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Streaming, podcast e fantasia

di Davide Coero Borga

17 febbraio 2013

“Ciao a tutti e benvenuti su Radio Rinascita! Ai microfoni per voi ci sono Camilla e Matteo, pronti per passare questi sessanta minuti insieme e tenervi con le orecchie incollate alle casse del vostro computer. Siete pronti per il viaggio? Si comincia con un brano di Kellee Maize, la Google female rapper che ha fatto scuola di copyleft e… di classe. Buon ascolto…”

No, non è uno scherzo. È proprio questa l’aria che si respira tra i giovani deejay ai microfoni di Radio Rinascita. L’istituto sperimentale Rinascita-Livi è una scuola sempre in movimento che dal 1974 non ha smesso di guardare al futuro, ben conosciuta a Milano per la ricerca di nuove modalità di insegnamento, didattica di gruppo e offerte formative decisamente flessibili.

Qui l’autonomia scolastica è diventata anche questo: inventarsi una web radio, costruire un’emittente libera (come le gloriose radio libere degli anni Settanta) su una pagina Facebook, mettere ai microfoni un nugolo di dodicenni coraggiosi, dare voce alla scuola. Fare radio all’interno delle scuole vuol dire anzitutto avvicinare ragazzi a quello che, nonostante la longevità, resta un moderno ed efficace strumento di comunicazione in grado di educare gli studenti alla comunicazione, al racconto, alla conversazione.

I ragazzi di Radio Rinascita in azione. Foto: Radio Rinascita

I ragazzi di Radio Rinascita in azione. Foto: Radio Rinascita

In Francia, Olanda, Svizzera, Belgio e, in generale, nel centro Europa esiste una fitta rete di emittenti radiofoniche che trasmettono all’interno delle scuole, dalle elementari alle superori. Nel ruolo di conduttori, deejay, giornalisti, ospiti, ci sono gli studenti di quegli istituti. Nella loro esperienza sono aiutati da insegnati o adulti appassionati. In Rinascita sono partiti nel 2001 con un mixer, un paio di microfoni e due ore di lezione a settimana.

Riunione di redazione, lezione laboratorio, registrazione. Per un servizio da e per la scuola: una comunità di 300 studenti, 300 famiglie, per un migliaio di ascoltatori. Ma il fenomeno web radio sta esplodendo. In Italia sembravano essersene accorte solo le università, dove il prurito radiofonico è diffuso da un decennio.

Oggi approda anche alla scuola primaria e secondaria, come potente strumento didattico e di espressione per alunni e insegnanti. Sono sempre più le scuole che si adoperano per ospitare una sala di registrazione al loro interno. Un’operazione non banale, che richiede sforzi economici e innesca complicazioni burocratiche in cui l’istituzione scolastica rischia spesso di rimanere intrappolata.

IL MICROFONO DIDATTICO

Preparare e condurre una trasmissione radiofonica – in diretta o registrata – guida i ragazzi alla padronanza del linguaggio come strumento per esprimere se stessi e le proprie idee. Imparare a produrre contenuti per la radio significa acquisire capacità di sintesi su testi e temi complessi, ordinare le idee nell’esposizione di un argomento, approfondire gli argomenti di attualità confrontando le fonti.

Registrare, montare, gestire un’intervista, un giornale radio, un reportage all’interno e fuori dalla scuola costringe lo studente-deejay a imparare a parlare, raccontarsi, esprimersi, agganciando l’ascoltatore e dissimulando la lettura di un testo. Ma la potenza dell’oggetto radio sta anche nel ricreare atmosfere fatte di musiche e rumori all’interno della trasmissione che si sta costruendo. Da un lato il ragazzo è solo davanti al microfono, impara ad ascoltarsi e accettare la propria voce, vince la timidezza e acquista fiducia in se stesso. Dall’altra la redazione è un team che lavora in network: calendarizza, incastra e gioca di squadra perché il prodotto finale sia ogni volta migliore.

Trasformare le classi in una grande redazione radiofonica aiuta a costruire un palinsesto variegato. La web radio è un contenitore elastico che sfrutta tutta la modularità della rete. A tanti e diversi gruppi di lavoro corrispondono altrettanti prodotti editoriali. E ogni gruppo segue lo sviluppo di una determinata trasmissione che, com’è naturale, affronta un particolare argomento.

I ragazzi di Radio Rinascita in azione. Foto: Radio Rinascita

I contributi, le rubriche, le interviste possono essere ascoltati singolarmente, montati all’interno di un blocco delle trasmissioni e dei radio giornali, o ancora a corredo di testi e immagini sul sito della scuola. I ragazzi scelgono piuttosto in autonomia i temi da inserire in programma, partendo dalla vita scolastica, le iniziative didattiche, l’attualità, la cronaca. Ogni gruppo sviscera una notizia, prepara un menabò da seguire durante la diretta, pensa alle musiche giuste che possano accompagnare il parlato, suddivide i compiti e i tempi di ciascuno studente e fa le prove, come sul palco di un teatro.

Poi si va in onda. O si registra. Già, perché le nuove tecnologie permettono agli studenti anche di ascoltare e riascoltare il lavoro fatto prima di mandarlo in onda. Un vero e proprio backup per verificare cosa è andato e cosa no, aggiustare il tiro, correggere e discutere della lezione 2.0 con l’aiuto dei professori.

Vedere anche l’articolo Le radio scolastiche, alcuni esempi.

 

Approfondimenti
Addio onda, si va online

Si chiamano web radio e, come indica il loro nome, si tratta di emittenti radiofoniche che trasmettono in forma digitale il proprio palinsesto attraverso Internet, in streaming, con lo stesso tipo di tecnologia che supporta le dirette video. Sono accessibili a tutti e chi è dall’altra parte dello schermo può ascoltarle online senza bisogno di scaricare sul proprio computer alcun file. L’illusione della radio è perfetta e si amplifica in siti pieni di testi, immagini e tutta una serie di contenuti extra che l’ascoltatore può scaricare e ascoltare con tranquillità, su dispositivi elettronici portatili (in questo caso si parla di podcast): la radio che vuoi, quando vuoi e come vuoi.

Goodbye comunicazione via etere, benvenuta comunicazione on demand. In un’epoca in cui l’offerta radiofonica è ampia e strutturata sui canali in FM, le web radio allargano la possibilità di partecipazione alle piccole realtà con programmi di nicchia, dedicati, che danno voce anche a comunità ristrette. Succede a scuole e università. Ma anche alle emittenti tradizionali che via web possono ampliare il proprio raggio di ascolto, replicando le trasmissioni andate in onda (o meglio, online) in diretta e lasciando i contenuti d’archivio a disposizione del pubblico.

Si parla in questi casi di glocalizzazione, una crasi fra le parole globale e locale, che rende bene il senso del fenomeno in atto. Tenere il conto di tutte le realtà, grandi o piccole che siano, è complicato. Aprire e chiudere un sito è un’operazione veloce e lascia pochi dati a chi si occupa di statistica. Ma per farsi un’idea della portata del fenomeno basti dire che una decina di anni fa il Massachusetts Institute of Technology ha calcolato quasi 30.000 web radio in presidio della rete.

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