualsivoglia forma di allocazione delle risorse industriali che non sia determinata dal mercato dispiegato, dimenticando che l’impresa nasce, appunto, per rimediare alle imperfezioni dei mercati e che spesso costruire e distribuire prodotti dall’interno dell’impresa piuttosto che acquistarli dall’esterno può essere molto meno caro e meno difficoltoso.

Mercato e impresa non sono né buoni né cattivi in astratto, ma in pratica: si deve empiricamente sempre scegliere la soluzione più favorevole per i consumatori. Il problema del gas e dell’elettricità è proprio questo: produrli con la migliore forma di allocazione dei diritti di proprietà.

Dove stiamo andando. Le previsioni della percentuale dei consumi di energia per fonte energetica fino al 2035: petrolio, carbone e gas naturale continueranno a rappresentare il grosso dei consumi mondiali. La crescita delle energie rinnovabili, anche se molto netta, lascia queste fonti in posizione marginale rispetto al totale. Fonte: International Energy Agency

Dove stiamo andando. Le previsioni della percentuale dei consumi di energia per fonte energetica fino al 2035: petrolio, carbone e gas naturale continueranno a rappresentare il grosso dei consumi mondiali. La crescita delle energie rinnovabili, anche se molto netta, lascia queste fonti in posizione marginale rispetto al totale. Fonte: International Energy Agency

IL VINCOLO SUPERATO
Occorre ancora sottolineare un fattore importantissimo del legame tra energia e crescita economica.

Le fon ti energetiche da idrocarburi fossili furono, per molti Paesi, quelli che le possedevano, naturalmente, la soluzione in forma innovativa del problema dei vincoli derivanti dalla bilancia dei pagamenti per i Paesi altrimenti poveri.

Le grandi potenze industriali si sono costruite prima con il ricorso al carbone, poi con la sostituzione del carbone con l’energia idroelettrica, sfuggendo in tal modo alla dipendenza dall’estero per rifornirsi dell’energia necessaria al decollo industriale.

Nel secondo dopoguerra del Novecento il problema si ripropose più drammaticamente: i compiti erano enormi e le riserve idroelettriche insufficienti a fornire energia alle grandi industrie e alla miriade di piccole e medie imprese. La soluzione fu trovata facendo ricorso alle dotazioni di gas metano e alla decisione di rifornirsi di petrolio autonomamente sui mercati mondiali o di produrne in più alta quantità in casa propria: gli Stati Uniti sono il Paese modello a questo proposito.

La storia europea, per esempio, è profondamente segnata dal processo energetico: ciò che non puoi produrre in casa, come gli Usa, devi cercarlo all’estero, se vuoi progredire nella crescita economica… e quindi nella crescita energetica.

Una moderna mietitrebbiatrice è in grado di sostituire il lavoro di moltissimi uomini e in un'ora arriva a produrre oltre 50 tonnellate di raccolto. Foto: Comstock/Photos.com

Una moderna mietitrebbiatrice è in grado di sostituire il lavoro di moltissimi uomini e in un'ora arriva a produrre oltre 50 tonnellate di raccolto. Foto: Comstock/Photos.com

UNA NUOVA QUALITA’ DELLA VITA
La dinamica delle aspettative sociali e culturali ha profondamente complicato lo scenario di riferimento di immense moltitudini umane, soprattutto in quei paesi che sino a una decina di anni fa si indicavano come appartenenti al Terzo Mondo e al sottosviluppo e che ora si stanno invece avviando in modo tumultuoso verso la crescita.

Questa dinamica delle aspettative è un meccanismo di innovazione profondissima: anche il coltivatore indio delle Ande, il piccolo contadino dell’Alto Minho del Portogallo, il contadino dell’Anatolia vogliono oggi vivere secondo uno standard di qualità un tempo inimmaginabile e che ora invece ricercano incessantemente, insieme, naturalmente, ai cittadini delle nazioni precocemente industrializzate.

Ebbene: l’energia è un elemento fondamentale per raggiungere questi nuovi livelli di qualità della vita. Purché essa risponda in modo articolato a queste nuove esigenze. Per comprendere questo problema, basta riflettere in modo comparato sulle esperienze nazionali.

Si vedrà, allora, che i paesi in cui le aspettative e insieme i rischi di degrado ambientale sono più forti sono spesso quelli in cui si è proceduto e si procede con intensità a una riclassificazione e quindi a una nuova gerarchia dell’importanza strategica delle fonti energetiche.

Si tratta di un processo mondiale. Esso ci fa rilevare che lo sviluppo sociale e politico può produrre una capacità di scelta tra le fonti energetiche in base alla loro produttività aziendale e sociale insieme e quindi opera in favore di quelle più proficue per l’innalzamento della qualità della vita.

Dal carbone all’energia elettrica, dal petrolio al metano (con la cesura storica del nucleare e del rapporto stabilitosi in forma differenziata con esso), quello che si svolge sotto i nostri occhi è la trasformazione del rapporto tra qualità della vita e risorse energetiche.

Una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, teatro del disastro della Deepwater Horizon nel marzo del 2010: le trivellazioni si spingono oggi anche a 9.000 metri di profondità. Foto: Arno Massee/Photos.com

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